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	<title>dalbasso.net &#187; Articoli</title>
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		<title>Senza se e senza ma,  Riace non finisce qui</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 20:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[scritto per notiziario Un Ponte Per&#8230; L’arresto di Mimmo Lucano, Sindaco di Riace,  e la sospensione dei progetti SPRAR nel piccolo borgo calabrese, sono gli ultimi eclatanti atti finalizzati mettere &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/senza-se-e-senza-ma-e-siamo-sicuri-che-riace-non-finisce-qui/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>scritto per notiziario <a href="http://https://www.unponteper.it/it/">Un Ponte Per&#8230;</a></p>
<p><span style="color: #222222;">L’arresto di Mimmo Lucano, Sindaco di Riace,  e la sospensione dei progetti SPRAR nel piccolo borgo calabrese, sono gli ultimi eclatanti atti finalizzati mettere fine ad un’esperienza di accoglienza e integrazione divenuta un modello riconosciuto e studiato a livello internazionale.</span></p>
<p><span style="color: #222222;">Lo sciopero della fame del Sindaco per protestare contro l’immotivato blocco dei fondi di progetti già realizzati e la raccolta popolare di solidarietà promossa dalla Rete dei Comuni Solidali, alla quale hanno aderito centinaia di cittadini/e e associazioni, avevano attirato durante l’estate l’attenzione di alcuni media e di diversi personaggi pubblici. Con l’arresto di Mimmo, la chiusura dei progetti, la minaccia (poi rettificata) di trasferimento dei migranti residenti a Riace, si compie un ulteriore passo avanti verso la delegittimazione pubblica di qualsiasi forma di solidarietà, e l’uso dell’apparato repressivo per mettere a tacere chi cerca di contrastare con i fatti la narrativa d’odio sulla quale l’attuale governo costruisce paura e consenso.</span></p>
<p><span style="color: #222222;">Il punto veramente innovativo del “modello Riace” sta infatti nell’aver colto quali siano le opportunità reciproche di cui persone migranti e comunità di accoglienza possono beneficiare cooperando in un territorio soggetto a spopolamento e fortemente controllato dalla criminalità organizzata. La colpa di Mimmo è aver messo in pratica questa intuizione, dimostrando che è possibile creare un meccanismo virtuoso di convivenza capace di rimettere in moto il tessuto sociale e l’economia locale. Ed averlo fatto utilizzando i famosi </span><span style="color: #222222;"><i>35 euro al giorno</i></span><span style="color: #222222;"> per l’accoglienza che, invece di essere affidati ad enti gestori o grossi fornitori, venivano utilizzati dal Comune per garantire servizi di base e sviluppare progetti di formazione e integrazione curando e recuperando al contempo il patrimonio storico e ambientale del piccolo paese della Locride. Parte integrante di questo modello sono i cosiddetti “bonus”, la moneta locale inventata da Lucano per rendere indipendenti le persone migranti negli acquisti dei beni di prima necessità: una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti e tutte, perché oltre a favorire l’autonomia e a dare dignità agli ospiti, evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, ovvero quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata. “In tanti diciamo di voler costruire un modello di accoglienza diverso: qui lo hanno fatto”: questo aveva dichiarato Ada Colau, sindaca di Barcellona, nel corso della sua visita a Riace nell’agosto scorso. Ed è proprio l’averlo fatto, guadagnando riconoscimenti e premi oltralpe, il problema del sindaco di Riace. Dimostrare, con pochi slogan ma molti fatti, che la rappresentazione del “nemico migrante” è solo uno strumento di propaganda. Che in un paese dove ogni anno le aree interne perdono tra l’1% e il 6%  di abitanti e 285 mila persone lasciano l’Italia (secondo i dati Istat, ma i flussi reali indicano  che il numero potrebbe essere anche doppio), parlare di “invasione” è procurato allarme. Per questo Riace fa tanta paura. Talmente tanta che la RAI ha censurato la messa in onda della fiction “Tutto il mondo è paese” con Beppe Fiorello, prodotta proprio da Rai Fiction,  con la scusa dell’inchiesta della Procura di Locri che ha portato al provvedimento di arresti domiciliari per Mimmo Lucano. Come se non fossimo tutti giorni costantemente bombardati da serie televisive su mafiosi, criminali, camorristi, ladri, serial killer, tutti già passati in giudicato.</span></p>
<p><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #222222;">L’arresto di Mimmo ha generato un’onda lunga di solidarietà che ha portato a Riace migliaia di persone sabato 6 ottobre. Molte sono state anche le iniziative territoriali in sostegno del Sindaco. Le accuse, se contestualizzate nel territorio in cui avvengono i fatti, fanno quasi sorridere: aver organizzato un matrimonio per consentire ad una donna nigeriana di non essere rimpatriata, ed aver affidato la gestione dei rifiuti alle due cooperative sociali del paese alle quali mancava l’iscrizione ad un albo regionale.  E’ evidente come gli arresti domiciliari siano sproporzionati sia in relazione ai reati contestati che agli elementi che normalmente regolano le misure cautelari. Si tratta di un avvertimento non solo al Sindaco di Riace, ma a tutti e tutte coloro che pretendono di continuare a praticare solidarietà attiva. C’è un cambiamento in atto rapido, profondo e pericoloso nel nostro paese. Si comincia ogni giorno di più ad associare la parola </span><span style="color: #222222;"><i>solidarietà</i></span><span style="color: #222222;"> a </span><span style="color: #222222;"><i>disobbedienza</i></span><span style="color: #222222;">: quando per essere solidali bisogna iniziare a disobbedire, significa che le cose si stanno mettendo molto male. E allora, non arretrare diventa ancora più importante e fondamentale continuare a sostenere l’esperienza di Riace con altri strumenti. Anche per questo, sulle finestre del nostro ufficio oggi ci sono cartelli che esprimono sostegno a lui e a tutta la comunità di Riace, ribadendo che la solidarietà non può essere arrestata. Per questo, con quella stessa frase stampata sulle nostre magliette abbiamo scelto di partecipare alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Molto più che uno slogan, ma una dichiarazione chiara della parte dalla quale abbiamo scelto di schierarci. </span></p>
<p><span style="color: #222222;">Conosciamo Mimmo da tanto tempo, siamo al suo fianco senza se e senza ma e siamo sicuri che Riace non finisce qui. Continueremo a sostenerla, a praticare solidarietà in ogni luogo e a disobbedire, ogni volta che sarà necessario.  </span></p>
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		<title>Il guifi: l&#8217;esperienza spagnola di indipendenza tecnologica</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 17:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[scritto per il Report on Global Right 2018 Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">scritto per il Report on Global Right 2018</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al suo stile di vita e alle sue tradizioni culturali. Abitudini e consuetudini che in parte la rendono meno permeabile all’individualismo estremo perseguito dal capitale. Seppur con una forza che va assottigliandosi, qui la comunità è ancora un concetto vivo, insito nella vita e nei rapporti sociali e la lentezza un valore spesso rivendicato. Da quaggiù i tumulti catalani ed i colpi di scena dei palazzi della capitale risuonano spesso come echi lontani. E’ un luogo insolito dal quale osservare come il fermento sociale e politico che non ha smesso, seppur in forme diverse, di attraversare il paese a partire delle accampate del movimento 15M si innesti nella peculiare identità della città.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una delle interessanti esperienze spagnole maturate negli ultimi anni nell’ambito del procomún ( “commons” in castigliano) arriva proprio dalla Catalogna e parla di indipendenza tecnologica. Si chiama Guifi.net ed è la più grande rete al mondo gestita dagli stessi utenti. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il progetto nasce nel 2004 nella comarca di Osona, non lontano da Barcellona, per risolvere le difficoltà di accesso ad Internet con banda larga nelle aree rurali, dove gli operatori tradizionali delle telecomunicazioni non avevano interesse né ad investire né ad offrire servizi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Utilizzando collegamenti radio con router wifi i cittadini iniziano volontariamente a sviluppare una propria infrastruttura di rete collegando punti geografici diversi (i cosiddetti nodi) : case, uffici, fattorie, edifici pubblici con l’obiettivo di rendere possibile l’accesso ad internet laddove necessario. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Qualche anno dopo nasce la fondazione Guifi.net per promuovere lo sviluppo di una rete aperta, libera e neutrale basta su modello di economia sociale e collaborativa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Oggi i nodi attivi sono circa 36.ooo nelle penisola iberica e non solo. L’idea fondamentale della rete Guifi è che chiunque con una semplice antenna può partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura che è quindi di proprietà della comunità di utenti. Ovvero la rete è di tutti e di nessuno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una volta in rete si può scegliere di mettere in comune servizi e dati, dalla connessione a internet ad una periferica, da un archivio ad un elenco di processi. Per esempio un condominio può decidere di collegarsi e condividere la connessione a internet, un archivio di dati, una stampante comune riducendo allo stesso tempo la spesa e l’impatto ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’impatto ambientale dell’era digitale è infatti spesso sottovalutato. Come scrive l’attivista Silvia Ribeiro in un suo recente articolo su un tema poco affrontato soprattutto nell’ambito ecologista: “ Uno degli aspetti più pesanti e allo stesso tempo “invisibili” dell’era digitale, è che </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli impatti materiali sull’ambiente, sulle risorse e sulla domanda di energia sono enormi</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>. </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Jim Thomas,</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">condirettore del </span><a href="http://www.etcgroup.org/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Gruppo ETC</span></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, lo esemplifica in tre settori</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>:</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> l’iceberg dell’infrastruttura digitale, la domanda di archiviazione dei dati e la vorace domanda energetica per l’uso delle piattaforme digitali”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Condividendo l’infrastruttura, l’uso dei campi elettromagnetici e i dispositivi di archiviazione l’impatto ambientale potrebbe essere drasticamente ridotto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La rete Guifi funziona come una maglia dove tutti gli utenti sono collegati fra loro. Il segnale sulle grandi distanze viene trasportato da antenne più potenti (super nodi) ai quali gli utenti si collegano con delle piccole ed economiche antenne (nodi). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dove la comunità è più sviluppata e la densità degli utenti raggiunge una certa massa critica è possibile accedere a una connessione con fibra ottica. Questi servizi sono resi da imprese locali che utilizzano l’infrastruttura comune e allo stesso tempo contribuiscono al suo sviluppo ed alla sua manutenzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia il primo super nodo è stato installato tre anni fa nel luogo simbolo della resistenza della città. La casa grande del Pumarejo, è un edificio storico situato nella parte nord del centro, una delle poche case “de corral” che si conservano intatte (la tipica casa sivigliano dove le le abitazioni affacciavano su un patio dedicato alle attività comuni). Un quartiere che ha una lunga storia di resistenza ma che è ormai investito dalla seconda ondata di gentrificazione. La prima espulse negli anni ’90 la popolazione storica di estrazione operaia per rimpiazzarla con giovani izquierdisti e progressisti di classe media, che a loro volta stanno abbandonando il quartiere a causa della turistificazione selvaggia che ha ridotto drasticamente il numero di appartamenti disponibili per i residenti ed ha reso il costo degli affitti insostenibile. Nel 2000 il tentativo di trasformare la casa del Pumarejo in un albergo di lusso viene respinto con una compatta reazione collettiva, che non solo impedisce la vendita dell’edificio ma riesce anche ad ottenerne la classificazione di monumento e l’acquisizione da parte dell’amministrazione locale. Da allora è in corso un braccio di ferro sulle necessarie opere di ristrutturazione. Le associazioni, i collettivi, gli attivisti che animano la casa del Pumarejo non cedono alla volontà dell’Ayuntamiento di volerne unilateralmente decidere la destinazione d’uso e pretendono un processo partecipato che riconosca l’uso sociale degli ultimi 20 anni e la forma di vita comunitaria tipica dei suoi abitanti, di cui oggi restano due anziane signore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ naturale quindi che i sei attivisti che hanno dato vita a SevillaGuifi trovino accoglienza nella casa del Pumarejo guadagnando anche il sostegno della Rete Moneta Sociale Puma. La rete ha creato una moneta locale che si utilizza per scambiare prodotti e servizi nel quartiere senza ricorrere alle banconote. E’ basato sul sistema anglosassone LETS (Locale exchange Trade System), un meccanismo attraverso il quale si acquisiscono crediti e debiti in funzione di cosa e quanto si scambia con gli altri membri della comunità. La rete garantisce poi a chi ne fa parte di poter accedere a prodotti di prima necessità attraverso una centrale di rifornimento organizzata settimanalmente in collaborazione con produttori locali. Tra le sue attività anche il “puma funding” una piccola linea di finanziamento per progetti virtuosi di economia locale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ in questo ecosistema sociale e con un prestito di 2000 Euro della moneta locale che tre anni fa viene installato il primo Super Nodo al Pumarejo. Siviglia entra nella rete la Guifi. Da allora la rete è cresciuta ed altri super nodi sono stati installati in città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma quali sono i fondamenti teorici del Guifi e quali le sue implicazioni pratiche?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Innanzitutto lo sviluppo di una rete libera da controlli e condizionamenti. Ogni utente possiede un pezzetto dell’infrastruttura e nessuno è in grado di spegnere l’interruttore o condizionarne il funzionamento. Questo aspetto ha importanti ricadute pratiche in un’ epoca in cui repressione e limitazione della libertà di espressione vengono ogni giorno messe a repentaglio dallo stato e dal mercato. Un esempio recente è il referendum autorganizzato per l’indipedenza della Catalogna del 1 ottobre 2017. I giorni precedenti la consultazione la Guardia Civil, su ordine della procura, ha obbligato tutti gli operatori delle telecomunicazioni a bloccare l’accesso alla pagina web “referendum.cat” che riportava informazioni ed istruzioni per la partecipazione dei cittadini al voto e ad altre decine di siti web che appoggiavano il processo. Quest’ordine non ha potuto colpire la rete Guifi non essendoci nessuno che controlla e distribuisce la comunicazione e non avendo nessuna relazione con organismi statali. Tutti gli utenti hanno infatti continuato ad avere accesso alle pagine bloccate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio di rete libera si affianca quello di neutralità. La rete è infatti indipendente dai suoi contenuti, non li condiziona e circolano liberamente. Gli utenti possono accedere e produrre contenuti indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie o condizioni sociali. Non esiste alcun filtro. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio questo tema è stato oggetto di dibattito” spiega Pablo Mallén Pascualvaca uno de fondatori di Sevilla Guifi “ma il punto è che chi vuole utilizzare la rete per veicolare contenuti contrari ai nostri principi etici può farlo con qualsiasi tecnologia, il nostro obiettivo è garantire uno strumento di resistenza alla società civile. E’ come il protocollo Onion Routing, che permette attraverso una serie di reindirizzamenti di rendere anonima la navigazione, ovviamente può essere utilizzato anche da organizzazioni criminali che però avrebbero in ogni caso tutti i mezzi per accedere a tecnologie analoghe. Il problema sono, ad esempio, tutti i giornalisti che lavorano in quei paesi dove si rischia la vita ogni giorno, spesso senza mezzi per comunicare o inviare informazioni all’esterno”. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Credo che un altro concetto importante del nostro progetto sia la resilienza” continua Pablo “se una parte della rete si danneggia o viene meno la rete continua a funzionare. Anche le connessioni ad operatori esterni dei super nodi hanno connessioni via radio di riserva”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A ben vedere il concetto di resilienza caratterizza il Guifi al di là degli aspetti tecnici e la modalità con la quale la rete ha raggiunto Siviglia ne è una dimostrazione concreta. La decentralizzazione della rete consente di fatto una rilocalizzazione dei servizi andando a sostegno di un modello di economia collaborativa e di filiera corta alternativa al monopolio delle multinazionali. Ciò è possibile grazie ad un’altra caratteristica importante del Guifi, ovvero la sua apertura. La rete mette a disposizione la conoscenza tecnica e l’accesso pubblico a tutte le persone interessate a favorire la crescita e lo sviluppo dell’infrastruttura evitando dipendenze tecnologiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’infrastruttura è di fatto il bene comune e la gestione collettiva il fattore che ne garantisce la libertà, la neutralità e la resilienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Chiunque può partecipare allo sviluppo o al miglioramento della rete a livello individuale, collettivo o di economia etica e di piccola scala. L’accordo tra gli utenti è sancito dal contratto di adesione e licenza RALN (Red de Telecomunicaciones Abierta, Libre y Neutral). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Allo scopo regolare il rapporto con soggetti economici la Fondazione Guifi.net ha stipulato una serie di accordi con imprese, professionisti e associazioni che agiscono come operatori di rete e fornitori di servizi. Gli operatori e i fornitori di Guifi.net collaborano a sviluppare e mantenere la rete come un bene collettivo aperto a tutti. Gli è consentito condurre un’attività economica per offrire agli utenti dei servizi di telecomunicazione a prezzi differenti utilizzando l’infrastruttura comune. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La fondazione incoraggia l’investimento nella rete e permette che questo generi un ritorno giusto sia a livello economico che sociale. Ciò avviene attraverso un sistema di compensazioni, ovvero un insieme di criteri per riconoscere i costi sostenuti in relazione allo sviluppo della rete ed i benefici ottenuti in proporzione all’utilizzo dell’infrastruttura. A tal fine lavorano diversi “tavoli di compensazione” nei quali partecipano tutti gli attori coinvolti sulla base di alcuni parametri quali il miglioramento, la manutenzione e l’efficacia della rete e la sua gestione come “banca” di risorse comuni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Le imprese che collaborano con il Guifi sono per la maggior parte cooperative, come per esempio Somos Conexión, sorella minore della più antica Som Energia la prima cooperativa di energia pulita della Spagna, che offre ai suoi soci servizi di telefonia fissa e internet contribuendo allo sviluppo della rete di fibra ottica. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dopo aver portato il Guifi in città stiamo cercando anche noi di costituire una cooperativa locale per contribuire allo sviluppo del progetto ed offrire servizi di telecomunicazione liberi ed indipendenti, basati su un modello di economia sociale. Ancora il numero degli utenti non è altissimo, ma stiamo continuando a crescere” conclude Pablo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia le buone pratiche sociali avanzano, al suo ritmo lento, grazie ad un tessuto sociale ancora vivo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Bibliografia</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Fodazione guifi: </span><a href="https://fundacio.guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://fundacio.guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Guifi.net: </span><a href="https://guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Casa Grande del Pumarejo: </span><a href="http://www.pumarejo.es/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.pumarejo.es/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Pumarejo: </span><a href="http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Silvia Ribeiro: </span><a href="https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al suo stile di vita e alle sue tradizioni culturali. Abitudini e consuetudini che in parte la rendono meno permeabile all’individualismo estremo perseguito dal capitale. Seppur con una forza che va assottigliandosi, qui la comunità è ancora un concetto vivo, insito nella vita e nei rapporti sociali e la lentezza un valore spesso rivendicato. Da quaggiù i tumulti catalani ed i colpi di scena dei palazzi della capitale risuonano spesso come echi lontani. E’ un luogo insolito dal quale osservare come il fermento sociale e politico che non ha smesso, seppur in forme diverse, di attraversare il paese a partire delle accampate del movimento 15M si innesti nella peculiare identità della città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una delle interessanti esperienze spagnole maturate negli ultimi anni nell’ambito del procomún ( “commons” in castigliano) arriva proprio dalla Catalogna e parla di indipendenza tecnologica. Si chiama Guifi.net ed è la più grande rete al mondo gestita dagli stessi utenti. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il progetto nasce nel 2004 nella comarca di Osona, non lontano da Barcellona, per risolvere le difficoltà di accesso ad Internet con banda larga nelle aree rurali, dove gli operatori tradizionali delle telecomunicazioni non avevano interesse né ad investire né ad offrire servizi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Utilizzando collegamenti radio con router wifi i cittadini iniziano volontariamente a sviluppare una propria infrastruttura di rete collegando punti geografici diversi (i cosiddetti nodi) : case, uffici, fattorie, edifici pubblici con l’obiettivo di rendere possibile l’accesso ad internet laddove necessario. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Qualche anno dopo nasce la fondazione Guifi.net per promuovere lo sviluppo di una rete aperta, libera e neutrale basta su modello di economia sociale e collaborativa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Oggi i nodi attivi sono circa 36.ooo nelle penisola iberica e non solo. L’idea fondamentale della rete Guifi è che chiunque con una semplice antenna può partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura che è quindi di proprietà della comunità di utenti. Ovvero la rete è di tutti e di nessuno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una volta in rete si può scegliere di mettere in comune servizi e dati, dalla connessione a internet ad una periferica, da un archivio ad un elenco di processi. Per esempio un condominio può decidere di collegarsi e condividere la connessione a internet, un archivio di dati, una stampante comune riducendo allo stesso tempo la spesa e l’impatto ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’impatto ambientale dell’era digitale è infatti spesso sottovalutato. Come scrive l’attivista Silvia Ribeiro in un suo recente articolo su un tema poco affrontato soprattutto nell’ambito ecologista: “ Uno degli aspetti più pesanti e allo stesso tempo “invisibili” dell’era digitale, è che </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli impatti materiali sull’ambiente, sulle risorse e sulla domanda di energia sono enormi</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>. </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Jim Thomas,</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">condirettore del </span><a href="http://www.etcgroup.org/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Gruppo ETC</span></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, lo esemplifica in tre settori</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>:</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> l’iceberg dell’infrastruttura digitale, la domanda di archiviazione dei dati e la vorace domanda energetica per l’uso delle piattaforme digitali”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Condividendo l’infrastruttura, l’uso dei campi elettromagnetici e i dispositivi di archiviazione l’impatto ambientale potrebbe essere drasticamente ridotto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La rete Guifi funziona come una maglia dove tutti gli utenti sono collegati fra loro. Il segnale sulle grandi distanze viene trasportato da antenne più potenti (super nodi) ai quali gli utenti si collegano con delle piccole ed economiche antenne (nodi). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dove la comunità è più sviluppata e la densità degli utenti raggiunge una certa massa critica è possibile accedere a una connessione con fibra ottica. Questi servizi sono resi da imprese locali che utilizzano l’infrastruttura comune e allo stesso tempo contribuiscono al suo sviluppo ed alla sua manutenzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia il primo super nodo è stato installato tre anni fa nel luogo simbolo della resistenza della città. La casa grande del Pumarejo, è un edificio storico situato nella parte nord del centro, una delle poche case “de corral” che si conservano intatte (la tipica casa sivigliano dove le le abitazioni affacciavano su un patio dedicato alle attività comuni). Un quartiere che ha una lunga storia di resistenza ma che è ormai investito dalla seconda ondata di gentrificazione. La prima espulse negli anni ’90 la popolazione storica di estrazione operaia per rimpiazzarla con giovani izquierdisti e progressisti di classe media, che a loro volta stanno abbandonando il quartiere a causa della turistificazione selvaggia che ha ridotto drasticamente il numero di appartamenti disponibili per i residenti ed ha reso il costo degli affitti insostenibile. Nel 2000 il tentativo di trasformare la casa del Pumarejo in un albergo di lusso viene respinto con una compatta reazione collettiva, che non solo impedisce la vendita dell’edificio ma riesce anche ad ottenerne la classificazione di monumento e l’acquisizione da parte dell’amministrazione locale. Da allora è in corso un braccio di ferro sulle necessarie opere di ristrutturazione. Le associazioni, i collettivi, gli attivisti che animano la casa del Pumarejo non cedono alla volontà dell’Ayuntamiento di volerne unilateralmente decidere la destinazione d’uso e pretendono un processo partecipato che riconosca l’uso sociale degli ultimi 20 anni e la forma di vita comunitaria tipica dei suoi abitanti, di cui oggi restano due anziane signore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ naturale quindi che i sei attivisti che hanno dato vita a SevillaGuifi trovino accoglienza nella casa del Pumarejo guadagnando anche il sostegno della Rete Moneta Sociale Puma. La rete ha creato una moneta locale che si utilizza per scambiare prodotti e servizi nel quartiere senza ricorrere alle banconote. E’ basato sul sistema anglosassone LETS (Locale exchange Trade System), un meccanismo attraverso il quale si acquisiscono crediti e debiti in funzione di cosa e quanto si scambia con gli altri membri della comunità. La rete garantisce poi a chi ne fa parte di poter accedere a prodotti di prima necessità attraverso una centrale di rifornimento organizzata settimanalmente in collaborazione con produttori locali. Tra le sue attività anche il “puma funding” una piccola linea di finanziamento per progetti virtuosi di economia locale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ in questo ecosistema sociale e con un prestito di 2000 Euro della moneta locale che tre anni fa viene installato il primo Super Nodo al Pumarejo. Siviglia entra nella rete la Guifi. Da allora la rete è cresciuta ed altri super nodi sono stati installati in città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma quali sono i fondamenti teorici del Guifi e quali le sue implicazioni pratiche?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Innanzitutto lo sviluppo di una rete libera da controlli e condizionamenti. Ogni utente possiede un pezzetto dell’infrastruttura e nessuno è in grado di spegnere l’interruttore o condizionarne il funzionamento. Questo aspetto ha importanti ricadute pratiche in un’ epoca in cui repressione e limitazione della libertà di espressione vengono ogni giorno messe a repentaglio dallo stato e dal mercato. Un esempio recente è il referendum autorganizzato per l’indipedenza della Catalogna del 1 ottobre 2017. I giorni precedenti la consultazione la Guardia Civil, su ordine della procura, ha obbligato tutti gli operatori delle telecomunicazioni a bloccare l’accesso alla pagina web “referendum.cat” che riportava informazioni ed istruzioni per la partecipazione dei cittadini al voto e ad altre decine di siti web che appoggiavano il processo. Quest’ordine non ha potuto colpire la rete Guifi non essendoci nessuno che controlla e distribuisce la comunicazione e non avendo nessuna relazione con organismi statali. Tutti gli utenti hanno infatti continuato ad avere accesso alle pagine bloccate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio di rete libera si affianca quello di neutralità. La rete è infatti indipendente dai suoi contenuti, non li condiziona e circolano liberamente. Gli utenti possono accedere e produrre contenuti indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie o condizioni sociali. Non esiste alcun filtro. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio questo tema è stato oggetto di dibattito” spiega Pablo Mallén Pascualvaca uno de fondatori di Sevilla Guifi “ma il punto è che chi vuole utilizzare la rete per veicolare contenuti contrari ai nostri principi etici può farlo con qualsiasi tecnologia, il nostro obiettivo è garantire uno strumento di resistenza alla società civile. E’ come il protocollo Onion Routing, che permette attraverso una serie di reindirizzamenti di rendere anonima la navigazione, ovviamente può essere utilizzato anche da organizzazioni criminali che però avrebbero in ogni caso tutti i mezzi per accedere a tecnologie analoghe. Il problema sono, ad esempio, tutti i giornalisti che lavorano in quei paesi dove si rischia la vita ogni giorno, spesso senza mezzi per comunicare o inviare informazioni all’esterno”. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Credo che un altro concetto importante del nostro progetto sia la resilienza” continua Pablo “se una parte della rete si danneggia o viene meno la rete continua a funzionare. Anche le connessioni ad operatori esterni dei super nodi hanno connessioni via radio di riserva”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A ben vedere il concetto di resilienza caratterizza il Guifi al di là degli aspetti tecnici e la modalità con la quale la rete ha raggiunto Siviglia ne è una dimostrazione concreta. La decentralizzazione della rete consente di fatto una rilocalizzazione dei servizi andando a sostegno di un modello di economia collaborativa e di filiera corta alternativa al monopolio delle multinazionali. Ciò è possibile grazie ad un’altra caratteristica importante del Guifi, ovvero la sua apertura. La rete mette a disposizione la conoscenza tecnica e l’accesso pubblico a tutte le persone interessate a favorire la crescita e lo sviluppo dell’infrastruttura evitando dipendenze tecnologiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’infrastruttura è di fatto il bene comune e la gestione collettiva il fattore che ne garantisce la libertà, la neutralità e la resilienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Chiunque può partecipare allo sviluppo o al miglioramento della rete a livello individuale, collettivo o di economia etica e di piccola scala. L’accordo tra gli utenti è sancito dal contratto di adesione e licenza RALN (Red de Telecomunicaciones Abierta, Libre y Neutral). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Allo scopo regolare il rapporto con soggetti economici la Fondazione Guifi.net ha stipulato una serie di accordi con imprese, professionisti e associazioni che agiscono come operatori di rete e fornitori di servizi. Gli operatori e i fornitori di Guifi.net collaborano a sviluppare e mantenere la rete come un bene collettivo aperto a tutti. Gli è consentito condurre un’attività economica per offrire agli utenti dei servizi di telecomunicazione a prezzi differenti utilizzando l’infrastruttura comune. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La fondazione incoraggia l’investimento nella rete e permette che questo generi un ritorno giusto sia a livello economico che sociale. Ciò avviene attraverso un sistema di compensazioni, ovvero un insieme di criteri per riconoscere i costi sostenuti in relazione allo sviluppo della rete ed i benefici ottenuti in proporzione all’utilizzo dell’infrastruttura. A tal fine lavorano diversi “tavoli di compensazione” nei quali partecipano tutti gli attori coinvolti sulla base di alcuni parametri quali il miglioramento, la manutenzione e l’efficacia della rete e la sua gestione come “banca” di risorse comuni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Le imprese che collaborano con il Guifi sono per la maggior parte cooperative, come per esempio Somos Conexión, sorella minore della più antica Som Energia la prima cooperativa di energia pulita della Spagna, che offre ai suoi soci servizi di telefonia fissa e internet contribuendo allo sviluppo della rete di fibra ottica. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dopo aver portato il Guifi in città stiamo cercando anche noi di costituire una cooperativa locale per contribuire allo sviluppo del progetto ed offrire servizi di telecomunicazione liberi ed indipendenti, basati su un modello di economia sociale. Ancora il numero degli utenti non è altissimo, ma stiamo continuando a crescere” conclude Pablo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia le buone pratiche sociali avanzano, al suo ritmo lento, grazie ad un tessuto sociale ancora vivo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Bibliografia</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Fodazione guifi: </span><a href="https://fundacio.guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://fundacio.guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Guifi.net: </span><a href="https://guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Casa Grande del Pumarejo: </span><a href="http://www.pumarejo.es/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.pumarejo.es/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Pumarejo: </span><a href="http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Silvia Ribeiro: </span><a href="https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">Caterina Amicucci</p>
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		<title>Chi ha paura di Riace?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 19:35:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[scritto per comune-info In questi giorni il piccolo borgo calabrese di Riace, famoso in tutto il mondo per il suo modello virtuoso di accoglienza diffusa dei migranti, è un crocevia &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/chi-ha-paura-di-riace/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://https://comune-info.net/2018/08/perche-avete-paura-di-riace/">scritto per comune-info</a></p>
<p>In questi giorni il piccolo borgo calabrese di Riace, famoso in tutto il mondo per il suo modello virtuoso di accoglienza diffusa dei migranti, è un crocevia di attivisti, giornalisti, personalità e curiosi. Oltre a celebrare dal 2 al 5 agosto la manifestazione <a href="http://www.riaceinfestival.it/"><strong>Riaceinfestival</strong></a><strong>,</strong> il sindaco Domenico Lucano ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il blocco dei fondi SPRAR da parte della Prefettura e del Ministero degli interni. <strong>Da mesi al Comune non vengono pagati i saldi dei programmi già svolti e per il momento non è confermato il finanziamento del 2018 dal quale dipendono 150 migranti ed il lavoro di diversi operatori sociali.</strong> <strong>Versamenti che sono stati regolarmente effettuati ai paesi limitrofi della Locride che gestiscono altre strutture di accoglienza.</strong></p>
<p>In una conferenza stampa congiunta, <strong>il presidente della Regione Mario Oliverio e Domenico Lucano hanno denunciato l’esistenza di un chiaro  disegno politico per chiudere l’esperienza Riace</strong>. I problemi sono iniziati con un’ispezione inviata dalla prefettura che ha prodotto un infondato verbale che giudica inadeguate le condizioni di vita dei migranti.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/gaLBGj_jEMY" height="315" width="560" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Il verbale non solo è in contraddizione con la precedente ispezione della stessa prefettura che aveva lodato il modello Riace ma soprattutto con la realtà. <strong>Le porte del paese sono aperte a tutti ed è sufficiente trascorrervi poche ore per rendersi conto di come vivono i migranti e dell’aria che si respira in un luogo che solo pochi anni fa stava morendo di spopolamento</strong>. <strong>La sezione di Catanzaro di Magistratura Democratica ha prodotto una contro inchiesta, una sorta di video-verbale indipendente che sarà presto reso pubblico e che smonta interamente i rilievi di merito della prefettura</strong>. Fra questi vi è anche la contestazione dell’uso dei cosiddetti  “bonus”, la moneta locale inventata da Lucano per rendere indipendenti i migranti negli acquisti dei beni di prima necessità. <strong>Una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti, perché oltre a favorire l’autonomia degli ospiti evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, ovvero quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata.</strong></p>
<p>“La nostra opinione è che le osservazioni critiche che a questo progetto vengono fatte siano di minimo rilievo. Sono osservazioni di carattere procedurale e formale, che esistono, ma che non hanno nulla a che vedere con la qualità del servizio”, spiega <strong>Gianfranco Schiavone vice presidente dell’ASGI</strong>, dopo aver studiato tutte le carte “Certo, una qualità del progetto che è andata diminuendo nell’ultimo anno e mezzo per carenza di fondi. <strong>Non si possono erogare servizi se non ci sono i soldi. Anche io ci vedo un disegno di chiusura che va avanti da tempo</strong>“.</p>
<p>Ma perché Riace fa tanta paura?</p>
<p>“Perché dimostra che è possibile. <strong>Hanno anche impedito la messa in onda sulla RAI del<a href="https://www.corrieredellacalabria.it/politica/item/141768-fiction-su-riace-sospesa-lucano-scelta-ingiustificata/"> film girato qui a Riace.</a></strong> Perché?”, si chiede il sindaco Lucano, che aggiunge: “<strong>La ragione è che 7-8 milioni di persone avrebbero visto che a Riace è possibile. E’ possibile in una delle zone più depresse d’Italia, dove l’accoglienza non si limita ad una dimensione etica ed umana ma diventa anche la soluzione al problema dello spopolamento</strong>”.</p>
<p>Non è probabilmente una casualità che i problemi di Riace e del suo sindaco siano iniziati quando l’attenzione mediatica nazionale e internazionale sul piccolo borgo ha iniziato a crescere. Riace è infatti  la testimonianza viva in grado di neutralizzare in maniera diretta e concreta la violenta propaganda d’odio governativa.</p>
<p><strong>La solidarietà al sindaco Lucano è arrivata da tutta Italia e la Rete dei Comuni Solidali ha avviato una raccolta popolare di solidarietà.</strong> “La Rete dei Comuni Solidali (RECOSOL), in accordo con le associazioni presenti durante il Riaceinfestival, avvia una raccolta popolare di solidarietà finalizzata a permettere al progetto di Riace di superare questa fase estremamente critica. Fase legata a ingiustificabili ritardi anche voluti da una politica ostile che vuole costringere alla chiusura un progetto di accoglienza divenuto noto in tutta Europa e che ha permesso di invertire il declino sociale, economico e demografico di una delle aree più difficili d’Italia, un’area caratterizzata da profonde infiltrazioni della criminalità organizzata. Riace rappresenta un modello di accoglienza e di legalità per tutti “, si legge nel comunicato della rete che lancia l’iniziativa.</p>
<p><strong>Presenti a Riace anche padre Alex Zanotelli, Luigi De Magistris e la sindaca di Barcellona Ada Colau, che ha scelto di fare dell’accoglienza e della lotta al discorso d’odio un punto cardine della politica metropolitana.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jqvdV5vRiG4" height="315" width="560" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>Per partecipare alla raccolta fondi con una una donazione unica o periodica (la campagna rimarrà attiva fino a dicembre 2018):  RECOSOL, IBAN: IT92R0501801000000000179515, causale Riace.</strong></p>
<p>Caterina Amicucci</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mi chiamo Jeronimo e vengo da Rio Negro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 16:02:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Mi ricordo che nel 1975 arrivarono delle persone nella comunità con degli zaini, poi ho capito cosa erano gli zaini fino ad allora non li avevo mai visti. Ci dissero &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/mi-chiamo-jeronimo-e-vengo-da-rio-negro/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mi ricordo che nel 1975 arrivarono delle persone nella comunità con degli zaini, poi ho capito cosa erano gli zaini fino ad allora non li avevo mai visti. Ci dissero siamo qui per un progetto a beneficio di tutte le comunità&#8221; cosi&#8217; Jeronimo rievoca quasi quarant&#8217;anni dopo il principio dell&#8217;orrenda epopea della costruzione della diga del Chixoy, nella regione guatemalteca di Baja Verapaz.<br />
Siamo negli anni &#8217;70 ed il Guatemala è nelle mani di una feroce dittatura instaurata due decadi prima in seguito ad un colpo di stato sostenuto dalla CIA. La Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo approvano il progetto della megadiga del Chixoy a beneficio di un gruppo di imprese, fra le quali l&#8217;italiana Cogefar, poi Impregilo, oggi Salini-Impregilo<br />
Quando le 33 comunità indigene, da sempre insediate lungo il fiume Chixoy, iniziano a rivendicare i propri diritti il governo scatena, attraverso l&#8217;esercito e gruppi armati paramilitari, una brutale repressione, fatta di rapimenti, torture e omicidi di massa. Nel villaggio di Rio Negro vengono massacrate 444 persone.<br />
Jeronimo è un attivista del MAR, il movimento Latinoamericano contro la costruzione di grandi dighe. Negli ultimi 10 anni insieme agli altri sopravvisuti del Chixoy, e ad una rete di organizzazioni internazionali, si è battutto non solo per ottener giustizia, ma anche per impedire che altre comunità venissero annientate per far spazio a nuovi progetti idroelettrici.<br />
Dopo quasi 25 anni, nel novembre scorso il governo del Guatemala si è formalmente impegnato a risarcire le comunità massacrate durante la costruzione della diga Chixoy con 154 milioni di dollari e lo scorso 15 ottobre il vice-presidente ha distribuito 11.200 dollari a 120 famiglie vittime dei massacri. Un&#8217; altra tranche di 22 milioni di dollari verrà distribuita altre 206 famiglie.<br />
Un pugno di dollari il cui valore è esclusivamente politico, il riconoscimento delle responsabilità del governo in un eccidio di massa grazie a tre decadi di lotta per ottenere verità e giustiza.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zd6ISQgb2Ns" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Jeronimo, che in questa lunga intervista ricostruisce lo sterminio della sua famiglia, si è salvato scappando in montagna con suo fratello dove è rimasto nascosto per tre lunghi anni.</p>
<p>&#8220;Siamo scesi dalle montagne perchè non avevamo più cibo ed eravamo braccati. Sono andato a Ixcan. Ixcan è lontano da Rabinal, ho impiegato trenta giorni per arrivarci a piedi [...]. Quando arrivo a Ixcan mi dico, ora sono salvo, il mio contributo sarà ottenere giustizia per quello che ci è successo. Non è andata così. Nel 2005 cominciano a parlare della diga di Xalalà, ed il dicorso del governo è &#8220;Sarà uguale al Chixoy&#8221;, questo mi ha gettato nella disperazione&#8221;.<br />
Ad oggi l&#8217;impianto idroelettrico di Xalalà non è stato ancora costruito e la lotta indigena prosegue.<br />
Nota: il racconto di Jeronimo è stato raccolto attraverso un&#8217;intervista di circa 80 minuti, quella che pubblichiamo è una difficilissima sintesi del racconto.</p>
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		<title>Lesbo, la rotta della solidarietà</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 17:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo scritto per &#8220;Il Granello di Sabbia&#8221; Il bel documentario “The island of all together”  dei registi Philip Brink e Marieke van der Velden ricorda come tutto, la scorsa estate, &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/lesbo-la-rotta-della-solidarieta/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo scritto per &#8220;<a href="http://www.italia.attac.org/index.php/granello-di-sabbia/10363-lesbo-la-rotta-della-solidarieta">Il Granello di Sabbia</a>&#8221;</p>
<p>Il bel documentario “<a href="www.theislandofalltogether.com">The island of all togethe</a>r”  dei registi Philip Brink e Marieke van der Velden ricorda come tutto, la scorsa estate, è cominciato sull&#8217;isola di Lesbo. Una stagione estiva diversa dalle altre, durante la quale molti turisti si sono trasformati in volontari per accogliere ed assistere le migliaia di rifugiati che sbarcavano sulle spiagge dalle piccole e affollatissime imbarcazioni in plastica. Intorno, una Grecia nel mezzo della crisi finanziaria e delle vergogose negoziazioni con l&#8217;UE, incapace di rispondere al piú grande spostamento di popolazione dell&#8217;epoca recente. Complice un incredibile vuoto istituzionale, in quest&#8217; isola a dieci ore di nave della capitale, dove molti abitanti conoscono bene il significato della parola rifugiati essendo scappati un secolo fa dall&#8217;Anatolia caduta nelle mani dell&#8217;esercito di Ataturk, si é sviluppato il piú fervido e interessante movimento di solidarietà degli ultimi anni.</p>
<p>Piú di mezzo milione di persone, in fuga da guerre, conflitti e povertá, sono passate in un anno dall&#8217;isola di Lesbo e insieme a loro migliaia di volontari da tutto il mondo che in pochi mesi hanno dato vita ad un incredibile sistema di accoglienza autogestito.</p>
<p>A cominciare dalle spiagge dove si facevano i turni per osservare il mare insieme a gruppi di soccorritori professionisti anche loro volontari sull&#8217;isola. La loro presenza ha contribuito ad evitare incidenti e a salvare vite. Solo nei primi tre mesi del 2016 piú di cinquecento persone sono morte affogate in un braccio di mare di pochi chilometri che qualcuno ha osato sfidare persino a nuoto o a remi. Senza i volontari sarebbero stati molti di piú. E poi le cucine ed i punti di accoglienza autogestiti che nei vari luoghi di approdo delle imbarcazioni offrivano cibo, bevande calde, coperte, scarpe e vestiti asciutti. Infine il campo di transito di Moria, dove il collettivo internazionale “<a href="http://www.betterdaysformoria.com/">Better days for moria</a>”, formato da chi era in quel luogo in quel momento, ha affittato un uliveto ed organizzato un luogo per rendere meno miserabile il viaggio della speranza di migliaia di persone. Tutto funzionava ventiquattr&#8217;ore al giorno, con turni da 8-10 ore di volontari che spesso passavano sull&#8217;isola solo pochi giorni. Una babele di persone diversissime che spaziava dagli anarchici greci ai cattolici ortodossi americani, che in piena autogestione e in un caos organizzato riuscivano a dar prova di un&#8217;efficienza miracolosa, costruendo giorno dopo giorno un vero e proprio modello di accoglienza solidale e autogestito.</p>
<p>L&#8217;atmosfera straordinaria dell&#8217;isola non sfuggiva nemmeno ai rifugiati. A Lesbo ho incontrato Peter, un volontario tedesco che viveva in un piccolo paese di cinquemila abitanti vicino Hannover. Lí erano arrivati 500 rifugiati e lui faceva volontariato nel centro di accoglienza locale. Loro gli hanno parlato di Lesbo, gli hanno detto che doveva assolutamente andare ad aiutare sull&#8217;isola dove loro erano stati accolti da soli volontari. Peter ha fatto le valigie ed é partito. Non un poliziotto né un&#8217; ambulanza sulle spiagge. Solo centinaia di volontari indipendenti, osteggiati, detestati da istituzioni e organizzazioni internazionali ma indispensabili per evitare il disastro. Un incredibile laboratorio che ha funzionato fino al 20 marzo quando è entrato in vigore l&#8217;accordo tra Turchia ed Unione Europea. In poche ore l&#8217;intero sistema di accoglienza autogestito è stato smantellato, l&#8217;hot spot di Moria si è trasformato in un centro di detenzione e la Grecia ha iniziato i respingimenti forzati verso la Turchia assistita dagli uomini di Forntex. Molti volontari si sono spostati ad Idomeni, la frontiera tra Grecia e Macedonia o ad Atene dove, dopo la chiusura della rotta balcanica, restano ancora bloccate migliaia di persone.</p>
<p>Gli internazionali rimasti sull&#8217;isola osservano le deportazioni che avvengono con lo stesso traghetto proibito ai rifugiati nel viaggio di andata.</p>
<p>Chi scappa dalla guerra è costretto a pagarlo tra i mille ed i duemila euro ai trafficanti turchi. Quella stessa Turchia considerata dall&#8217;Unione Europea paese sicuro per il rimpatrio dei rifugiati, Unione Europea che ha stanziato tre miliardi di euro per l&#8217;inquietante governo di Erdogan oltre ad aver assunto l&#8217;impegno di riprendere il processo di annessione e snellire le procedure di visti per lavoro dei cittadini turchi. Un accordo vergognoso, che sostanzialmente nega il diritto di asilo in Europa e per questo respinto dall&#8217;Acnur e dalle ONG che hanno sospeso le operazioni sulle isole greche e nell&#8217;hot spot di Moria.</p>
<p>Ma le guerre ed i conflitti seguono e, nonostante l&#8217;Europa rifiuti di assumersi le sue responsabilitá nel processo di destabilizzazione del nord Africa ed il Medio Oriente, le persone continuano a fuggire, su rotte ben piú pericolose come quella libica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lesbo, il freddo non ferma gli sbarchi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 17:56:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Caterina Amicucci (scritto per La Nuova ecologia) Anche oggi, nonostante le temperature invernali e il mare gelido, continuano a sbarcare nell’isola greca Lesbo tra le mille e le duemila &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/lesbo-il-freddo-non-ferma-gli-sbarchi/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Caterina Amicucci (scritto per <a href="http://lanuovaecologia.it/lesbo-freddo-non-ferma-gli-sbarchi/">La Nuova ecologia</a>)</p>
<p>Anche oggi, nonostante le temperature invernali e il mare gelido, continuano a sbarcare nell’isola greca Lesbo tra le mille e le duemila persone al giorno. La maggior parte sono siriani, iracheni e afghani. La storia dell’isola di Lesbo sembra indissolubilmente legata a quella dei rifugiati in fuga dalle guerre e dalle pulizie etniche. Fino al 1922 una parte dell’Anatolia apparteneva alla Grecia. L’avanzata dell’armata di Ataturk e la conquista della città di Smirne, data alle fiamme e interamente distrutta, costrinse un milione e mezzo di persone cresciute in Anatolia ad andarsene in Grecia. Molti scelsero la via del mare e approdarono a Lesbo dove esiste già un museo dei rifugiati. Quasi cento anni dopo la storia sembra ripetersi. Nel 2015 circa 850mila rifugiati sono arrivati in Europa passando per la Grecia e l’isola è stato il principale approdo di una massa umana in fuga dalla guerra. Le persone in fuga arrivano con dei gommoni dotati di piccoli motori fuoribordo sui quali i trafficanti stipano fino a 50 persone. L’imbarcazione viene poi affidata, in cambio di uno sconto, ad uno dei rifugiati che ha il compito di raggiungere la costa greca. Il costo della traversata varia tra i mille e i duemila euro. Un giro d’affari enorme. L’Europol ha stimato che nel 2015 il traffico di rifugiati e migranti nel Mediterraneo ha fruttato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.</p>
<figure id="attachment_63744"><img alt="Foto di Caterina Amicucci" src="http://i0.wp.com/lanuovaecologia.it/lane/wp-content/uploads/2016/02/rifugiati2.jpg?resize=630%2C419" width="630" height="419" /><br />
<figcaption>Foto di Caterina Amicucci</figcaption>
</figure>
<p>Incidenti e naufragi sono all’ordine del giorno, solo nel mese di gennaio le vittime in quel piccolo braccio di Egeo sono già 260, molti dei quali bambini. È quasi un anno che a Lesbo il flusso di migranti si è intensificato in maniera inarrestabile. Sarebbe difficile per qualsiasi paese europeo gestire un fenome migratorio di queste proporzioni, lo è a maggior ragione per un’isola che vive principalmente di turismo, in una Grecia castigata dai tagli alla spesa pubblica imposti dalle politiche europee di austerità. È in questo contesto che la scorsa estate molti turisti si sono trasformati spontaneamente in operatori umanitari dando il via ad un movimento internazionale di volontari che negli ultimi mesi ha costruito un’incredibile esperienza di accoglienza e solidarietà. Attraverso il passaparola, i social network e complice l’emozione suscitata dalla famosa foto del piccolo Aylan kurdi che ha fatto il giro del mondo, sono migliaia le persone accorse a Lesbo e nelle vicine isole di Chios, Samos e Leros.</p>
<figure id="attachment_63745"><img alt="Foto di Caterina Amicucci" src="http://i2.wp.com/lanuovaecologia.it/lane/wp-content/uploads/2016/02/rifugiati3.jpg?resize=630%2C419" width="630" height="419" /><br />
<figcaption>Foto di Caterina Amicucci</figcaption>
</figure>
<p>Si tratta soprattutto di volontari indipendenti, collettivi o piccole associazioni di scopo attorno ai quali si è strutturato un vero e proprio meccanismo autogestito di risposta all’emergenza. L’ Acnur (l’Alto Commissario per le Nazioni Unite) è presente solo dallo scorso ottobre senza un vero e proprio mandato per gestire il sistema di accoglienza sull’isola. Sono le persone comuni, gli attivisti, i pescatori, i pompieri volontari, i discendenti dei greci dell’Anatolia, che nei mesi scorsi hanno fatto la differenza nel salvare vite umane e rendere meno miserabile il viaggio della speranza di migliaia di persone in fuga dalla guerra. Sulle spiagge si allestiscono presidi per accogliere le barche in arrivo. Si cerca di garantire un approdo sicuro e prevenire incidenti. Si distribuiscono coperte, bevande calde, vestiti asciutti. L’80 % delle persone che arrivano sono affette da disturbo da stress post-traumatico a causa delle diverse esperienze vissute dal conflitto al precario viaggio in mare, ed anche il calore offerto dai volontari fa la sua parte. Tantissimi bambini ma anche molte persone anziane, le più provate e disorientate. Qualcuno ogni tanto chiede se effettivamente si trova in Grecia e perchè tutti parlino inglese. La risposta a volte li lascia a bocca aperta. Peter, un volontario tedesco, ha raccontato che nel suo paese di cinquemila abitanti sono arrivati cinquecento rifugiati che erano passati per Lesbo e gli hanno detto che doveva assolutamente andare a dare una mano sull’isola. E lui ha eseguito.</p>
<figure id="attachment_63759"><img alt="Foto di Caterina Amicucci" src="http://i2.wp.com/lanuovaecologia.it/lane/wp-content/uploads/2016/02/rifugiati4.jpg?resize=630%2C419" width="630" height="418" /><br />
<figcaption>Foto di Caterina Amicucci</figcaption>
</figure>
<p>Una volta a terra vengono trasferiti con degli autobus presso il centro di registrazione di Moria accanto al quale è nato un vero e proprio campo di transito autogestito attivo 24 ore su 24: si prepara e distribuisce cibo, bevande calde, scarpe, vestiti, tende, coperte. Si organizzano giochi per bambini. In un caos organizzato si riesce a rispondere alle esigenze di base di centinaia di persone al giorno e nei momenti di calma, e lingua permettendo, si raccolgono decine di storie. La famiglia che ha passato tre anni in Turchia aspettando che la guerra finisse ma ha perso le speranze. Chi è scappato da Raqqa, la città in mano allo Stato Islamico perchè rifiuta di obbedire alle sue regole oscurantiste. L’afghano che ha collaborato con gli americani e adesso è abbandonato e “fregato”. Tantissimi i ragazzi siriani che scappano per non andare a combattere.<br />
Negli ultimi giorni la situazione sta decisamente cambiando, Frontex e le autorità greche vogliono riprendere lentamente in mano la situazione con l’obiettivo di riportare il lavoro dei volontari nell’ambito di istituzioni o organizzazioni formalmente riconosciute.<br />
È difficile prevedere come evolverà la situazione nelle prossime settimane ma una cosa è certa: in questi mesi Lesbo è stato un bellissimo laboratorio sociale e di solidarietà.</p>
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		<title>Moria, la collina degli afghani</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 16:14:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Caterina Amicucci (anche su comune-info) Sono passate più di due settimane da quando sono tornata da Lesbo (leggi anche Tornare a Lesbo per fermare la strage). I primi giorni li &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/moria-la-collina-degli-afghani/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Caterina Amicucci (anche su <a href="http://comune-info.net/2016/01/lesbo-moria-sulla-collina-degli-afghani/">comune-info</a>)</p>
<p>Sono passate più di due settimane da quando sono tornata da <strong>Lesbo </strong>(leggi anche <strong><a title="Tornare a Lesbo per fermare la strage " href="http://comune-info.net/2016/01/tornare-a-lesbo-per-fermare-le-stragi-in-mare/" rel="bookmark">Tornare a Lesbo per fermare la strage</a></strong>). I primi giorni li ho trascorsi a letto con febbre, tosse e stanchezza. Poi il fisico è guarito e le sensazioni hanno cominciato a sedimentarsi. Lentamente, tra le tante cose vissute, sono iniziate ad emergere quelle dai contorni più definiti.</p>
<p><strong>Come tutti, ho passato notti e mattinate in spiaggia con altri volontari ad aspettare le barche cariche di rifugiati</strong>. Non c’è dubbio che sono stati momenti estremamente emozionanti. C’eravamo solo noi e loro. <strong>Non un poliziotto, un’ambulanza o altra traccia delle istituzioni. Sul “purtroppo” o “per fortuna” si è dibattutto e continueremo a dibattatere</strong>. Ma quel che certo è l’unicità di quella situazione, del condividere il primo passo in Europa di gente in fuga dalla guerra e in cui si mescolano pianti, abbracci, paura, sorrisi, urla, speranza, sigarette, foto, selfie, coperte di emergenza, bottiglie d’acqua, e mille altre cose. Un’esperienza umana fortissima.</p>
<p><img alt="DSC_0065" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2016/01/DSC_0065.jpg" width="620" height="412" /></p>
<p>Nonostante questo il mio cuore è rimasto lontano dal mare, a Moria, sulla collina degli afghani.</p>
<p><strong>A Moria c’è una base militare dove tutti i rifugiati, normalmente bagnati dalla vita in giù, vengono portati per la registrazione</strong>. L’attesa può durare da qualche ora a diversi giorni.</p>
<p>Si tratta dell’Hot Spot di Lesbo anche se, nonostante il filo spinato, resta un luogo sostanzialmente aperto. All’interno del compuond di Moria sono installate tutte le grandi Organizzazioni non governative ed è possibile ospitare qualche centinaio di persone, normalmente le famiglie con molti bambini.</p>
<p><strong>L’Acnur non ha nessun mandato sul campo di Moria</strong> e le Ong presenti all’interno non hanno dato, fin qui, prova di grandi capacità organizzative, non riuscendo di fatto a creare un meccanismo efficace di risposta alle esigenze di base.</p>
<p>Per questo negli ultimi mesi sulla collina adiacente alla base militare <strong>è nato un campo di transito interamente autogestito</strong> da volontari internazionali. Qualcuno lo chiama <em>Afghan hill</em> qualcun’altro <em>Olive groove</em>. Sotto il nome di “<strong><a href="http://www.betterdaysformoria.com/">Better days for Moria</a></strong>” (Giorno migliori per Moria) si è formato un collettivo internazionale i cui componenti cambiano in continuazione, che dopo aver affittato un uliveto ha iniziato, lo scorso ottobre, a provvedere ventiquattro ore al giorno alle esigenze di base dei rifugiati: distribuzione di cibo, bevande calde, vestiti asciutti, attività per bambini, tende, coperte, ambulatorio, informazioni, ecc.</p>
<p><img alt="DSC_0097" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2016/01/DSC_0097.jpg" width="620" height="412" /></p>
<p><strong>Ognuno può partecipare, basta recarsi alle 14 all’incontro di orientamento dei volontari</strong> e dare la propria disponibilità. Nell’info point c’è un grande tabellone dove ci si iscrive per il turno prescelto. Otto ore di lavoro: dalle 8-16, 16-24 e 24-8.</p>
<p><strong>Non esistono veri e propri coordinatori</strong>, ci sono alcuni volontari che sono lì da più tempo ed hanno partecipato alla fondazione del campo che hanno una visione d’insieme più precisa. Di fatto però c’è uno scambio continuo di esercizio della leadership e di responsabilità.</p>
<p>La maggior parte sono volontari indipendenti che si fermano pochi giorni e poi ci sono piccolissime associazioni e collettivi, alcune nate in maniera specifica e dotate di grande flessibilità.</p>
<p><strong>È una babele di persone di paesi diversi che possono incontrarsi e lavorare insieme anche solo per una notte e che, in un caos organizzato, riescono ad essere incredibilmente efficienti</strong>.</p>
<p><img alt="DSC_0067" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2016/01/DSC_0067.jpg" width="620" height="412" /></p>
<p><strong>Si distribuiscono centinaia di pasti, tè, calzini, scarpe, vestiti, coperte</strong> ed ogni giorno si lavora per rendere la permanenza dei rifugiati sull’isola meno miserabile lottando contro mille avversità, fra le quali la più insidiosa è la pioggia, che quando cade, trasforma la collina in una colata di fango.</p>
<p>Ma il giorno dopo ci si infila un paio di stivali, ci si rimbocca le maniche e si ricomincia.<br />
Moria è <strong>una testimonianza viva di quello che la solidarietà senza confini può costruire</strong> ed e la prova dell’esistenza di alternative concrete alle barbarie quotidiane alle quali passivamente assistiamo. È un modello di accoglienza autogestita ed umana. Arrivederci Lesbo!</p>
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		<title>In Grecia non sappiamo piú per chi votare</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/in-grecia-non-sappiamo-piu-per-chi-votare/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2015 15:50:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Caterina Amicucci (scritto per comune-info) «Che dire? Qui è un casino siamo tutti disorientati», mi dice Iassonas, attivista di Sostetonero (Salviamo l’acqua) e fino a ieri militante di Syriza, in un caffè &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/in-grecia-non-sappiamo-piu-per-chi-votare/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Caterina Amicucci (scritto per <a href="http://comune-info.net/2015/08/in-grecia-non-sappiamo-piu-per-chi-votare/">comune-info</a>)</p>
<p>«Che dire? Qui è un casino <strong>siamo tutti disorientati</strong>», mi dice Iassonas, attivista di <em>Sostetonero</em> (Salviamo l’acqua) e fino a ieri militante di Syriza, in un caffè nella piazza Aristotele di Salonicco. <strong>Iassonas è un insegnante  precario che ogni anno viene spedito in un’isola diversa.</strong> Quest’inverno ha insegnato a Tilos, 19 ore di nave da Atene, è tornato dalla sua famiglia solo durante le vacanze di Natale.</p>
<p>«Quello che è successo è incomprensibile e schizofrenico. Dopo aver generato un’aspettativa enorme nella gente, non solo in Grecia ma in tutta Europa, adesso ci troviamo in una situazione imbarazzante. Alle persone io non so più cosa dire. E’ ovvio che non posso continuare a far parte di un partito che ha tradito la sua stessa ragion d’essere. <strong>Tsipras avrebbe dovuto riconoscere che la strategia di stare nell’eurozona senza <em>austerity</em> è irrealizzabile</strong>,<strong> convocare nuove elezioni e riorganizzare le posizioni del partito.</strong> Invece ha fatto accordi con la destra per portare a casa il nuovo <em>memorandum</em>, è una amnistia implicita dei responsabili del nostro disastro e noi ci ritroviamo peggio di prima».</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/08/soshalkidiki.jpg"><img class="size-medium wp-image-251 alignleft" style="margin: 5px;" alt="soshalkidiki" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/08/soshalkidiki-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p>L’aria che si respira a Salonicco è di sospensione e confusione. C’è molta amarezza. In strada carpisco una conversazione tra due madri mentre, sul marciapiede di fronte, passeggia il vice-ministro delle finanze: «<strong>Abbiamo dato cinque anni della nostra vita nelle strade e adesso questi qua fanno accordi con Nuova Democrazia</strong>». Il prossimo 20 agosto Syriza chiederà la fiducia in Parlarmento. Le opposizioni che lo hanno aiutato a portare a casa il terzo <em>memorandum</em>, quello che fra tutti avrà gli effetti più duraturi, hanno dichiarato che voteranno contro, come anche i 47 dissidenti interni al partito di Tsipras. Molto probabilmente il governo cadrà e saranno convocate nuove elezioni per fine settembre. Syriza si dovrebbe spaccare in due. Nascerebbe una nuova formazione che potrebbe raccogliere il consenso di Zoe Konstantopoulou, l’attuale presidente del parlamento, l’ex-ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, l’appoggio dei partiti extraparlamentari di sinistra e di una parte dei movimenti sociali. Ma tutto è ancora in divenire, in questo caldo ferragosto greco. Chi è rimasto attivo in città brancola nel buio e nell’ansia.</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">Anche Kostas, sindacalista in EYATH, l’impresa che gestisce il servizio idrico a Salonicco, e attivista del movimento contro la privatizzazione dell’acqua, Iniziativa 136, si mostra basito: «Dopo aver organizzato il </span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://www.dalbasso.net/ciao-mondo/">referendum contro la privatizzazione dell’acqua</a><span style="line-height: 1.5em;"> lo scorso anno, e dopo aver ottenuto una sentenza favorevole della Corte costituzionale, adesso ci ritroviamo di nuovo le società del servizio idrico nel fondo privatizzazioni. </span><strong style="line-height: 1.5em;">In questi mesi il governo non ha fatto nulla di quello che aveva promesso,</strong><span style="line-height: 1.5em;"> a parte riaprire la TV pubblica».</span></p>
<p>In effetti, <strong>la ERT è stata riaperta a maggio,</strong> anche se con un organico dimezzato e una sorta di discriminazione dei protagonisti dell’occupazione durata due anni nella sede di Salonicco. A nessuno di loro sono stati affidati compiti di responsabilità nei notiziari, sono stati tutti destinati ai programmi di approfondimento. «Da una parte io preferisco», mi dice Christina giornalista della ERT, «ho più libertà nei programmi di approfondimento e adesso, dopo quasi due anni di autogestione, non ne avrei potuto più fare a meno».</p>
<p>«C’è un mio collega che votava Nuova democrazia», continua Kostas, «poi ha votato per il Pasok, poi Syriza. Adesso cosa dovrebbe fare? Diventare anarchico? Il problema è <strong>che tra un mese andremo alle elezioni e non sapremo per chi votare. Nessuno ha più  fiducia in niente.</strong> Penso che ormai l’unico modo è prendere in mano le nostre vite, organizzarci dal basso con iniziative sociali e modelli economici alternativi e smettere di sperare che la soluzione arrivi dall’alto».</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/08/soskalkidi.jpg"><img class="size-medium wp-image-250 alignleft" style="margin: 5px;" alt="soskalkidi" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/08/soskalkidi-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Proprio per discutere di questo, molti dei partecipanti ai movimenti si sono dati appuntamento <strong>da domani, martedì 18 agosto, </strong><strong>a Ierissos, nella penisola calcidica</strong>, per un <a href="http://camp.beyondeurope.net/">campeggio anti-autoritario</a>. Quello che sembrava essere un appuntamento della frangia libertaria è diventato un’altra cosa. E’ riuscito a coinvolgere un ampio settore sociale del paese e, soprattutto, a comunicare all’esterno. <strong>Sono infatti 280 i delegati stranieri registrati</strong>, un numero che supera largamente ogni più rosea aspettativa. Molti i tedeschi di <a href="https://blockupy.org/en/">Blockupy </a>, che sono anche co-organizzatori dell’evento.</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">Ci aspetta una settimana di discussione, di lotta e di socialità. L’assemblea di apertura è prevista per questa sera e sarà animata dal racconto di molte lotte. Si va</span><strong style="line-height: 1.5em;">dalla Grecia ai No Tav della Val di Susa, passando per Istanbul, con il movimento di Gezi Park.</strong><span style="line-height: 1.5em;"> </span><strong style="line-height: 1.5em;">L’apice del campeggio sarà una grande manifestazione alla miniera d’oro e rame di Skouries</strong><span style="line-height: 1.5em;">, un progetto di cessione dello sfruttamento del territorio alla multinazionale canadese Eldorado Gold che, negli ultimi anni, ha già visto una repressione molto dura contro le proteste. «Ciao cara, ci vediamo lì», si congeda Iassonas «e speriamo che la polizia non faccia problemi. Siamo picchiati per strada dalla polizia del nostro stesso governo, te ne rendi conto?». Si, me ne rendo conto. Ciao.</span></p>
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		<title>L’ultima pietra del Partenone</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 11:42:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Caterina Amicucci In questi giorni, fra tutto quello che viene scritto e condiviso in rete sulla Grecia, é circolato molto il documento delle proposte greche con le correzioni in rosso della &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/227/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 1.5em;">di Caterina Amicucci</span></p>
<p>In questi giorni, fra tutto quello che viene scritto e condiviso in rete sulla Grecia, é circolato molto<strong><a href="http://www.skai.gr/files/1/aalex7/5pagedoc2462015.pdf"> il documento delle proposte greche</a></strong> <strong>con le correzioni in rosso della Troika</strong>.  Da questo testo si é dedotto che i punti di maggiore disaccordo fra le parti siano l’aumento dell’Iva e la questione delle pensioni,  che di fatto per molte famiglie rappesantano oggi l’unica fonte di ingresso. A questo documento stranamente mancano delle pagine, ovvero la parte finale riguardante<strong> il programma di privatizzazioni imposto dalla Banca centrale</strong>, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea come condizione del piano di salvataggio nel 2012.</p>
<p>Una lettura del <strong><a href="http://download.repubblica.it/pdf/2015/economia/proposta-ue-grecia.pdf">documento finale completo</a></strong>, circolato molto meno dell’altro, aiuta a capire perchè “<strong>la proposta” della Troika è inaccettabile.</strong></p>
<p>Prima di tutto occorre dare uno sguardo a <strong>questo agghiacciante <a href="http://www.hradf.com/en">sito-web</a>.</strong> Si tratta della pagina ufficiale del Taiped o Fondo per lo Sviluppo degli Asset della Repubblica Ellenica (Hrdaf). In questo fondo durante il precedente governo, è stato trasferito<strong> l’intero patrimonio pubblico della Grecia</strong>: porti, aeroporti, ferrovie, imprese statali, proprietà immobiliari, perfino isole e spiagge. Obiettivo: dare un prezzo a ogni cosa e vendere tutto a investitori privati.</p>
<p><a href="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2015/06/20131026_bkp505.jpg"><img alt="20131026_bkp505" src="http://comune-info.net/wp-content/uploads/2015/06/20131026_bkp505.jpg" width="590" height="332" /></a></p>
<p>Ovvero <strong>disfarsi dell’intero patrimonio pubblico del paese, fino all’ultima pietra del Partenone</strong> se necessario, <strong>per ripagare il debito</strong>. L’elenco delle vendite effettuate é visionabile sullo stesso <strong><a href="http://www.hradf.com/en/portfolio?keys=&amp;field_asset_category_tid_i18n[]=1&amp;field_asset_category_tid_i18n[]=2&amp;field_asset_category_tid_i18n[]=3&amp;field_asset_status_tid_i18n[]=7">sito</a></strong>: vi troviamo la lotteria di stato, acquisita per altro da <strong><a href="http://www.hradf.com/sites/default/files/attachments/20121212-press-release-state-lotteries-en1.pdf">un consorzio al quale partecipa anche la Lottomatica</a></strong>, la società del calcio scommesse , numerose proprietà immobiliari.</p>
<p>Le privatizzazioni dei settori strategici erano previste per il 2015 nonostante già lo scorso anno il tentativo di vendere la società che gestisce il servizio idrico di Salonicco era stata fermata da <strong><a href="http://www.dalbasso.net/ciao-mondo/">un referendum cittadino </a></strong>e dal parere contrario della Corte costituzionale<strong>. Dopo le elezioni di gennaio, intenzione dichiarata del governo Tsipras era fermare il programma di svendita e  privatizzazioni.</strong></p>
<p>Per questo al punto 10  della “proposta” della troika si legge : “Il Consiglio direttivo del Hrdaf dovrá approvare il suo piano di sviluppo degli asset privatizzando tutto ciò che era giá incluso nel fondo prima del 31 dicembre del 2014. Ed il governo deve approvare il piano”.</p>
<p>A dicembre del 2014 Tsipras non era ancora stato eletto. Sostanzialmente si tratta di una vera e propria <strong>esautorazione del governo dalla gestione della cosa pubblica</strong>che equivale di fatto ad un commissariamento. Lo stesso capitolo prosegue intimando di prendere<strong> “misure irreversibili” </strong>per concludere le privatizzazioni giá in corso dei porti del Pireo e di Salonicco, delle ferrovie e degli aeroporti regionali.</p>
<p>Nessun governo che voglia conservare un minimo di sovranità nazionale potrebbe accettare una cosa del genere. Ed <strong>il dramma greco è esattamento questo, subire il primo esperimento applicato e perseguito con tenacia  da anni, di una nuova forma di stato nazione senza alcuna sovranità.</strong> È l’approdo finale di un processo che il neoliberismo costruisce con pazienza da tre decadi.</p>
<p>scritto per <a href="http://comune-info.net/">comune-info.net</a></p>
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		<title>Grecia chiama Europa per il festival dell&#8217;economia cooperativa</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/grecia-chiama-europa-per-il-festival-delleconomia-cooperativa/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2014 15:39:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Grecia e&#8217; viva.  Nonostante cio&#8217; che  avviene a due passi da casa nostra  continui ad essere sepolto in un assordante silenzio,  c&#8217;e&#8217; tutto un mondo che resiste ostinatamente alle &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/grecia-chiama-europa-per-il-festival-delleconomia-cooperativa/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/09/vio-me.jpg"><img class="size-full wp-image-195 alignleft" style="margin: 10px;" alt="vio me" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/09/vio-me.jpg" width="295" height="171" /></a>La Grecia e&#8217; viva.  Nonostante cio&#8217; che  avviene a due passi da casa nostra  continui ad essere sepolto in un assordante silenzio,  c&#8217;e&#8217; tutto un mondo che resiste ostinatamente alle politiche dell&#8217;austerity segnando qualche importante vittoria, creando innovazione sociale e sperimentando nuove forme di autorganizzazione.</p>
<p>Dopo l&#8217;indiscusso successo del<a href="http://www.dalbasso.net/ciao-mondo/">referendum contro la privatizzazione</a> dell&#8217;acqua di Salonicco dello scorso 18 maggio la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la privatizzazione del servizio idrico costringendo il governo a fare marcia indietro sia ad Atene che a Salonicco. Martedi&#8217; 2 settembre,<a href="http://www.dalbasso.net/da-tv-pubblica-a-tv-libera-viaggio-nella-ert-occupata-di-salonicco/"> i lavoratori della ERT</a> ormai da 15 mesi occupano l&#8217;edificio e continuano a trasmettere in streaming hanno inaugurato una nuova ambiziosa fase: costruire una televisione partecipata aperta alla collaborazione di cittadini ed attivisti.</p>
<p>E mentre il governo sta riversando tutto il suo impegno nella vendita delle spiagge agli investitori stranieri,  continuano a fiorire le iniziative di cooperativismo e autogestione.</p>
<p>La vios-coop, a Salonicco, ha chiuso brillantemente i suoi primi sei mesi di attivita&#8217;. Si tratta di una cooperativa di consumo nata dall&#8217;impegno di 300 famiglie. &#8220;Ognuno ha messo 150 Euro per raccogliere il capitale sociale ed aprire questo piccolo supermercato che vende solo prodotti locali, di filiera corta  e compatibili con il nostro codice etico&#8221; spiega Kostas, uno dei promotori dell&#8217;iniziativa. &#8220;I membri della cooperativa partecipano attivamente alal selezione dei prodotti ma il punto vendita e&#8217; aperto a tutti, oggi  viene a fare la spesa qui molta gente del quartiere&#8221;.</p>
<p>Ma la lista e&#8217; lunghissima: la fabbrica recuperata Vio.Me, le cliniche e le farmacie solidali che danno risposte concrete all&#8217;esclusione di gran parte della popolazione dal sistema sanitario nazionale, il progetto di gestione cooperativa dell&#8217;acqua di Iniziativa 136, banche del tempo, centri sociali e via dicendo</p>
<p>Tutte queste realta&#8217; si sono date appuntamento ad Atene dal 10 al 12 Ottobre  in occasione del <a href="http://www.festival4sce.org/en/">III Festival dell&#8217;Economia Solidale e Cooperativa</a>  invitando a partecipare anche iniziative analoghe di tutta Europa. Nelle tre giornate si alterneranno dibattiti e workshop sui temi dei  beni comuni, reti di scambio, monete complementari, lavoro collettivo, comunita&#8217; ecologiche, gestione dei rifiuti, partecipazione sociale.</p>
<p>Per finanziare l&#8217;iniziativa e&#8217; stata aperta una <a href="http://www.festival4sce.org/crowdfunding-italiano/">campagna di crowdfunding </a>alla quale tutti sono invitati a contribuire. Un&#8217;iniziativa importante per conoscere e scambiare esperienze di resistenza ed autogestione.</p>
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