Potere al Popolo!

Vivo da tre anni tra l’Italia e la Spagna. Soprattutto la Spagna. Si vive molto meglio e nonostante governi ancora  il partito popolare,  frutto di una transizione post-franchista pacificata in funzione liberista,  il panorama politico è molto meno deprimente.  Ed il risultato è  evidente. La gente sta meglio. Meno depressione.  Ci si può tenere lontano da quella sensazione italiota del “Non c’è speranza”, dall’ennesimo tentativo politico o sociale naufragato a causa della miopia dell’occhio sinistro, dall’ultima rissa sulle briciole del niente. Io godo di tutti i privilegi degli expat, il nuovo modo di definire il migrante intraeuropeo. Se hai la faccia scura sei immigrato,  se ti ustioni sotto il sole dell’Andalusia sei expat.  Se arrivi su un gommone sulla spiaggia sei immigrato, se pigli ogni tre giorni la Ryanair sei expat. E mica importa che in fondo in fondo,  si arricchiscono due mafie diverse. Gli slavati con 50 Euro a tratta alla Ryanair e chi arriva dall’Africa  con 1000 Euro ai trafficanti e a tutti gli apparati che ci sono dietro.

 

potere

Poi se hai pure due soldi, con i quali in Italia non faresti nulla, nemmeno comprare un box  a Centocelle, qui ti definiscono pure “inversionista” ovvero  investitore. Ed è per questo che la Spagna è piena di italiani, che vivono, vivacchiano,  si divertono,    “rubano” lavoro agli spagnoli o investono quattro spicci  sentendosi dei gran fighi. Tutto regolare.

Insomma in tutta questa altalena di voli  Ryanair, di lavori e cause  improbabili, di tentativi di sopravvivenza intellettuale, di smarrimento ed esilio politico,  la settimana scorsa capito per caso  a Napoli.  All’OPG occupato. OPG sta per Ospedale Psichiatrico Giudiziario, una struttura di novemila metri quadrati dove fino a pochi anni fa  ancora si sentivano le urla della gente inchiodata  ai letti di contenzione.

Da due anni è occupato.   Bene. Roba già vista mille volte. E invece no.

Mi ritrovo in un luogo gestito da un collettivo di 70 persone di tutte le età, animato da decine di progetti: un ambulatorio popolare con 20 medici, un asilo autogestito, un palestra popolare, un gruppo migranti che esercita il controllo collettivo delle condizioni di vita nei CAS, un gruppo anti-povertà, ecc. ecc. ecc.

Mi ritrovo in un luogo pieno di gente giovane.

Non è un giorno qualunque. L’OPG ha convocato un’iniziativa per  discutere dell’idea di creare una rete di movimento nazionale fondata sulle pratiche sociali, sulla concretezza di quello che siamo e che riusciamo a fare in una dimensione di solidarietà  e di rete collettiva.  Mi siedo, ascolto. Sto rigorosamente zitta. Mi guardo intorno, non vedo nessuno che conosco. Penso che è un bene, è un piacere ascoltare, aver voglia di conoscere,  capire ed anche imparare.  Da quanto non mi capitava?

napoli

Le parole non sono tutte nuove, ma l’atmosfera e l’energia si. Un luogo accogliente, tanta apertura ed attenzione al rapporto con il territorio e con chi entra per la prima volta. Tanta voglia di condividere,  umiltà e un entusiasmo  che non vedevo da tempo. Tante realtà  giovani formate sulle necessità dei temi dei nostri tempi:  i migranti, il dissesto idrogeologico,  le pratiche sociali,  la lotta alla povertà e alle opere inutili…. Tutti con una gran voglia di scambiare in maniera orizzontale.

Una reinterpretazione di molte cose.  Definirsi poco centro sociale ma molto di più “casa del popolo”.  E mi ritrovo. C’è qualcosa di me in tutta questa storia.  Forse non è stato tutto sbagliato.   C’è qualcosa che mi accomuna con quelli che oggi potrebbero essere miei figli. Ed è questa la chiave di cui qualcuno parlava nelle assemblee. Riconoscersi. Quella chiave grande e pesante  che ti fa sentire tutti dalla stessa parte, appartenenti  profondamente  alla stessa comunità. Si lo vedo,  qualcosa che è sedimentato ed è sbocciato in un’ altra forma. Grazie OPG per avermi restituito l’impressione che esiste un germoglio nel deserto!

Qui il manifesto della tre giorni da leggere, rifletterci  tenendo presente che un modo o nell’altro il potere deve tornare al popolo.

E qui la pagina faceboook per chi vuole restare collegato.

Lascia un Commento