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	<title>dalbasso.net &#187; Diario</title>
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		<title>15 anni dopo Genova, il mondo che non volevamo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 11:01:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni 20 luglio non posso fare a meno di tornare a quei giorni del 2001. Oggi però c&#8217;è qualcosa di diverso e di definitivo in questo anniversario, la consapevolezza che &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/15-anni-dopo-genova-il-mondo-che-non-volevamo/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova2.jpg"><img class="size-medium wp-image-287 alignleft" style="margin: 5px;" alt="genova2" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova2-292x300.jpg" width="292" height="300" /></a>Ogni 20 luglio non posso fare a meno di tornare a quei giorni del 2001. Oggi però c&#8217;è qualcosa di diverso e di definitivo in questo anniversario, la consapevolezza che il mondo è un luogo peggiore, più barbaro, vuoto, ostile e violento di 15 anni fa.</p>
<p>Ripenso spesso con un sorriso al nostro slogan “un altro mondo è possibile”. Eravamo giovani, cresciuti tra le suggestioni di un mondo che non esisteva piu&#8217;. Non avevamo delle guide, ci barcamenavamo in maniera autodidatta. Eravamo un gruppo, ci preparammo per andare a Genova ma avevamo difficoltà a scegliere la nostra piazza. Alla fine optammo per Piazza Manin.</p>
<p>Alcuni di noi erano affascinati dall&#8217;insurrezione zapatista ma era difficile tradurla nella nostra realtà. Quale mondo volevamo esattamente? Non lo abbiamo mai declinato né allora né in tutti gli anni successivi. Abbiamo consapevolmente evitato di farlo e quando ci abbiamo provato ci siamo spesso trovati in disaccordo. Eppure quella suggestione, che altro non era che una possibilità, ha messo insieme la coalizione sociale più ampia e variegata che si era mai vista. Ha fatto tanta, tanta, paura ed è stata soffocata nel nostro sangue. Non avevo ancora smacchiato i vestiti che indossavo a Genova quando l&#8217;11 settembre è iniziata la guerra permanente. Fino ad oggi l&#8217;Europa è riuscita a tenerla a distanza mentre da questa parte della trincea ci inondava di cemento e centri commerciali, ma ora gli argini stanno cedendo.</p>
<p>Poi nel 2011, dieci anni dopo sembrava avessimo vinto, con una coalizione altrettanto ampia e con un altro slogan “si scrive acqua, si legge democrazia”. Avevamo sfidato le istituzioni sul loro piano, quello degli strumenti costituzionali, in una consultazione popolare antiliberista.  Quello che è successo dopo ha dimostrato chiaramente che la democrazia è ormai un simulacro e che il re è nudo da tempo, ben prima che Barroso venisse arruolato nell&#8217;esercito di Goldman Sachs dopo la vittoria del Brexit.</p>
<p>Quest&#8217;anno mi sono trovata un&#8217;altra volta in una comunità eterogenea. In assoluto la più diversificata che io abbia mai sperimentato: Lesbo. Centinaia di attivisti, volontari, militanti provenienti da tutto il mondo, dagli anarchici greci a gruppi cattolici americani, passando per tutto quello che c&#8217;è in mezzo. Distribuire acqua, cibo, coperte, scarpe e calzini accanto a persone con le quali non avevo nulla a che spartire, sotto tutti i punti di vista.</p>
<p>Ma che è successo in questi 15 anni? Come sono finita dal lottare per un altro mondo possibile a distribuire calzini a gente traumatizzata che sbarcava in canotto sulle spiagge di un&#8217;isola turistica di un paese europeo? Moltissime cose ovviamente, solo tre che per me sono importanti:</p>
<ul>
<li>STATO. In fondo credevamo ancora nello stato. A Genova ci rivoltavamo contro le istituzioni finanziarie internazionali, gli accordi commerciali multilaterali, la tecnocrazia dell&#8217;organizzazione mondiale del commercio, il debito ed il divario nord/sud. Contestavamo l&#8217;esautorazione degli stati nazionali e lo svuotamento della democrazia. La trappola dell&#8217;Euro e del reale progetto Europeo, sarebbe scattata pochi mesi dopo, ma non l&#8217;avevamo ancora capita. Non mi sentivo anarchica. Un altro mondo era possibile dentro il solco della lunga marcia della conquista dei diritti delle generazioni precedenti. Percepivo lo stato ancora come un possibile mediatore, magari difettoso ma potenzialmente recuperabile. Avevo sottovalutato il tema della complessità, già evidente all&#8217;epoca, ma in rapida ascesa negli anni successivi. Una società globale complessa radicalmente dipendente dalla tecnologia, dalle risorse e da conoscenze altamente specializzate. Lo stato oggi non possiede nessuno di questi tre requisiti che sono invece fortemente concentrati nelle mani di soggetti privati. Di fatto non può garantire nessuna governance reale ed il processo è irreversibile perché se da un lato la complessità aumenta ogni giorno, dall&#8217;altro non si può insorgere contro un algoritmo o un nemico invisibile. Lo Stato Nazione ha evidentemente esaurito la sua funzione e l&#8217; Europa è il braccio armato del capitale. Che fare?<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova3.jpg"><img class="size-medium wp-image-288 alignright" style="margin: 5px;" alt="genova3" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova3-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></li>
<li><span style="line-height: 1.5em;">CAPITALISMO ESTRATTIVO. A Genova manifestavamo contro il neoliberismo economico che è ideologicamente morto nel 2008. L&#8217;assioma del non intervento dello stato in economia è stato spazzato via da centinaia di miliardi di soldi pubblici riversati nel sistema bancario privato. Siamo in un&#8217;altra fase, peggiore della precedente, quella che alcuni definiscono “capitalismo estrattivo” che estremizza la deregolamentazione neoliberista ed accumula la ricchezza per espropriazione. E&#8217; interessante notare che l&#8217;Inghilterra, sempre all&#8217;avanguardia del capitalismo avanzato, provi a spingersi fuori dall&#8217;Unione Europea proprio ora che il progetto liberista del vecchio continente è compiuto. Ma anche la deregolamentazione estrema e l&#8217;accumulazione eccessiva di potere nelle mani di pochi che perseguono interessi individuali talvolta confliggenti, produce empasse nella governance. Il risultato è il caos che stiamo vivendo e che necessariamente produrrà un inasprimento e nuove forme di conflitto di cui è difficile prevedere le conseguenze. E&#8217; evidente che il capitalismo è entrato in una fase di crisi e di instabilità ma è impossibile uscirne perchè non esiste un&#8217;alternativa.</span></li>
<li><span style="line-height: 1.5em;">ASSORBIMENTO. Siamo stati assorbiti. Salvo alcune eccezioni non siamo riusciti a conservare e moltiplicare degli spazi collettivi realmente fertili e al passo con i tempi. Ci siamo atomizzati in microprogetti, microcomitati, iniziative individuali, stili di vita degni di interesse ma inevitabilmente affetti da un certo grado di complicità e riproduzione delle logiche dominanti. Abbiamo organizzato tantissimi eventi e poche idee. Ci siamo assuefatti alla guerra, alla violenza, alle nostre città gentrificate. Anche noi facciamo gli aperitivi in quei luoghi dove pullula il perbenismo benpensante borghese che bolla qualsiasi fenomeno di  dissenso seppur scomposto come populista, con disprezzo e senza nessun argomento. Anche noi abbiamo assorbito quell&#8217;inguaribile ottimismo di berlusconiana e renziana maniera, per cui qualsiasi critica o autocritica è classificata come distruttiva e sfigata. L&#8217;individualismo e l&#8217;autoreferenzialità hanno avuto la meglio. Facciamo di tutto pur di non mettere in discussione il nostro piccolo salvagente alla deriva che ci consente di sopravvivere. Personalmente impiego gran parte delle mie energie nel respingere tale assorbimento incontrando enormi difficoltà.</span></li>
</ul>
<p><span style="line-height: 1.5em;">Quando sono arrivata a Genova il 19 luglio del 2001, tutto era pieno di significato, tutto sembrava possibile e mi sentivo parte di una grande collettività. Oggi sono consapevole che un altro mondo non è possibile e che qualsiasi azione finalizzata al cambiamento sistemico cadrà nel vuoto o verrà anch&#8217;essa assorbita. Possiamo solo resistere e provare a recuperare quelle isole nella rete dell&#8217; utopia pirata, operando scelte di radicale e rivendicata  autonomia e praticando la solidarietà concreta con “gli espulsi” del sistema.</span><span style="line-height: 1.5em;">In attesa di trovare una collettività ed il coraggio di affrontare la prima, provo a dedicarmi alla seconda. </span></p>
<p>Per questo  mi sono ritrovata a Lesbo a distribuire calzini e scarpe accanto a centinaia di donne e uomini arrivati li da mezzo mondo, quasi tutti da soli, senza un&#8217;organizzazione collettiva. Eravamo &#8220;indipendent volunteers&#8221;, gruppi che operavano in regime di autogestione in una zona temporaneamente autonoma. E in tanti anni non avevo mai visto un autogestione cosi efficiente.</p>
<p>Caterina Amicucci</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Video &#8211; Lesbo 2015</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 17:53:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A dicembre scorso arrivavo a Lesbo con la mia macchina fotografica, oltre che per dare una mano, per raccontare attraverso il mio blog quello che stava succedendo nelle isole dell&#8217;Egeo. &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/video-lesbo-2015/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A dicembre scorso arrivavo a Lesbo con la mia macchina fotografica, oltre che per dare una mano, per raccontare attraverso il mio blog quello che stava succedendo nelle isole dell&#8217;Egeo. La prima settimana ho fatto alcune riprese e scattato qualche fotografia. Poi ho smesso. C&#8217;erano troppi obiettivi puntati, troppe cose da fare, troppi pensieri per la testa. Sono tornata da qualche mese anche se un pezzetto l&#8217;ho lasciato laggiù, dall&#8217;altra parte del Mediterraneo. Ieri ho deciso che era arrivato il momento di far scappare queste immagini dall&#8217;hard disk. Sono immagini sporche, macchiate dal tremito delle mani quando ho visto il primo gommone arrivare in spiaggia o catturate solo con la destra perchè nella sinistra avevo sempre qualcosa da trasportare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/YO9TrvAm61A" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Verso Lesbo, per restare umani</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2015 15:46:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[anche su comune-info Dall’inizio dell’anno sono circa ottocento mila i rifugiati che hanno attraversato la Grecia per raggiungere l’Europa seguendo la rotta balcanica. Un esodo dalle proporzioni epiche. Si tratta &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/verso-lesbo-per-restare-umani/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>anche su <a href="http://comune-info.net/2015/12/verso-lesbo-per-restare-umani/">comune-info</a></p>
<p><strong>Dall’inizio dell’anno sono circa ottocento mila i rifugiati che hanno attraversato la Grecia per raggiungere l’Europa seguendo la rotta balcanica. Un esodo dalle proporzioni epiche</strong>. Si tratta soprattutto di siriani, iracheni e afghani in fuga dalla guerra. La maggior parte si affida al mare e ai suoi trafficanti. Le isole greche di Lesbo, Leros, Chios e Samos distano infatti poche miglia dalla costa turca. Pagano tra i mille e i duemila euro a persona per essere stipati su dei canotti equipaggiati con piccoli motori fuoribordo a volte senza nemmeno la benzina sufficiente per completare la traversata.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Th5lCKjtOLQ" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>A Lesbo arrivano in migliaia, ogni giorno e nel mese di ottobre si sono registrati picchi di 10/12 mila persone in un solo giorno. <strong>Le morti e i naufragi sono quotidiani, sull’isola si fa persino fatica a trovare luoghi idonei a seppellire i cadaveri che il mare restituisce sulle spiagge</strong>. E di fronte a questa situazione l’Europa sferra l’ennesimo attacco ai popoli del Mediterraneo.</p>
<p>Da un lato<strong> l’Ue lascia la Grecia sola ad affrontare una crisi umanitaria che non ha precedenti</strong> in epoca recente in territorio europeo. Una Grecia già costretta alla macelleria sociale imposta dal terzo memorandum che non ha mezzi e infrastrutture per gestire una crisi di queste proporzioni, quasi fosse l’ennesimo castigo della troika. Dall’altro<strong> sigla un accordo con la Turchia</strong>, dove Erdogan ha gettato definitivamente la maschera rivelandosi per quello che è: un leader autoritario e guerrafondaio (ne parla, tra gli altri, Enrico Euli in <strong><a title="Guerra, crisi, clima. Mamma li trucchi " href="http://comune-info.net/2015/12/mamma-li-trucchi-turchia/" rel="bookmark">Guerra, crisi, clima. Mamma li trucchi</a></strong>). A lui e al suo governo tre miliardi di euro per limitare il flusso dei rifugiati verso l’Europa. Si calcola che sono circa due milioni i rifugiati nei campi al confine tra Turchia e Siria, una massa umana che in assenza di una soluzione al conflitto siriano continuerà a muoversi in maniera inarrestabile verso nord-ovest. I primi effetti dell’accordo Merkel-Erdogan sono già evidenti, circa 3.000 persone sono state arrestate nei giorni scorsi poco prima di imbarcarsi per le isole dell’Egeo aggiungendo un’ulteriore umiliazione al già atroce viaggio verso un luogo sicuro.</p>
<p>Umiliazione e vergogna ad ogni frontiera, dove i rifugiati versano in condizioni disumane e degradanti, da Lesbo a Calais, passando per Idomeni, il confine tra Grecia e Macedonia chiuso nei giorni scorsi e trasformatosi in teatro di violenti scontri. Ma anche Croazia, Slovenia e Ungheria.</p>
<p>C’è qualcosa che colpisce in questa assoluta barbarie.<strong> L’assenza pressochè totale dell’intervento istituzionale ha generato una risposta autorganizzata della gente, in ogni punto di approdo e in alcuni casi di transito</strong>, come a Roma con l’esperienza del centro Baobab, chiuso proprio pochi giorni fa dalla come sempre “lungimirante” amministrazione capitolina.</p>
<p>Da mesi a Lesbo sono centinaia di volontari internazionali a gestire la crisi in maniera quasi totalmente autogestita. Dall’accoglienza sulle spiagge, alla distribuzioni di beni di prima necessità nei campi di registrazione fino al soccorso in mare operato da alcuni persone specializzate, come il gruppo catalano <strong><a href="http://www.proactivaopenarms.org/">Proactiva Open Arms</a></strong> che ha salvato da settembre ad oggi centinaia di vite umane. E mentre concludo questo articolo Lesbo compare insieme al sole all’orizzonte. Arrivo sull’isola con uno zaino ed un <strong><a href="http://egeocalling.worpress.com">blog </a></strong>per raccontare. Un imperativo per cercare di restare umani.</p>
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		<title>Su Podemos e l&#8217;anno elettorale</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/su-podemos-e-lanno-elettorale/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 17:08:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diario]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra una settimana in Andalusia si vota.  A questa regione del sud, segnata da profonde e storiche disuguaglianze sociali,  tocca aprire una stagione elettorale che segnera&#8217; tutto il 2015 spagnolo. &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/su-podemos-e-lanno-elettorale/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fra una settimana in Andalusia si vota.  A questa regione del sud, segnata da profonde e storiche disuguaglianze sociali,  tocca aprire una stagione elettorale che segnera&#8217; tutto il 2015 spagnolo.  </strong>&#8220;Il cambiamento inizia in Andalusia&#8221;  è lo slogan di Teresa Rodriguez, attuale europarlamentare e candidata di Podemos alla presidenza della regione. Il prossimo 22 marzo sei  milioni di persone saranno chiamate alle urne e per la prima volta potranno votare Podemos in una consultazione che avra&#8217; effetti interni. Il partito ha  infatti esattamente un anno di vita, essendosi costituito a marzo del 2014 per partecipare alle elezioni europee nelle quali ha ottenuto l&#8217;8% inviando a Bruxelles 5 Eurodeputati.  Ma perche&#8217; si comincia dall&#8217;Andalusia?</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/teresa.jpg"><img class="size-medium wp-image-212 alignleft" style="margin: 5px;" alt="teresa" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/teresa-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Circa un mese fa Susana Diaz l&#8217;attuale governatrice del partito socialista ha rotto unilateralmente l&#8217;alleanza di governo con Izquierda Unida convocando anticipatamente le elezioni. Questa mossa aveva lo scopo di cogliere in contropiede Podemos che a livello regionale è ancora in una fase di articolazione territoriale. Il partito socialista governa l&#8217;andalusia da sempre ed i sondaggi lo danno in netto vantaggio anche questa volta. Ma sappiamo bene che le previsioni in questi momenti non valgono un fico secco e  la signora Diaz ha dimenticato di fare i conti con il fatto che Teresa Rodriguez è di Cadice ed è sicuramente una delle persone piu&#8217; apprezzate dell&#8217;attuale  leadership di Podemos.  Teresa proviene da <a href="http://www.anticapitalistas.org/">Izquierda AnticapiCapitalista,</a> (un partito di sinistra radicale che lo scorso gennaio si è trafomato in associazione per confluire in Podemos) e qui è conosciuta e apprezzata da tutti come un attivista di base a differenza dei vari Pablo Iglesias, Monedero ed Errejòn che sono percepiti  da molti una èlite madrileña universitaria.  Ha un sostegno ampio anche nei circoli libertari e non è escluso che ce la possa fare veramente. E&#8217; lei che al primo congresso nazionale di Podemos lo scorso novembre ha proposto un&#8217;opzione di organizzazione interna piu&#8217; orizzontale ed articolata di quella che poi è stata votata dall&#8217;assemblea, ovvero una struttura di partito classica con un Segretario Generale ed un direttivo con poteri molto accentrati. Podemos da un punto di vista organizzativo non si distingue dai partiti tradizionali. I suoi leader hanno una formazione marxista e si sono affinati negli ultimi anni frequentando i &#8220;governi popolari &#8221; sudamericani con i quali a diverso</p>
<p><img class="size-medium wp-image-214 alignright" style="margin: 5px;" alt="anticasta3" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/anticasta3-300x113.jpg" width="300" height="113" />titolo hanno avuto formali collaborazioni. Seppur la provenienza culturale dei suoi promotori è chiara il discorso pubblico incorpora gli elementi necessari ad acquisire consenso in settori ampi della società, quei temi che  l&#8217;establishement definisce &#8220;populisti&#8221;  a scopo diffamatorio nei confronti di ogni cossa possa turbare l&#8217;ordine costituito.  L&#8217;anti-casta, la riduzione dei salari dei parlamentari, una orizzontalità genericamente definita e riassunta nel concetto</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">dell&#8217;essere cittadino e soprattutto collocarsi al di là delle categorie storiche di destra e sinistra.  Temi che qui come in Italia piu&#8217; che populisti sono popolari e una forza che ambisce ad acquisire consenso nella società ovviamente li utilizza a dovere. </span></p>
<p>Pablo Iglesias convince  piu&#8217; il pubblico dei talk-show televisivi che la gente politicamente affine al suo partito.  A Siviglia è stata costituita la lista &#8220;Sevilla, si se puede!&#8221; per una candidatura semi-unitaria alle elezioni municipali  (maggio) che partendo dal nucleo di Podemos, critico nei confronti della leadership centrale,  ha raccolto sostegno in diversi ambiti di movimento.  Podemos ha infatti deciso nel suo congresso di non partecipare alle elezioni municipali per due motivi: arrivare alle elezioni politiche del prossimo autunno evitando il rischio di bruciarsi strada facendo e lasciare ai territori l&#8217;onere di decidere le alleanze locali sopratutto in relazione all&#8217; iniziativa Ganemos.</p>
<p>Ganemos (<a href="https://guanyembarcelona.cat/es/">Guanyem</a> in catalano) prende vita a Barcellona dove già da mesi si è prodotta una confluenza ampia di tutta la sinistra, dai movimenti ad Izquierda Unida, intorno alla candidatura a sindaco di Ada Colau la ex-portavoce della <a href="http://afectadosporlahipoteca.com/propuestas/">Plataforma de los <img class="size-medium wp-image-215 alignleft" style="margin: 5px;" alt="ada colau" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/ada-colau-223x300.jpg" width="223" height="300" />afectados por la hipotecas </a>senza dubbio il movimento piu&#8217; forte prodotto dal 15M. La piattaforma in questi anni ha fatto un lavoro enorme per tutelare i diritti di coloro che, durante la bolla immobiliare hanno contratto  mutui astronomici per poi vedere la loro casa svalutata fino al 70% , confiscata dalla banca e ritrovarsi per strada con ancora un mutuo sulle spalle per ripagare la differenza di prezzo.  La figura di Ada Colau, altra attivista nota e stimata ad ampio raggio, ha facilitato il processo di confluenza ed  il tentativo di estendere Ganemos ad altre città ha avuto fortuna alterna soprattutto per la presenza di Izquierda Unida. In Andalusia, Izuierda unida ha governato per anni con il Partito Socialista, i movimenti si sono trovati molto spesso confrontarcisi  la consocono bene e per questo in molti  non ne vogliono sentire parlare. La lista &#8220;Sevilla, si se puede!&#8221; non include Izquierda Unida che quiggiu&#8217; sta vivendo giorni difficili. Nonostante questo in un&#8217;altra grande città Andalusa, Malaga, la confluenza si è prodotta in questo caso grazie alla spinta di alcuni soggetti collettivi, come ad esempio <a href="http://www.lainvisible.net/">&#8220;La casa invisibile&#8221;</a> uno spazio sociale, luogo di riflessione su molti temi in primis quello sui beni comuni.</p>
<p>Ma qual&#8217;e l&#8217;effetto che l&#8217;entrata in scena di Podemos e quest&#8217; anno elettorale sta avendo ed avrà sui movimenti sociali? Se si votasse oggi  Podemos sarebbe il primo partito, quest&#8217;anno ci saranno tutte le elezioni  dalle locali alle politiche, saranno migliaia le posizioni da occupare e in molti, nei movimenti hanno scelto di fare il salto. La stanchezza dopo anni di lotta con pochi risultati apprezzabili ha sbiadito quel grido di &#8220;non ci rappresenta nessuno&#8221; che echeggiava nelle piazze. Ci si ripete che è un&#8217;opportunità storica e va colta.  Vero oppure no sta di fatto che i movimenti e le reti si stanno svuotando, la stessa PAH ha registrato un calo di attivismo del 50%. Nella Red Agua Publica in molti sono candidati alle municipali. E via dicendo.   Chi ha lavorato nei movimenti sa quanto lavoro e quanto tempo è necessario per costruirle, farle crescere e organizzarle. Più cura e cautela sarebbe decisamente auspicabile.</p>
<p>Sicuramente quest&#8217;anno porterá a un ricambio politico e generazionale molto rilevante nelle istituzioni spagnole, ma riuscirà a produrre un cambiamento di paradigma reale che in teoria era l&#8217;obiettivo di dichiarato coloro che riempivano le piazze solo pochi anni fa?</p>
<p>La Spagna è un paese dove il potere del capitalismo finanziario è molto piu&#8217; marcato che in Italia. Senza un conto corrente bancario non si puo&#8217; fare nulla nemmeno contrattare un servizio , iscriversi in piscina o addirittura accedere alla sicurezza sociale.</p>
<p>Pagare una multa alle poste costa 6 euro di commisione alla banca Santander è gratis. Questa banca lo scorso 28 gennaio fa si è cimentata in una dimostrazione di onnipotenza comprando simultaneamente tutte le prime pagine dei  7 principali quotidiani <a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/Banco-Santander-compra-portada-de-siete-diarios-de-Espana.jpg"><img class="size-medium wp-image-216 alignright" style="margin: 5px;" alt="Banco-Santander-compra-portada-de-siete-diarios-de-Espana" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2015/03/Banco-Santander-compra-portada-de-siete-diarios-de-Espana-300x138.jpg" width="300" height="138" /></a>nazionali (esiste un antecedente della stessa operazione promossa da Endesa anni fa). Durante la crisi per salvare le banche in sofferenza è stato creato il SAREB anche noto come &#8220;banco malo&#8221; con l&#8217;obiettivo di assorbire i titoli tossici delle banche (prestiti e patrimonio immobiliare) e rivenderli nell&#8217;arco di 15 anni. Il  45% delle quote del SAREB sono pubbliche e l&#8217;operazione è costata alle casse dello stato 60 miliardi di euro.</p>
<p>Per produrre cambiamenti profondi in questa situazione è necessario tempo, grande solidità e un radicato appoggio popolare che è cosa diversa dal fuoco fatuo delle scadenze elettorali.  Attualmente Podemos non possiede nessuno di questi elementi.  Ha debolezze organizzativ, problemi nei  rapporti fra la leadership e la sua base ed il programma politico assomiglia un po&#8217; ad un libro dei desideri.  L&#8217;idea che un partito possa nascere con l&#8217;ambizione di governare nell&#8217;arco di pochi mesi riflette il ritmo sincopato della vita occidentale , che ha orizzonti temporali molto corti, che guarda al risultato immediato e molto poco ai processi.  Insomma un po&#8217; la stessa malattia che pretende di curare.</p>
<p>A  livello nazionale la situazione si è ulteriormente complicata.</p>
<p>Fino a poche settimane fa avrei detto che, come in Italia (e non solo), l&#8217;emergere di una terza forza avrebbe provocato la coalizione dei partiti corporativi,  in questo caso partito socialista e partito popolare. Ma  qualche giorno fa  a sorpresa un sondaggio de El Pais ha collocato un altro partito,  per me fino a quel momento sconosciuto,  <a href="http://www.ciudadanos-cs.org/">Ciudadanos </a>al 18%.  Una sorta di Podemos destrorzo guidato da Albert Rivera un catalano anti-indipendentista sul quale non ho avuto modo di farmi ancora un&#8217;idea precisa.</p>
<p>Comunque la strada per le elezioni politiche è ancora lunga, nel frattempo la partita si giocherà nei territori.  A Teresa Rodriguez e all&#8217;Andalusia  l&#8217;onere della prima prova.</p>
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		<title>Il lago che resiste, ricordo di un&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2014 12:11:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era la primavera del 1996. Il Pigneto era ancora un quartiere di periferia poco noto, soprattutto per me che abitavo da tutt’altra parte. L’unico locale di cui conservo memoria è &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/il-lago-che-resiste-ricordo-di-unestate/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/lago-snia.jpg"><img class="size-medium wp-image-187 alignleft" style="margin: 10px;" alt="lago snia" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/07/lago-snia-300x99.jpg" width="300" height="99" /></a>Era la primavera del 1996</strong>. Il Pigneto era ancora un quartiere di periferia poco noto, soprattutto per me che abitavo da tutt’altra parte. L’unico locale di cui conservo memoria è una vecchia pizzeria a taglio che per me era la più buona di Roma. Iniziai a frequentarlo agli albori del mio attivismo con il Servizio Civile Internazionale quando la sede del gruppo romano era ospitata in un piccolo seminterrato della scuola di via del Pigneto, oggi soffocata dall’interminabile cantiere della metropolitana. L’eterna peregrinazione del gruppo aveva trovato pace grazie alla gentile accoglienza del comitato di quartiere che si incontrava in quei locali. Entrambi i gruppi erano molto attivi, dinamici e variegati.</p>
<p><strong>La parte superiore della fabbrica ex-Snia viscosa era stata occupata da poco</strong>. L’atmosfera del piccolo seminterrato ribolliva di idee e una di queste fu organizzare un campo di lavoro internazionale per ripulire il laghetto. Quale laghetto? Quello tra via Prenestina e Scalo San Lorenzo. <strong>Era mai possibile che in quello stretto angolo iperurbanizzato potesse esserci un laghetto?</strong> E perché mai? Si stava costruendo un centro commerciale e durante gli scavi si era formato uno specchio d’acqua. Il comitato di quartiere era stato molto attivo nel cercare di fermare il progetto di speculazione che doveva investire l’enorme area dell’ex-Snia viscosa, il qual si era arenato scontrandosi con una falda acquifera.</p>
<p>La mia curiosità per i luoghi indomabili della metropoli schizzò immediatamente alle stelle. <strong>Il giorno dopo averlo saputo presi la bicicletta, percorsi con frenesia i tredici chilometri che separavano casa mia dal Pigneto e andai all’ex-Snia</strong>. Non ricordo chi mi accompagnò giù per la prima volta. L’attuale Parco delle Energie era ancora un territorio selvaggio pieno di ruderi avvolti dalla vegetazione dove l’unica persona che vi si muoveva con disinvoltura era Pecorino, un anziano pastore metropolitano che attraversava la Prenestina con la zappa in spalla. Quando arrivai alla rete sopra la scarpata rimasi di stucco. Era uno spettacolo incredibile, uno scheletro di un palazzo con ancora le impalcature montate immerso per metà dentro un liquido che io scorgevo essere bianco. Intorno tanta vegetazione e gli immensi capannoni della Snia. Nulla di quello che avevo visto nella mia città fino a quel momento aveva suscitato in me tanto fascino. E poi cosa era quella roba bianca? Enormi quantità di polistirolo, materiale isolante che si era staccato dal palazzo in costruzione accumulandosi nell’acqua.</p>
<p><strong>Alla Snia a quel tempo c’era un gruppo di simpatici canoisti matti</strong> che per esercitarsi si lanciavano con il kayak dalle impalcature cosa che suscitava in me, da sempre affascinata da avventure estreme ed acrobatiche, profonda ammirazione. Soprattutto loro avevano avuto l’idea di ripulire il laghetto e rendere questo luogo fruibile al quartiere, avrebbero anche messo a disposizione le canoe per fare il lavoro. Che ficata! fu il mio pensiero giovanile dal sapore vagamente pre-politico. Mi proposi subito per coordinare il campo e nei mesi che seguirono iniziai a frequentare il posto. <strong>Era il luogo segreto dove portare chiunque volessi stupire.</strong> Ci andavo a studiare appoggiata ai pilastri di cemento dell’ecomostro. Scorazzavo con la macchina fotografica nei capannoni della fabbrica che sembravano essere stati abbandonati in fretta e furia. C’era un guardiano ma non troppo attento e nei locali ancora molti oggetti e macchinari, tutto sembravano essere stato abbandonato da un giorno all’altro, in fretta e furia. E come ogni luogo fantastico che si rispetti anche le sponde del laghetto nascondevano un tesoro.</p>
<p><strong>Organizzammo il campo insieme al centro sociale ex-Snia con una decina di volontari internazionali</strong>. Il piccolo bacino fu ripulito molto rapidamente e in maniera divertente. Ma avevamo ancora tempo e allora tutti insieme, occupanti, comitato di quartiere e volontari decidemmo che era arrivato il momento di recuperare il tesoro. In una stanza dei capannoni c’era una montagna di cartelle, era l’archivio. In ogni cartella era contenuta la storia di centinaia di operai di quella che era stata la più grande fabbrica tessile della città e che negli anni d’oro aveva impiegato migliaia di persone. C’era qualsiasi tipo di informazione, paghe, provvedimenti disciplinari, licenziamenti e i loro futili motivi, fotografie, tessere del partito fascista allegate ai fascicoli personali. Storie di uomini e donne e di un pezzo della nostra città che giacevano dimenticate in una stanza polverosa da decenni. <strong>Muniti di due cariole e attenti a non farci beccare dal guardiano prendemmo tutto, fino a ripulire la stanza dall’ultimo foglietto, trasferendo il materiale al centro sociale</strong>. Insieme ad un pugno di volontari dello Sci, iniziammo ad ordinare e catalogare l’archivio. Un lavoro che durò qualche mese, poi la vita ci condusse verso altre sfide, altre lotte e altre avventure e l’onere e l’onore fu lasciato al centro sociale che negli anni ha portato avanti egregiamente il lavoro.</p>
<p>In quell’estate del 1996 tutti insieme nel nostro piccolo<strong> abbiamo scritto un minuscolo pezzo di storia di questa città</strong>: recuperato il laghetto e la memoria di centinaia di lavoratori. Oggi ancor più di ieri, giù le mani dal laghetto e della Snia!</p>
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		<title>Teatro valle occupa assessorato alla cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 13:35:03 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma decadence. Da 40 giorni l&#8217;assessorato alla cultura della capitale è drammaticamente vuoto. Come vuota è ormai da tempo l&#8217;offerta culturale della città. Una città sempre più decadente, interamente mercificata e devastata dal cemento e dalla speculazione, priva di qualsiasi dinamica positiva che ripaghi i cittadini del livello sistemico di caos e disorganizzazione che sono costretti a sopportare. Un vuoto che produce ogni giorno imbarbarimento, agressività  e depressione. In questo deserto il Sindaco Marino si spinge a fare quello che neanche Alemanno aveva osato, minacciare di sgombero il teatro Valle occupato, una delle poche novità culturali e politiche del panorama romano degli ultimi anni. Arroccato  nella sua torretta di avorio il sindaco rifiuta qualsiasi forma di interlocuzione con i cittadini organizzati e al dialogo preferisce la strada dell&#8217;ordine pubblico e della repressione. Il 3 luglio gli occupanti del teatro valle hanno occupato l&#8217;assessorato alla cultura per farsi ricevere dal sindaco. Ovviamente lo hanno trovato vuoto.<br />
Intervista a Hossein, 3/7/2014</p>
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		<title>PODEMOS: un salto all&#8217; assemblea sivigliana</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2014 10:00:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Premettendo che sono arrivata a Siviglia da sei settimane e due sono state assorbite da Semana santa e Feria, altre due le ho passate tra Grecia, italia e aeroporti. Che non avevo mai sentito di parlare di Podemos fino a poco prima delle elezioni, in un bar dove nel piccolo circolo di mie conoscenze nessuno immaginava questo risultato e considerava il voto a podemos un voto perso, optando per la più sicura Izquierda Plural. Che Podemos è stato registrato l&#8217;11 marzo 2014 come partito politico per concorrere alle elezioni europee. Che ha preso 1,25 milioni di voti pari a quasi l&#8217;8% del totale e cinque eurodeputati. Che Izquierda plural ha preso il 10%. Che il Partito Popolare e il Partio socialista insieme non raggiungono il 50%. Considerato tutto ciò ieri ho preso la bicicletta e sono andata nel parco di Plaza de Espana dove si è svolta la prima assemblea pubblica Sivigliana di Podemos dopo le elezioni.<br />
Ecco qui qualche considerazione molto molto sommaria e qualche immagine.<br />
L&#8217;assemblea è stata molto partecipata e si è svolta nel solito contesto surreale che solo Siviglia può offrire: sullo sfondo preparazione della messa per il cinquantenario dell&#8217;incoronazione della Macarena, la solita banda che suona in sottofondo, irrigazione che si attiva improvvisamente annaffiando gli astanti.<br />
Sembra che il movimento 15M, diventato carsico negli ultimi tempi, sia riaffiorato in altra forma. Ovviamente non lo  rappresenta tutto in quanto il dibattito sulla rappresentanza parlamentare ha sempre percorso e diviso il movimento. Ma del 15M l&#8217;assemblea ha la stessa identica dinamica e contenuti molto simili. Ivan ci dice che era molto tempo che non si svolgevano assemblee pubbliche di questo tipo. C&#8217;è gente di tutte le età. Si avverte molto entusiasmo e soprattutto molta speranza ma anche una sottile paura che anche questa esperienza possa fallire. In molti dicono &#8220;non ci togliete l&#8217;illusione&#8221;. Una parola ricorre continuamente: partecipazione. Ma l&#8217;obiettivo principale di questa prima assemblea è formare i circoli locali, ci si divide per quartiere. La struttura e l&#8217;organizzazione sarà la vera sfida di PODEMOS oltre a costruire un orizzonte di lungo periodo considerato che il partito è stato formato in funzione delle elezioni europee. Il prossimo obiettivo sono le elezioni amministrative, particolarmente importanti a Siviglia in quanto per la prima volta è al governo il Partito Popolare. Seguiremo lo sviluppo di PODEMOS perchè al di là di quello che si possa pensare della raprpesentanza in quanto tale, si profila come un esercizio di partecipazione e autorganizzazione di cui oggi c&#8217;è estremo bisogno.<br />
Segue qualche immagine (molto sporche, solo per dare un&#8217;idea)</p>
<p><span style="font-size: 14px; line-height: 1.5em;"> </span></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/CjomhS0g89A" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>La più alta lezione zapatista: ciao Marcos.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2014 08:47:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chissà se la concomitanza tra questa nuova clamorosa mossa degli zapatisti e la consultazione elettorale europea sia una semplice coincidenza oppure no. Certo è che il contrasto stride , come &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/la-piu-alta-lezione-zapatista-ciao-marcos/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà se la concomitanza tra questa nuova clamorosa mossa degli zapatisti e la consultazione elettorale europea sia una semplice coincidenza oppure no. Certo è che il contrasto stride , come un gessetto sulla lavagna che fa accapponare la pelle.  Ormai assuefatti a un lidersimo esasperato forse non abbiamo più neanche gli strumenti necessari per comprendere profondamente la lezione più alta che ci consegna lo zapatismo.  Il compiersi di quel &#8220;todos somos marcos&#8221; &#8230;..e in fondo anche nessuno.  Nè leader, nè capi, nè messia piuttosto dignità e organizzazione.</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">da </span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://desinformemonos.org/2014/05/adios-al-subcomandante-marcos-nace-galeano/">Desinformémonos</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alle 2.08 dell’alba di oggi, 25 maggio, <strong>il Subcomandante Marcos ha annunciato che</strong> a partire da quel momento <strong>smetterà di esistere</strong>. In una conferenza stampa con i media liberi che partecipavano all’omaggio a<strong>Galeano</strong>, lo zapatista assassinato nella comunità di La Realidad, il capo militare dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), ha detto: “Se dovessi definire Marcos, il personaggio, vi direi senza alcun dubbio che <strong>è stata una pagliacciata</strong>”.</p>
<p>Dopo più di 20 anni alla guida dell’organizzazione politico-militare che si è levata in armi il primo gennaio del 1994, Marcos ha annunciato il passaggio di testimone. Ha detto che dopo i corsi della <i>Escuelita Zapatista</i> dell’anno scorso e dell’inizio di questo, “ci siamo resi conto che oramai c’era già una generazione che poteva guardarci, ascoltarci e parlarci senza bisogno di guida o leadership, né pretendere obbedienza”. Allora, ha detto, “<strong>Marcos, il personaggio, non era più necessario. La nuova tappa della lotta zapatista era pronta</strong>”.</p>
<p><strong>Nella comunità</strong> di <strong>La Realidad</strong>, la stessa in cui il 2 maggio scorso un gruppo di paramilitari della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), ha assassinato la base di appoggio zapatista <i>Galeano</i>, il<i>subcomandante Marcos</i> è apparso di buon mattino di fronte ai rappresentanti dei media liberi accompagnato da sei <i>comandantes</i> e <i>comandantas</i> <wbr />del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno e del <i>Subcomandante Insurgente Moisés,</i> al quale nel dicembre scorso aveva trasferito il comando.</p>
<p>“È nostra convinzione e nostra pratica che <strong>per rivelarsi e lottare non sono necessari né leader né capi, né messia né salvatori;</strong> per lottare c’è bisogno solo di un po’ di vergogna, una certa dignità e molta organizzazione, il resto o serve al collettivo o non serve”, ha detto <i>Marcos</i>.</p>
<p><strong>Con una benda nera col disegno di un teschio da pirata che copriva l’occhio destro</strong>, il finora portavoce zapatista ha ricordato <strong>l’alba del primo gennaio 1994</strong>, quando “un esercito di giganti, cioè, di indigeni ribelli, scese in città per scuotere il mondo. Solo qualche giorno dopo, col sangue dei nostri caduti ancora fresco per le strade, ci rendemmo conto che quelli di fuori non ci vedevano. Abituati a guardare gli indigeni dall’alto, non alzavano lo sguardo per guardarci; abituati a vederci umiliati, il loro cuore non comprendeva la nostra degna ribellione. Il loro sguardo si era fermato sull’unico meticcio che videro con un passamontagna, cioè, non vedevano. I nostri capi e cape allora dissero: ‘vedono solo la loro piccolezza, inventiamo qualcuno piccolo come loro, cosicché lo vedano e che attraverso di lui ci vedano’ “.</p>
<p><strong>Così è nato <i>Marcos</i>, frutto di “una complessa manovra di distrazione, un trucco di magia terribile e meraviglioso, un gioco malizioso del nostro cuore indigeno; la saggezza indigena sfidava la modernità in uno dei suoi bastioni: i mezzi di comunicazione”.</strong></p>
<p>La cronaca della conferenza, firmata dai “mezzi liberi, alternativi, autonomi o come si chiamino”, diffusa su diversi portali di comunicazione alternativa come Radio Pozol, Promedios e Reporting on Resistences, riproduce un clima di applausi ed evviva all’EZLN dopo l’annuncio della Comandancia.</p>
<p>La figura del <i>subcomandante Marcos</i> ha fatto il girò del mondo fin dalle prime ore del primo gennaio 1994. L’immagine di un uomo armato con cartucciere rosse ed un R-15, con indosso una divisa color caffè e nera coperto da un <i>chuj </i>di lana degli Altos del Chiapas, con il volto coperto da un passamontagna che fumava la pipa, era sulle prime pagine dei giornali più importanti del pianeta. Nei giorni e settimane successive<strong> arrivavano i suoi comunicati carichi di ironia ed umorismo, provocatori ed irriverenti.</strong> Qualche foglio bianco scritto a macchina da scrivere letteralmente raffazzonati per la stampa nazionale e internazionale. Venti anni e quattro mesi dopo, <i>Marcos</i> annuncia la fine di questa tappa.</p>
<p>“Difficile credere che venti anni dopo quel ´niente per noi´ non fosse uno slogan, una frase buona per striscioni e canzoni, ma una realtà, La Realidad”, ha detto <i>Marcos</i>. Ed ha aggiunto: “Se essere coerente è un fallimento, allora l’incoerenza è la strada per il successo, per il potere. Ma noi non vogliamo prendere quella strada, non ci interessa. Su queste basi, preferiamo fallire che vincere.”</p>
<p>“Pensiamo”, ha detto, “che <strong>è necessario che uno di noi muoia affinché Galeano Viva</strong>. Quindi abbiamo deciso che Marcos oggi deve morire”.</p>
<p>“A<strong>lle 2.10 il <i>Subcomandante Insurgente Marcos</i> è sceso per sempre dal palco</strong>, si sono spente le luci ed è partita un’ondata di applausi degli e delle aderenti della <i>Sexta</i>, seguita da un’ondata ancora più grande di applausi delle basi di appoggio zapatiste, miliziani ed <i>insurgentes</i>“, hanno riferito dalla Realidad.</p>
<p>Fedele al suo stile ironico ed ai suoi tradizionali post scritti, il personaggio di Marcos ha concluso: P.S. 1 Game Over. 2. – Scaccomatto. 3. – Touché. 4. – Così Mhhh, è questo l’inferno? 5. – Cioè, <strong>senza l maschera posso andarmene in giro nudo?</strong> 6. – Qui è buio, ho bisogno di una torcia…”</p>
<p>.</p>
<p><a href="http://desinformemonos.org/2014/05/adios-al-subcomandante-marcos-nace-galeano/print/">Qui</a>, la lettera completa dell’ addio del <i>Subcomandante Insurgente Marcos (in spagnolo):</i><a href="http://desinformemonos.org/2014/05/adios-al-subcomandante-marcos-nace-galeano/" target="_blank"><b>http://desinformemonos.org/</b></a></p>
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