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	<title>dalbasso.net &#187; Acqua</title>
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		<title>Mi chiamo Jeronimo e vengo da Rio Negro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 16:02:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mi ricordo che nel 1975 arrivarono delle persone nella comunità con degli zaini, poi ho capito cosa erano gli zaini fino ad allora non li avevo mai visti. Ci dissero siamo qui per un progetto a beneficio di tutte le comunità&#8221; cosi&#8217; Jeronimo rievoca quasi quarant&#8217;anni dopo il principio dell&#8217;orrenda epopea della costruzione della diga del Chixoy, nella regione guatemalteca di Baja Verapaz.<br />
Siamo negli anni &#8217;70 ed il Guatemala è nelle mani di una feroce dittatura instaurata due decadi prima in seguito ad un colpo di stato sostenuto dalla CIA. La Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo approvano il progetto della megadiga del Chixoy a beneficio di un gruppo di imprese, fra le quali l&#8217;italiana Cogefar, poi Impregilo, oggi Salini-Impregilo<br />
Quando le 33 comunità indigene, da sempre insediate lungo il fiume Chixoy, iniziano a rivendicare i propri diritti il governo scatena, attraverso l&#8217;esercito e gruppi armati paramilitari, una brutale repressione, fatta di rapimenti, torture e omicidi di massa. Nel villaggio di Rio Negro vengono massacrate 444 persone.<br />
Jeronimo è un attivista del MAR, il movimento Latinoamericano contro la costruzione di grandi dighe. Negli ultimi 10 anni insieme agli altri sopravvisuti del Chixoy, e ad una rete di organizzazioni internazionali, si è battutto non solo per ottener giustizia, ma anche per impedire che altre comunità venissero annientate per far spazio a nuovi progetti idroelettrici.<br />
Dopo quasi 25 anni, nel novembre scorso il governo del Guatemala si è formalmente impegnato a risarcire le comunità massacrate durante la costruzione della diga Chixoy con 154 milioni di dollari e lo scorso 15 ottobre il vice-presidente ha distribuito 11.200 dollari a 120 famiglie vittime dei massacri. Un&#8217; altra tranche di 22 milioni di dollari verrà distribuita altre 206 famiglie.<br />
Un pugno di dollari il cui valore è esclusivamente politico, il riconoscimento delle responsabilità del governo in un eccidio di massa grazie a tre decadi di lotta per ottenere verità e giustiza.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zd6ISQgb2Ns" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Jeronimo, che in questa lunga intervista ricostruisce lo sterminio della sua famiglia, si è salvato scappando in montagna con suo fratello dove è rimasto nascosto per tre lunghi anni.</p>
<p>&#8220;Siamo scesi dalle montagne perchè non avevamo più cibo ed eravamo braccati. Sono andato a Ixcan. Ixcan è lontano da Rabinal, ho impiegato trenta giorni per arrivarci a piedi [...]. Quando arrivo a Ixcan mi dico, ora sono salvo, il mio contributo sarà ottenere giustizia per quello che ci è successo. Non è andata così. Nel 2005 cominciano a parlare della diga di Xalalà, ed il dicorso del governo è &#8220;Sarà uguale al Chixoy&#8221;, questo mi ha gettato nella disperazione&#8221;.<br />
Ad oggi l&#8217;impianto idroelettrico di Xalalà non è stato ancora costruito e la lotta indigena prosegue.<br />
Nota: il racconto di Jeronimo è stato raccolto attraverso un&#8217;intervista di circa 80 minuti, quella che pubblichiamo è una difficilissima sintesi del racconto.</p>
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		<title>Guerra dell&#8217;acqua a Detroit: 12 mila distacchi in pochi mesi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2014 18:00:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Detroit è oggi più di ogni altra, la città simbolo dell&#8217;insostenibilità del modello economico capitalista, della filosofia usa e getta che si applica implacabilmente agli oggetti, agli esseri umani, &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/guerra-dellacqua-a-detroit-12-mila-distacchi-in-pochi-mesi/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Detroit è oggi più di ogni altra, la città simbolo dell&#8217;insostenibilità del modello economico capitalista, della filosofia usa e getta che si applica implacabilmente agli oggetti, agli esseri umani, alle comunità e perfino alle metropoli.<br />
All’inizio degli anni sessanta la città contava poco meno di due milioni di abitanti ed era il simbolo del progresso ed epicentro dell’industria automobilistica americana che sembrava destinata ad assicurare ai suoi abitanti un’eterna prosperità.<br />
Con l’arrivo della globalizzazione e le delocalizzazioni la città inizia a vivere un irreversibile declino. Oggi a Detroit vivono circa 750 mila persona, la maggior parte afroamericani con un tasso altissimo di disoccupazione e povertà. Un terzo degli edifici e della superficie metropolitana è abbandonata e in deperimento, la città è stata catalogata come “food desert” (deserto di cibo) ovvero uno di quei luoghi dove la popolazione ha scarso accesso ad alimenti freschi e sani con impatti rilevanti sulla salute.<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/Park_Ave-Detroit.jpg"><img class="size-medium wp-image-167 alignleft" style="margin: 10px;" alt="Park_Ave-Detroit" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/Park_Ave-Detroit-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><br />
Per questo Detroit è diventata l&#8217;epicentro dei <a href="http://detroitagriculture.net/">movimenti di agricoltura urbana </a>negli Stati Uniti. La combinazione tra abbondanza di terre urbane abbandonate e la scarsità di cibo fresco dovute al monopolio e le logiche della grande distribuzione organizzata, ha forzato la nascita di un movimento che oggi conta migliaia di orti urbani di piccola e grande scala.<br />
A rendere la situazione ancor più grave è arrivata negli ultimi mesi anche la guerra che la società che gestisce il servizio idrico ha innescato nei confronti dei cittadini. La “Detroit Water and Sewerage Department” (DWSD) tra marzo e giugno ha effettuato circa 12 mila e 500 distacchi a famiglie che non riuscivano a pagare le bollette. E questo è solo l’inizio in quanto la società intende recuperare interamente i 90 milioni di euro che mancano all’appello.<br />
Nonostante Detroit sia oggi una delle città più povere degli Stati Uniti le bollette dell’acqua costano il doppio che nel resto del paese arrivando sino a 150-200$ a famiglia. L’escalation delle tariffe è iniziato lo scorso anno quando l’amministrazione comunale è ufficilamente fallita aprendo così i processi di privatizzazione e svendita di tutto il patrimonio pubblico. La strategia di recupero credito della DWSD è stata lanciata per rendere la società più attraente agli occhi degli investitori privati rendendo impossibile per la metà degli utenti la regolarità dei pagamenti. Alcune famiglie sono mesi che sopravvivono senz’acqua e si sono viste portare via anche i figli dai servizi sociali. E mentre i cittadini soffrono di quello che sta diventando un vero e proprio dramma sociale, l’acqua continua regolarmente a scorrere dai rubinetti dei grandi debitori istituzionali e commerciali, come il campoda golf cittadinoe quello dei Red Wings, e perfino nei numerosi edifici abbandonati.<br />
Qualche settimna fa la situazione è divenuta insostenibile al punto da spingere gli attivisti locali della <a href="http://peopleswaterboard.blogspot.it/">Detroit People’s Water Board</a> e le organizzazioni americane e canadesi Food and Water Watch e Blue Planet Project a richiedere l’intervento delle Nazioni Unite.<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/Detroit-R2W-Meme-3401.jpg"><img class="size-medium wp-image-166 alignright" style="margin: 10px;" alt="Detroit-R2W-Meme-3401" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/Detroit-R2W-Meme-3401-260x300.jpg" width="260" height="300" /></a><br />
La risposta della Special Rapporteur per il diritto all’acqua, Catarina de Albuquerque, non si è fatta attendere. In un comunicato del 25 giugno la Albuquerque ha dichiarto che “I distacchi dovuti a mancati pagamenti per mancanza di risorse economiche costituiscono una violazione del diritto umano all’acqua. Essi sono infatti ammissibili solo se può essere dimostrata la solvibilità dell’utente. In altre parole se l’impossibilità di pagare è oggettiva il distacco costituisce una violazione dei diritti umani.” Nonostante l’inefficacia dei pronunciamenti ONU sia nota, la risposta è interessante in quanto offre una chiave di interprepazione attuativa alla risoluzione dell’ONU del 2010 che ha dichiarato l’acqua un diritto umano. La reazione della DWSD è stata quella di avviare un programma volontario di donazione degli utenti ricchi pari a 50 centesimi a bolletta per creare un fondo di un milione di dollari per le famiglie già dichiarate in stato di povertà. Saranno quindi i ricchi a garantire, secondo il loro buoncuore, il diritto fondamentale di accesso all’acqua ai poveri tra i poveri. Un ulteriore frontiera dell&#8217;era postindustriale e del classismo americani.</p>
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		<title>HIDROAYSEN GAME OVER: cala per sempre il sipario sulle cinque dighe in Patagonia.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 18:23:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ di Caterina Amicucci #chaohidroaysen e #patagoniasinrepersas sono stati gli hashtag che hanno segnato sin dalle prime ore della mattina, la giornata di oggi in Cile. Il comitato del governo Bachelet &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/hidroaysen-game-over-cala-per-sempre-il-sipario-sulle-cinque-dighe-in-patagonia/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 1.5em;"><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/chaohidroaysen.png"><img class="size-medium wp-image-90 alignleft" style="margin: 10px;" alt="chaohidroaysen" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/chaohidroaysen-266x300.png" width="266" height="300" /></a> </span><span style="font-size: 14px; line-height: 1.5em;">di Caterina Amicucci</span></p>
<p>#chaohidroaysen e #patagoniasinrepersas sono stati gli hashtag che hanno segnato sin dalle prime ore della mattina, la giornata di oggi in Cile. Il comitato del governo Bachelet formato dai Ministri della Salute, dell’Energia, delle attività mineraria e dell’agricoltura presieduto dal Ministro dell’Ambiente Paolo Badenier, hanno votato all’unanimità la revoca della licenza ambientale di Hidroaysen,  il megaprogetto idroelettrico che prevedava la costruzione di 5 dighe sui fiumi Baker e Pascua nella Patagonia Cilena ed una linea di trasmissione di 2500 Km per portare l’elettricità alle miniere del nord del paese.  Proprio quella valutazione di impatto ambientale la cui approvazione aveva scatenato, nel 2011,  le dure proteste di piazza che a Santiago erano poi sfociate nel movimento studentesco.</p>
<p>La riunione del comitato, prevista già un anno e mezzo fa,  era stata rimandata  a data da destinarsi durante la campagna elettorale dell’anno scorso. Nonostante il governo Pinera volesse a tutti costi andare avanti  non aveva avuto il coraggio di dare una scossa al progetto conoscendo l’ostilità della larga maggioranza dell’opinione pubblica cilena.  La campagna &#8220;Vota sin represas&#8221; aveva costretto Michelle Bachelet a prendere una posizione pubblica seppur  timida e cauta.</p>
<p>Già nei giorni scorsi la probabilità che questo fosse l’esito della riunione del comitato chiamato a valutare i 35 ricorsi presentati dalle comunità  locali e dagli oppositori del progetto era considerata molto alta.  Ma nessuno osava crederci, soprattutto gli attivisti della campagna Patagonia Sin Represas che da Santiago a Villa O’Higgins  (alla fine della carretera austral)  da anni si battono per fermare il progetto.   Il comitato ha riscontrato l’assenza di un piano reinsediamento delle famiglie che vivono nell’area  di quello che doveva essere il futuro bacino e di una quantificazione adeguata dell’impatto ambie</p>
<p>ntale.</p>
<p>“I progetti che non considerano tutti gli impatti che generano e che non presentano misure di mitigazione, riparazione e compensazione devono essere respinti” ha concluso il ministro Badenier.</p>
<p>Esattamente quello che per diversi anni la campagna italiana Patagonia senza Dighe ha cercato  di far comprendere ad ENEL, titolare del 51% del progetto dal 2009, quando ha completato l’acquisizione di Endesa. Ma ENEL in questi anni si è costantemente trincerata dietro ad un laconico “facciamo quello che ci chiede il governo cileno”.  Ed è evidente che il governo Cileno non desidera più questo progetto e che la decisione del comitato dei ministri, dietro la patina di tecnicismo confezionata per i media, nasconda una mossa fortemente politica che potrebbe preludere alla revisione  del  “Codigo de Agua”,  la legge varata da Pinochet che ha regalato i diritti di sfruttamento idroelettrico ad Endesa ed ha creato un vero e proprio mercato privato dell’acqua.  Staremo quindi a vedere se la solerzia di ENEL si applica esclusivamente ai governi iperliberisti nei pro</p>
<p><img class="size-medium wp-image-113 alignright" style="margin: 10px;" alt="jporrego" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/jporrego-300x224.jpg" width="300" height="224" /></p>
<p>ssimi trenta giorni,  termine entro il quale la multinazionale italiana ed il socio cileno Colbùn hanno diritto ad impugnare la decisione del governo.</p>
<p>Intanto però a Santiago ed in Patagonia oggi è festa grande <a href="https://www.youtube.com/watch?v=flJ86FjvmLw">[Guarda video1]</a> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9SdcHyPC_HY#t=17">[Guarda video 2]</a>, per quello che è il più importante successo della società civile degli ultimi anni. Un successo che travalica i confini nazionali, sia per la mobilitazione internazionale  generata dalla campagna Patagonia Sin Represas sia perché come un attivista tempo fa a Coyhaique mi ha detto “Se non riusciamo a salvare la Patagonia non abbiamo speranze di salvare il mondo”.</p>
<p>E invece questa speranza ce la siamo guadagnata.  Ciao ciao HidroAysen, bye bye ENEL.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Guarda il video di <a href="http://elaguadelfindelmundo.wordpress.com/">Massimo Lupo</a> con le interviste ad alcuni dei protagonisti di Patagonia Sin Represas.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/BR-5EWpZnYU" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>A Salonicco 213 mila no alla privatizzazione dell&#8217;acqua</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/ciao-mondo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2014 11:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<description><![CDATA[di Caterina Amicucci. Dimopsifisma significa referendum in greco. Lo strumento di partecipazione popolare per eccellenza che sembra essere, allo stesso tempo,  vuoto e carico di significato nel paese che ha &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/ciao-mondo/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Caterina Amicucci.</p>
<p>Dimopsifisma significa referendum in greco. Lo strumento di partecipazione popolare per eccellenza che sembra essere, allo stesso tempo,  vuoto e carico di significato nel paese che ha inventato la democrazia. In Grecia infatti l’indizione di un referendum deve essere approvata dal parlamento, misura che lo priva di fatto di senso politico. Nella giovane storia della Grecia contemporanea il popolo è stato consultato direttamente una sola volta, al termine della dittatura dei colonnelli, nel 1973 per approvare la nuova costituzione repubblicana che ha abolito la monarchia.   Ma la proposta di un altro referendum, mai realizzato,  ha segnato profondamente  la  recente storia della crisi greca. Era il 31 ottobre del 2011 quando il primo ministro del Pasok, George Papandreu, di fronte alle enormi mobilitazioni sociali, annunciava di voler l’approvazione popolare al piano di salvataggio  di 172 miliardi di euro appena varato a Bruxelles .  Un articolo del <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/0/f6f4d6b4-ca2e-11e3-ac05-00144feabdc0.html">Financial Times</a> ricostruisce come tre giorni dopo, al G8 di Cannes, la Grecia fu commissariata dall’asse franco-tedesco ed il premier greco immediatamente sostituito da Lucas Papademos ex vice-presidente della Banca Centrale Europea. Negli stessi giorni in Italia si insediava il governo Monti.</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/fotocopertina.jpg"><img class="size-medium wp-image-45 alignleft" style="margin: 5px;" alt="fotocopertina" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/fotocopertina-300x156.jpg" width="300" height="156" /></a>Dal 2011 ad oggi la Grecia ha firmato <a href="http://ec.europa.eu/economy_finance/assistance_eu_ms/greek_loan_facility/">tre memorandum</a> con la Troika che hanno portato al licenziamento di migliaia di dipendenti pubblici, riduzione dei salari, la chiusura della TV di stato,  drastico ridimensionamento  dell’assistenza sanitaria e la vendita dell’intero patrimonio pubblico.  Misure varate dal governo senza passare dal parlamento (si parla di circa 240 leggi) e applicate con l’uso di una sistematica repressione del dissenso creando una situazione di concreta sospensione della democrazia .</p>
<p>Allo scopo  di vendere il  paese pezzo a pezzo  è stato creato il TAIPED (Fondo ellenico per lo sviluppo degli asset).  Il <a href="http://www.hradf.com/en">sito web</a> del fondo fa venire i brividi. Un supermercato online per investitori privati con il quale presentare offerte per l’acquisto di società pubbliche, porti, aeroporti, ferrovie, autostrade, isole, ecc.</p>
<p>Tra queste,  le società che gestiscono il servizio idrico ad <a href="http://www.hradf.com/en/athens-water-supply-and-sewerage-company">Atene </a>e <a href="http://www.hradf.com/en/Thessaloniki-water-supply-and-sewerage-c">Salonicco</a>, che a differenza dell’Italia,  sono di proprietà e gestione statale.  L’iter di privatizzazione dell’EYATH è già cominciato con una gara di prequalificazione che si è svolta lo scorso anno dalla quale sono state ammesse a presentare proposte di acquisto Suez e Mekorot.   Sulla gara il sindacato dei lavoratori dell’EYATH ha presentato un ricorso alla corte costituzionale. La decisione della corte non è ancora stata resa pubblica, ma alcune soffiate giornalistiche riferiscono che la corte abbia dichiarato incostituzionale la privatizzazione dell’acqua e che la pubblicazione della decisione venga ritardata per concludere la vendita.  In realtà l&#8217; unica vera società in pista è Suez che possiede già il 5% dell’EYATH e si dice sia consorziata con il maganate dei media greco George Bobolas. L’EYATH è una società che genera 20 milioni di Euro di profitto l’anno e con soli 80 milioni la multiutility francese potrebbe portarsi a casa il 51%.</p>
<p>La lotta contro la privatizzazione dell’acqua a Salonicco ha dato una nuova  scossa ai movimenti sociali duramente colpiti dalla repressione feroce delle mobilitizioni del 2011-2012 e della lotta contro<a href="http://epaminternational.wordpress.com/2013/07/27/halkidiki-gold-mining-a-brief-history/"> la miniera d&#8217;oro </a>della multinazionale canadese Eldorado Gold per la quale sono state <a href="http://solidaritynogold.espivblogs.net/">perseguiti duramente numerosi attivisti</a>.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-24 alignright" style="margin: 5px;" alt="fila ai seggi" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/fila-ai-seggi-300x199.jpg" width="300" height="199" /></p>
<p>Chi arriva da fuori nota che l’acqua in Grecia è un simbolo di accoglienza <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kGbNa4E24zU">[Guarda il videomessaggio di Vinicio Capossella],</a> infatti in ogni bar o taverna si viene accolti con una brocca libera. Alcuni la definiscono una questione di civiltà <a href="https://www.youtube.com/watch?v=chwMPDrXmls">[Guarda intervista a Iera]</a> . Altri, come tutti noi attivisti dell’acqua,  ne colgono il significato simbolico e paradigmatico <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9xTQse4O3eM">[Guarda intervista a Iassonas]</a>.  E per questo, a Salonicco,  ci si è rimessi in marcia per salvare l’acqua, Soste to Nero, in greco.</p>
<p>Comitati di cittadini e il sindacato dei lavoratori hanno convocato un referendum autorganizzato.  L’iniziativa ha visto l’adesione dei 16 municipi, di variegato colore politico,  che compongono l’area metropolitana di Salonicco che ha consentito di programmare la consultazione in concomitanza con le elezioni amministrative previste per il 18 maggio. Un’adesione sosanziale per alcuni, strumentale per altri vista la campagna elettorale.  Ma per tutti una scommessa enorme, garantire una o più urne in ognuna delle 200 scuole attraverso la mobilitazione di almeno 1500 volontari.</p>
<p>Fino a pochi giorni prima sembra un obiettivo impossibile, ma tutti dicono “i greci sono  last minute people”,  ed infatti il giorno prima tutto è  magicamente pronto ma nella Grecia di oggi non può mancare un colpo di scena.</p>
<p>Mentre la delegazione internazionale, alla quale ha partecipato il <a href="http://www.acquabenecomune.org/">Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua</a>, è  riunita per definire le attività del giorno dopo arriva la notizia che il  Ministro degli interni ha dichiarato illegale il referendum e vieta l’installazione delle urne nei seggi elettorali.</p>
<p>Al municipio di Salonicco viene convocata una riunione di emergenza tra sindaci, comitati, sindacato, attivisti internazionali e la <a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/DSC_0645.jpg"><img class="size-medium wp-image-58 alignleft" style="margin: 5px;" alt="DSC_0645" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/DSC_0645-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>decisione è unanime, il referendum va vanti, le urne verranno posizionate in strada di fronte all’ingresso dei seggi ufficiali.  Neanche il tempo di fare la conferenza stampa che una nota della prefettura raggiunge i municipi: le liste elettorali sono proprietà dello stato, chiunque non autorizzato le maneggia è passibile di arresto da 3 mesi a 4 anni.  Una mossa che ha un duplice obiettivo, da un lato spaventare i volontari dall’altro delegittimare la procedura di votazione.</p>
<p>Nuova riunione tra i sindaci, questa volta più lunga,  che di nuovo si rifiutano fare passi indietro. Il referendum si farà, i municipi si impegnano a ristampare le liste elettorali trasformandole in semplici liste di residenti. Un lavoro che ad alcuni funzionari è costato una notte insonne.</p>
<p>18 maggio, ore 7 della mattina. I volontari ci sono, i seggi sono tutti  coperti. In alcune scuole qualche discussione con la polizia  ritarda l’inizio del voto, ma nessun episodio significativo. Verso le 8 tutte le urne sono attive davanti ad ogni scuola dove si vota. Il sole è forte i volontari si attrezzano con cappelli e ombrelloni.   In molti vengono ad aiutare in maniera inaspettata,  e verso le 11 la gente è in coda per votare.  Sembra che la mossa del governo abbia prodotto un effetto boomerang, già verso metà giornata è chiaro che il referendum sarà un successo <a href="https://www.flickr.com/photos/124779464@N02/with/14077750138/">[Guarda Photogallery di tutto il referendum]</a>.<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/fil-ai-seggi-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-23 alignright" style="margin: 5px;" alt="fil ai seggi 3" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/fil-ai-seggi-3-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Alle sette si corre al municipio, punto di raccolta di tutte le urne, la coda per consegnare i sacchi stracolmi dura un paio d’ore. Intanto si inizia lo spoglio che andrà avanti fino alle 4.30 <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kZB7MR1PGKU">[Guarda video spoglio]</a>.</p>
<p>Risultato: 218 mila voti, di cui 213 mila contro la privatizzazione dell’acqua.</p>
<p>Un risultato eccezionale, considerando che l’affluenza alle elezioni ufficiali è stata di 428 mila e quindi più del 50% degli elettori si è espresso attraverso un referendum interamente autorganizzato.</p>
<p>All’alba del giorno dopo i commenti sono molti e di diverso tenore. Qualcuno dice che è stata la più grande mobilitazioni di volontari che il paese abbia mai visto dopo le olimpiadi. C’è molta gioia ma anche la consapevolezza che il governo è intenzionato ad andare avanti con ogni mezzo. Forte è anche la  preoccupazione per il proseguimento dell’animato dibattito tra i diversi comitati su quale modello di gestione pubblico adottare. Da un lato la corrente statalista, interpretata principalmente da Syriza che ha avuto un ruolo molto attivo nella campagna referendaria che non ha mancato di suscitare critiche da parte di alcuni attivisti soprattutto per la presenza nell’organizzazione del referendum di numerosi candidati alle elezione amministrative ed  europee.  Dall’altro i municipi che, a prescindere dal colore politico,   vorrebbero avere voce in capitolo sulla gestione de servizio pubblico per eccellenza e che per questa ragione hanno formato il consorzio che ha sostenuto attivamente l’organizzazione del referendum.   Dall’altro</p>
<p><img class="size-medium wp-image-15 alignleft" style="margin: 5px;" alt="conteggio" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/05/conteggio-300x199.jpg" width="300" height="199" /></p>
<p>ancora la proposta di gestione cooperativistica dei cittadini <a href="https://www.youtube.com/watch?v=SEbLpdWpBoY">[Guarda intervista a Kostas]</a> come forma concreta di democrazia diretta. C’è infine chi sostiene che dopo aver chiaramente espresso un chiaro no alla privatizzazione,  la parola dovrebbe di nuovo tornare ai cittadini per indicare il modello di gestione che preferiscono <a href="http://www.dalbasso.net/?p=26">[Guarda intervista a Yorgos].</a></p>
<p>Anche Suez non ha mancato di reagire immediatamente. Il compito di manipolare la realtà a fini propagandistici  è stato affidato  alla Vice presidente per l’Europa Occidentale <a href="http://www.euro2day.gr/specials/interviews/article/1214486/suez-den-milame-gia-idiotikopoihsh-ths-efath.html">Diane D’arras</a> che, tra le altre cose,  sostiene che l’operazione EYATH non  è una privatizzazione ma una  partnership pubblico-privato (con il privato al 75%)  che in Europa non esiste un trend di ripublicizzazione (in Francia oltre a Parigi sono decine le città che stanno ripublicizzando, l’ultima di qualche giorno fa è <a href="http://www.leparisien.fr/montpellier-34000/montpellier-adopte-une-regie-publique-de-l-eau-07-05-2014-3824333.php">Montpellier</a>), e che la privatizzazione non ha portato un incremento delle tariffe (a Parigi il ritorno al pubblico ha portato ai consumatori un risparmio dell’8%)</p>
<p>Il dibattito è caldo e proseguirà alla luce di un successo indiscutibile ottenuto attraverso un incredibile sforzo comune. Quel che è certo è che anche nella Grecia dell’austerità il movimento per l’acqua ha scritto un’altra pagina storica.</p>
<p><a href="https://www.flickr.com/photos/124779464@N02/">[VAI ALLA GALLERIA FOTOGRAFICA]</a></p>
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		<title>Intervista a Yorgos</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2014 17:58:14 +0000</pubDate>
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