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	<title>dalbasso.net &#187; Interviste</title>
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		<title>Mi chiamo Jeronimo e vengo da Rio Negro</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 16:02:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Mi ricordo che nel 1975 arrivarono delle persone nella comunità con degli zaini, poi ho capito cosa erano gli zaini fino ad allora non li avevo mai visti. Ci dissero siamo qui per un progetto a beneficio di tutte le comunità&#8221; cosi&#8217; Jeronimo rievoca quasi quarant&#8217;anni dopo il principio dell&#8217;orrenda epopea della costruzione della diga del Chixoy, nella regione guatemalteca di Baja Verapaz.<br />
Siamo negli anni &#8217;70 ed il Guatemala è nelle mani di una feroce dittatura instaurata due decadi prima in seguito ad un colpo di stato sostenuto dalla CIA. La Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo approvano il progetto della megadiga del Chixoy a beneficio di un gruppo di imprese, fra le quali l&#8217;italiana Cogefar, poi Impregilo, oggi Salini-Impregilo<br />
Quando le 33 comunità indigene, da sempre insediate lungo il fiume Chixoy, iniziano a rivendicare i propri diritti il governo scatena, attraverso l&#8217;esercito e gruppi armati paramilitari, una brutale repressione, fatta di rapimenti, torture e omicidi di massa. Nel villaggio di Rio Negro vengono massacrate 444 persone.<br />
Jeronimo è un attivista del MAR, il movimento Latinoamericano contro la costruzione di grandi dighe. Negli ultimi 10 anni insieme agli altri sopravvisuti del Chixoy, e ad una rete di organizzazioni internazionali, si è battutto non solo per ottener giustizia, ma anche per impedire che altre comunità venissero annientate per far spazio a nuovi progetti idroelettrici.<br />
Dopo quasi 25 anni, nel novembre scorso il governo del Guatemala si è formalmente impegnato a risarcire le comunità massacrate durante la costruzione della diga Chixoy con 154 milioni di dollari e lo scorso 15 ottobre il vice-presidente ha distribuito 11.200 dollari a 120 famiglie vittime dei massacri. Un&#8217; altra tranche di 22 milioni di dollari verrà distribuita altre 206 famiglie.<br />
Un pugno di dollari il cui valore è esclusivamente politico, il riconoscimento delle responsabilità del governo in un eccidio di massa grazie a tre decadi di lotta per ottenere verità e giustiza.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Zd6ISQgb2Ns" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Jeronimo, che in questa lunga intervista ricostruisce lo sterminio della sua famiglia, si è salvato scappando in montagna con suo fratello dove è rimasto nascosto per tre lunghi anni.</p>
<p>&#8220;Siamo scesi dalle montagne perchè non avevamo più cibo ed eravamo braccati. Sono andato a Ixcan. Ixcan è lontano da Rabinal, ho impiegato trenta giorni per arrivarci a piedi [...]. Quando arrivo a Ixcan mi dico, ora sono salvo, il mio contributo sarà ottenere giustizia per quello che ci è successo. Non è andata così. Nel 2005 cominciano a parlare della diga di Xalalà, ed il dicorso del governo è &#8220;Sarà uguale al Chixoy&#8221;, questo mi ha gettato nella disperazione&#8221;.<br />
Ad oggi l&#8217;impianto idroelettrico di Xalalà non è stato ancora costruito e la lotta indigena prosegue.<br />
Nota: il racconto di Jeronimo è stato raccolto attraverso un&#8217;intervista di circa 80 minuti, quella che pubblichiamo è una difficilissima sintesi del racconto.</p>
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		<title>Agitu. Dall&#8217;Etiopia al Trentino in difesa della terra</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 15:08:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo pubblicato su comune-info La foto di Feysa Lilesa, il maratoneta etiope medaglia d’argento alle olimpiadi di Rio, ha fatto il giro del mondo. Con il gesto delle manette,  l’atleta voleva portare &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/agitu-dalletiopia-al-trentino-in-difesa-della-terra/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>articolo pubblicato su <a href="http://comune-info.net/2016/10/agitu-preso-un-aereo-trento/">comune-info</a></p>
<p>La foto di Feysa Lilesa, <strong>il maratoneta etiope medaglia d’argento alle olimpiadi di Rio</strong>, ha fatto il giro del mondo. Con il gesto delle manette,  l’atleta <strong>voleva portare all’attenzione internazionale la repressione del governo nei confronti del suo popolo, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oromo">gli Oromo</a></strong>. Solo poche settimane dopo la chiusura dei giochi, il due ottobre scorso <strong>nella regione di Oromia i militari hanno sparato sulla folla durante una manifestazione religiosa</strong>. Secondo l’OFC, il maggiore partito di rappresentanza di questo popolo, <strong>sono morte 700 persone ed altre 900 sono state ferite, soprattutto a causa della calca che si è scatenata dopo l’attacco dell’esercito alla folla</strong>.</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/10/feyisa-lilesa-768x512.jpg"><img class="size-medium wp-image-301 alignleft" style="margin: 5px;" alt="feyisa-lilesa-768x512" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/10/feyisa-lilesa-768x512-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Già <strong>a giugno, altre 400 persone erano state uccise durante una manifestazione.</strong> Da circa un anno la regione è scossa da dure proteste contro i piani di sviluppo del governo e l’assenza di libertà e giustizia da parte di quella che ormai è una brutale dittatura. Sono <strong>migliaia gli attivisti e gli oppositori politici imprigionati e torturati nelle carceri governative, oppure sequestrati e scomparsi.</strong> Nonostante questo, <strong>il regime della minoranza tigrina che governa il paese dagli anni ’90</strong>, gode del pieno sostegno di Europa e Stati Uniti per i quali l’Etiopia <strong>è un partner strategico nella fantomatica lotta al terrorismo</strong>. Da parte degli Stati Uniti l’appoggio si concretizza attraverso la cooperazione militare, con lo stesso esercito che reprime brutalmente qualsiasi forma di dissenso e attraverso i fondi dell’aiuto allo sviluppo. <strong>L’Etiopia riceve ogni anno circa 3 miliardi di aiuti, nel 2015 l’agenzia di cooperazione allo sviluppo americana USAID ha elargito al paese 435 milioni di dollari.</strong></p>
<p><strong>Il controllo della distribuzione degli aiuti è interamente nelle mani del governo.</strong></p>
<p>Ma dietro agli aspetti geopolitici si nascondono le vere ragioni dell’appoggio occidentale e non solo al regime, ovvero il suo carattere iperliberista. <strong>Negli ultimi quindici anni il paese ha intrapreso una politica di cessione massiva del controllo delle risorse naturali ad investitori stranieri.</strong> Sono già diversi milioni gli ettari di terreno venduti o dati in concessione a grandi investitori stranieri per lo sviluppo di progetti agricoli di monocultura intensiva. <strong>Si tratta del Land Grabbing</strong>, ovvero del fenomeno di accaparramento di terra da parte di multinazionali e fondi di investimento privati e pubblici.</p>
<p><strong>“Sono dovuta scappare dall’Etiopia</strong> perchè lavoravo insieme ai contadini e gli allevatori ai quali il governo voleva sottrarre la terra. Il nostro gruppo di lavoro si è opposto, alcuni dei miei compagni sono stati uccisi, altri sono scomparsi. Io mi sono salvata per caso, perchè <strong>quando i militari sono arrivati mi trovavo nella capitale ed una persona è riuscita ad avvertirmi. Sono salita in macchina e ho guidato tutta la notte fino a Nairobi.</strong> Da lì ho preso un aereo e sono venuta a Trento, dove diversi anni prima avevo studiato”, mi racconta Agitu Ideo in una malga della Valle dei Mocheni.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/WdFHvemOE7w" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe><br />
“Gli investimenti stranieri sulla terra non portano alcun beneficio alle popolazioni locali, <strong>quando i contadini non hanno più terra sono costretti ad andare a lavorare per le multinazionali a 85 centesimi al giorno</strong>. Chi protesta viene arrestato o ucciso. <strong>Le carceri sono piene dei nostri ragazzi, molti sono anche minorenni</strong>. E quando provano a rifugiarsi all’estero difficilmente gli viene riconosciuto il diritto d’asilo, perchè questo governo militare è considerato una democrazia anche se non è vero”.</p>
<p><strong>Agitu si è rifugiata in Italia nel 2010</strong>, ha potuto viaggiare in aereo perchè il suo permesso di soggiorno per studi era ancora valido evitando di rischiare la vita nel deserto o in un barcone in mezzo al Mediterraneo. <strong>In Trentino ha iniziato un progetto di allevamento biologico, <a href="http://www.lacaprafelice.com/">“La capra felice”</a> basato sul recupero di razze autoctone e di terreni abbandonati.</strong> Oggi produce dodici tipi di formaggi di capra, biologici e buonissimi.</p>
<p>Un esempio di coraggio, impegno e coerenza.</p>
<p>“<strong>La riuscita del mio progetto è importante anche per parlare in un altro modo di immigrazione</strong>. <strong>Dobbiamo chiederci perché la gente emigra.</strong> L’Africa dovrebbe essere una potenza, invece è ridotta così a causa di un sistema economico ingiusto basato sul saccheggio delle risorse. Non sto male qui, non mi è stato regalato niente e sono riuscita a costruire la mia situazione economica, però il mio desiderio è tornare tra la mia gente, e continuare i progetti che ho dovuto abbandonare quando sono scappata”, conclude Agitu.</p>
<p><strong>Anche l’Italia è in prima linea nel sostenere il governo etiope</strong> al fine di difendere gli interessi nazionali nel paese, non solo nel settore dell’agroindustria ma anche nell’altrettanto remunerativo business dell’idroelettrico. <strong>L’impresa <a href="http://www.salini-impregilo.com/it/sala-stampa/news-eventi/renzi-visita-diga-salini-impregilo-in-etiopia-premier-italia-prima-in-opere-ingegneria.html">Salini-Impregilo</a> da anni è un leader nel settore ed è responsabile della distruzione dei fiumi, delle economie locali e dello spostamento forzato di intere popolazioni.</strong></p>
<p>Caterina Amicucci</p>
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		<title>Intervista a Yorgos</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2014 17:58:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salonicco 16.05.2014. Intervista a Yorgos  del movimento &#8220;Water Warriors&#8221;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Salonicco 16.05.2014. Intervista a Yorgos  del movimento &#8220;Water Warriors&#8221;</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/RVwWBUCgK0I" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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