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	<title>dalbasso.net &#187; Mininotiziario America Latina</title>
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		<title>Ottobrata elettorale in America Latina</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 14:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mininotiziario America Latina]]></category>

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		<description><![CDATA[MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.12/2014 del 6 settembre 2014,  A CURA DI ALDO ZANCHETTA OTTOBRATA ELETTORALE IN SUDAMERICA:BRASILE IL 5, BOLIVIA IL 12, URUGUAY IL 26. Una rassegna impegnativa, quella pre-elettorale &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/ottobrata-elettorale-in-america-latina/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="text-align: left; line-height: 1.5em;">MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO n.12/2014 del 6 settembre 2014, </span><span style="text-align: left; line-height: 1.5em;"> </span><i style="text-align: left; line-height: 1.5em;">A CURA DI ALDO ZANCHETTA</i></p>
<p><strong>OTTOBRATA ELETTORALE IN SUDAMERICA:BRASILE IL 5, BOLIVIA IL 12, URUGUAY IL 26.</strong></p>
<p>Una rassegna impegnativa, quella pre-elettorale in questi tre paesi. Non senza una possibile sorpresa nel più importante dei tre, il Brasile, ritenuta impossibile ancora un mese fa. Andiamo con ordine e cominciamo da questo paese.</p>
<p>Nel mininotiziario n.8/2014 del 26.06.2014 avevamo fatto una prima recensione del libro di Raúl Zibechi, Brasil Potencia.</p>
<p>I tempi corrono veloci in epoca di globalizzazione. Il libro fu pubblicato nel marzo 2013, quando le grandi manifestazioni popolari non erano ancora cominciate e quando la Coppa del Mondo era un evento ancora futuro. Ma anche quando alcuni preoccupanti indici finanziari erano solo a livello di sola preoccupazione. Oggi, a un mese dalle elezioni, il paese è ufficialmente entrato in una recessione tecnica. E non è la sola novità, come vedremo.</p>
<p>Questo non invalida l’analisi del libro, ovviamente, ma ne consiglia un supplemento. Ed anzi rende la sua lettura ancor più opportuna. Nel paese infatti sembrava che la presenza critica di tradizionalmente forti movimenti sociali (vedi il Movimento Sem Terra) fosse stata riassorbita dall’andata al potere di un governo di sinistra (o centro-sinistra, per quel che valgono queste parole) e che tutto stesse procedendo lungo una via trionfale da tutti riconosciuta e ammirata e di cui la Coppa del Mondo del 2014 e le Olimpiadi del 2016 avrebbero costituito il riconoscimento agli occhi del mondo.</p>
<p>Per questo le grandi  manifestazioni popolari del giugno 2013 in 353 città brasiliane costituirono un’autentica sorpresa che disorientò governanti e analisti. Si parlò di un evento sorprendente tuttavia spontaneistico ed effimero, facilmente riassorbibile. La destra tentò di impadronirsene e la sinistra di squalificarlo come rigurgito conservatore, secondo schemi già noti.</p>
<p>Non è stato così, e seppur fra oscillazioni verso l’alto e verso il basso, il fenomeno si è protratto fino allo svolgimento della Coppa del Mondo e sta andando oltre, con conseguenze imprevedibili, complice il fato.</p>
<p>Il 13 di agosto la <i>avioneta</i> con a bordo Eduardo Campos, il candidato presidenziale del PSB, il Partito Socialista Brasiliano, già alleato di governo del PT, è precipitato causando la morte dei suoi occupanti. Campos non aveva obbiettivi di un successo a breve, ma sganciandosi dalla compagine di governo aveva di mira la campagna del 2018, e quindi cercava un esito onorevole ora come trampolino di lancio,e a tal fine aveva “arruolato” come vice presidente Marina Silva, la antica ministra dell’ambiente di Lula, che come candidata del partito verde nelle presidenziali del 2006 aveva ottenuto il 19% dei consensi. Fuori discussione ogni pericolo per la rielezione di Dilma Roussef, che il PT ricandidava alla presidenza. Il suo avversario più diretto, battuto anche lui sulla carta, era Aecio Neves, il candidato del PSDB, il Partito Social Democratico Brasiliano del già due volte presidente Fernando Henrique Cardoso (dal 1995 al 2003), che tutt’al più avrebbe potuto costringere Dilma ad essere eletta al secondo turno anziché al primo.</p>
<p>Deceduto Campos, la candidatura del PSB è passata, non senza contrasti, a Marina Silva. I primi sondaggi nel nuovo panorama sono stati sorprendenti: parità fra Dilma e Marina al primo turno col 44% ciascuna e netto vantaggio della seconda al secondo turno.</p>
<p>Di malessere quindi in giro ce ne era, e tanto! Altro che temporanea esplosione di malcontento congiunturale. Tanto da far pensare che l’entrata in lizza di una candidata, certamente contraddittoria e discutibile ma con buona popolarità come Marina, possa rimescolare le carte. Fatto non di poco conto la sua eventuale vittoria, in un paese che ha acquistato un ruolo internazionale di grande rilievo, e che avrebbe certamente ripercussioni in America Latina e oltre.</p>
<p>Restano due fatti da esaminare più a fondo: la reale natura del malessere oscuro e confuso che serpeggia nel paese e la consistenza delle ombre sull’economia e i conseguenti riflessi sui programmi elettorali, cosa che faremo a tappe forzate nei prossimi due mininotiziari, per dedicarci poi alla Bolivia e all’Uruguay.</p>
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		<title>Brasil Potencia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2014 08:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mininotiziario America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.8/2014 del 26.06.2014 ,  A CURA DI ALDO ZANCHETTA Una nuova potenza mondiale Ancora Brasile, ma non più Coppa del Mondo né FIFA. Parliamo invece del &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/brasil-potencia/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.8/2014 del 26.06.2014 ,  <i>A CURA DI ALDO ZANCHETTA</i></p>
<p><b>Una nuova potenza mondiale</b></p>
<p>Ancora Brasile, ma non più Coppa del Mondo né FIFA. Parliamo invece del &lt;&lt;Brasile potenza&gt;&gt; economica e politica, partendo dal libro di Raúl Zibechi, uno Zibechi non in veste di autorevole analista dei movimenti sociali bensì di studioso di geopolitica e precisamente di una nuova potenza mondiale, il Brasile, &lt;&lt;fra l’integrazione regionale e un nuovo imperialismo&gt;&gt;. Il titolo del libro è appunto <i>Brasil potencia. Entre la integración regional y un nuevo imperialismo</i>. E l’analisi si inserisce nella conversione in atto a livello globale da unipolarismo (statunitense) a multipolarismo.<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/mural.jpg"><img class="size-full wp-image-145 alignright" style="margin: 10px;" alt="mural" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/mural.jpg" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Quale immagine avete di questo grande paese? Probabilmente quella veicolata in questi anni dai media:  un Brasile delle meraviglie economiche e sociali, campione di un liberismo illuminato (“etico”) dove il miele fluisce abbondante dalla barba di Aronne sui ricchi e sui poveri, dove 50 milioni di persone in pochi anni sono ascesi alla classe media e dove oltre 40 milioni di poveri non soffrono più la fame grazie alla <i>Bolsa Familia</i>. Questa immagine di paese felice e potente che il governo del già “presidente operaio” Lula, oggi di Dilma Roussef, avrebbe consacrato di fronte al mondo attraverso lo spettacolo per eccellenza per miliardi di spettatori, quello della Coppa del Mondo di calcio, in corso mentre scriviamo.</p>
<p>Coppa che, a parte chi sarà il vincitore, una sorpresa la ha già riservata, quella di una parte della popolazione del paese, dove il football è idolatrato, che protesta dicendo “no alla Coppa!”. “No” a causa  delle strabilianti spese affrontate appunto per organizzarla e contro le deficienze sociali e strutturali che non sono state colmate ma anzi, per certi aspetti aggravate. Ma di questa protesta parleremo nel prossimo mini in cui analizzeremo, grazie a Zibechi, la ricomparsa della politica e dei movimenti sociali.</p>
<p>Torniamo al “Brasile Potenza” analizzando alcuni aspetti centrali.</p>
<p><b>Scelta di campo e rapporti con gli Stati Uniti</b></p>
<p>Il Brasile, osserva Zibechi, si è schierato decisamente a favore di un sistema capitalista multipolare dove l’America Latina, o forse meglio l’America del Sud, costituisce uno dei poli del nuovo sistema geopolitico. E in questo polo il Brasile ha deciso di giocare un ruolo egemonico. Questo mentre gli Stati Uniti, sconfitti a Mar del Plata nel 2005 nel loro progetto di un’Area di libero commercio dall’Alaska alla Terra del Fuoco (ALCA), reagiscono decisamente sul piano politico e militare. Sul piano politico dando vita a una serie di Trattati di Libero Commercio (TLC) con paesi tradizionalmente amici quali il Cile, il Perù e la Colombia (quest’ultimo non ancora ratificato), e che si vanno collegando più strettamente fra loro con la nuova <i>Alleanza del Pacifico </i>ratificata per ora dai 4 paesi latinoamericani più ad essi legati: Messico, Colombia, Perù e Cile, parte di un “progetto mesoamericano” di stretta influenza ampliato appunto alla costa occidentale dell’America del Sud. Col Messico un patto d’acciaio esiste già dal 1994 col cosiddetto N.A.F.T.A. Sul piano militare il segnale più chiaro è stato dato dalla ricostituzione da parte statunitense della IV flotta, creata al tempo della seconda guerra mondiale per presidiare l’Atlantico del Sud e dissolta nel dopoguerra, e la nuova struttura del Comando Sur del Pentagono potenziato nei suoi servizi.</p>
<p>Già negli anni settanta un acuto geopolitico brasiliano, Ruy Mauro Marini, uno dei teorici della Teoria della Dipendenza, aveva sviluppato un’analisi che individuava nel Brasile una “sub-potenza” regionale che stava organizzando il proprio “sub-imperialismo” nel contesto più ampio dell’influenza statunitense sull’intera regione latinoamericana.</p>
<p>Oggi, osserva Zibechi, il Brasile è passato dal ruolo di <i>sub-potenza</i> regionale a quello di <i>potenza</i> regionale e quindi all’esercizio di una vera e propria forma di imperialismo. La sua potenza economica risiede nelle grandi risorse naturali proprie e più in generale in quelle dell’area meridionale del continente, e su queste il Brasile ha imperniato il proprio progetto politico, economico e militare elaborando una strategia neosviluppista e estrattivista. Da notare che il Brasile oggi è l’unica grande potenza avente un <i>superavit</i> energetico (petrolio e bio-etanolo) e che possiede come stato la più grande banca mondiale per lo sviluppo, il BNDES, strumento economico fondamentale per queste politiche “imperialiste”.</p>
<p>Questo nuovo ruolo è andato di pari passo con il ridisegno della società brasiliana dove, con Lula, il mondo sindacale, cooptato in importanti compiti politici e economici, ha costituito il perno di una nuova classe di potere fedele al governo. A questo perno è stata assegnato la gestione degli ingenti fondi-pensione del paese, componente finanziaria importante per le nuove ambiziose politiche. Questo mentre la crescita economica generava un’ampia classe media la cui consistenza è stata valutata in 50 milioni di persone. Su questa base si è costituita una solida alleanza fra Stato e capitale privato, sul modello di quanto avvenuto in Cina con la riorganizzazione dei gruppi economici per competere nel nuovo ordine economico a livello globale.</p>
<p>Questa politica di potenza ha richiesto una ricca articolazione progettuale sia sul piano interno che su quello esterno. Sul piano interno la strategia Brasile 22, il Nucleo di attività strategiche della Presidenza della Repubblica, il Piano di  accelerazione della crescita, il Nuovo modello di Difesa etc. Sul piano esterno la promozione dell’UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), il megaprogetto strutturale IIRSA (Iniziativa Infrastrutturale Regionale del Sud America), dove risalta fra i tanti progetti quello strategico del collegamento delle comunicazioni fra la costa atlantica e quella pacifica via Bolivia, il Consiglio di Difesa Sudamericano, la trasformazione del Mercosur per una unione economica regionale e così via.</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/belomonte.jpg"><img class="size-full wp-image-141 alignleft" style="margin: 10px;" alt="belomonte" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/belomonte.jpg" width="275" height="183" /></a>In questa visione economica imperniata sull’estrattivismo diviene fondamentale il mantenimento del controllo dell’intera Amazzonia anche dal punto di vista militare. Da qui la nuova Strategia di Difesa Nazionale (2008) imperniata sulla difesa del 17.000 km di frontiere con reparti altamente mobili e specializzati nella guerra in foresta.</p>
<p><b>Una nuova congiuntura?</b></p>
<p>Se la ultima decade, coi due governi Lula prima e quello Dilma ora, ha visto una ascesa del paese che è sembrata travolgente e che certamente ha messo a segno significativi progressi, oggi alcune ombre sembrano addensarsi sul paese.</p>
<p>Una, ormai nota a tutti, è costituita dal malessere sociale che da un anno agita il paese. Un’altra, non meno preoccupante, è costituita da un rallentamento della crescita economica accompagnata dal ritorno di una preoccupante inflazione. Tutto sotto controllo, dice il governo, mentre Dilma affronta il problema della sua rielezione il prossimo ottobre.</p>
<p>Riprenderemo il problema nel prossimo “mini”.</p>
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		<title>BRASILE E FOOTBALL: DIVORZIO IN VISTA ? (II parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 13:49:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO,  n.7/2014 del 10.06.2014  A CURA DI ALDO ZANCHETTA ANCORA SULLA FIFA Riprendiamo il discorso dove lo avevamo lasciato, esaminando il ruolo della F.I.F.A. nella gestione &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/brasile-e-football-divorzio-in-vista-ii-parte/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO,  n.7/2014 del 10.06.2014  A CURA DI ALDO ZANCHETTA</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">ANCORA SULLA FIFA</span></p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/brasile.jpg"><img class="size-medium wp-image-127 alignleft" style="margin: 10px;" alt="FBL-WC2014-CONFED-PROTEST" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/brasile-300x124.jpg" width="300" height="124" /></a>Riprendiamo il discorso dove lo avevamo lasciato, esaminando il ruolo della F.I.F.A. nella gestione della Copa, per passare nel mininotiziario immediatamente successivo a questo al contesto delle proteste sociali che si sono già preannunciate e la cui ampiezza e le cui possibili conseguenze sono imprevedibili. Dopodomani vedremo.</p>
<p>Ci soffermiamo su questa istituzione internazionale perché è un esempio tipico di come queste organizzazioni potentissime possono condizionare gli Stati, anche quelli che hanno una “presidenta” del Partito dei Lavoratori. La Copa è uno di quegli “eventi shock” (Naomi Klein) che caratterizzano ormai le nostre economie, accompagnati immancabilmente da violenze e malaffare.</p>
<p>Nel <a href="http://www.dalbasso.net/il-divorzio-tra-brasile-e-football/">Mini n.5</a> avevamo inquadrato le principali figure brasiliane della FIFA. La corruzione che le ha coinvolte non è l’eccezione nella FIFA, che può a buon diritto essere sospettata di essere una organizzazione mafiosa[1]. Essa è registrata a Zurigo come “organismo di utilità pubblica”, risparmiando così grazie a questa qualifica una consistente contribuzione fiscale, pagando 3,1 milioni di franchi fra il 2007 e il 2010 anziché 180 milioni come avrebbe dovuto pagare come piccola-media impresa. Anche per la Copa sembra che godrà di un trattamento fiscale di favore da parte del governo brasiliano.</p>
<p>Andiamo però oltre i singoli personaggi del vertice mondiale, con fedine tutt’altro che brillanti, e cerchiamo di delineare la sua filosofia affaristica. Per la FIFA la Copa è una manifestazione privata messa in vendita a paesi, canali di televisione e imprese multinazionali. Il paese che se la aggiudica deve sostenere una serie di investimenti indicati dalla FIFA stessa e, se va bene, ne ricaverà benefici soprattutto di medio termine (miglioramenti strutturali), a parte l’entrata di valuta estera degli spettatori affluiti dall’estero. Alla FIFA vanno le entrate dei biglietti, dell’appalto agli sponsor ufficiali (12 nel caso specifico: Coca Cola, Sony, Adidas etc), le percentuali sui prodotti da esse venduti, sulla vendita di oggetti ricordo e magliette, diritti televisivi e altro. Fra le richieste esose della FIFA c’è stata quella, esaudita dal governo, di impedire la presenza negli stadi e nelle loro vicinanze di venditori ambulanti.</p>
<p>Su qu</p>
<p>esti introiti la FIFA non pagherà allo Stato alcuna imposta. Secondo l’ex calciatore Romario, passato alla politica, la Fifa trarrà un utile di 1,8 miliardi di $ e non pagherà un centavo dei circa 450 milioni di $ che a cose normali avrebbe dovuto pagare di imposta. Ma altri parlano di 4 miliardi di $ totali per le entrate della FIFA.</p>
<p>&lt;&lt;Per il paese anfitrione esiste una serie di promesse e di aspettative di produzione di ricchezza che possono non realizzarsi creando così un debito pubblico. Secondo i dati resi noti nel febbraio 2014 dal ministro per lo sport, Aldo Rebelo, la spesa massima attualizzata per l’organizzazione del mondiale è di 13,75 miliardi di $ con la speranza di un ritorno tre volte più grande per l’economia del paese, ovvero di 46 miliardi di $.&gt;&gt; Quest’ultimo è uno dei punti più controversi su cui si discuterà a lungo.<a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/fifa3.jpg"><img class="size-full wp-image-130 alignright" style="margin: 10px;" alt="fifa3" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/fifa3.jpg" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Nelle 12 città in cui si s</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">IL BALLETTO DELLE CIFRE</span>volgeranno le partite del torneo (Río de Janeiro, Sao Paulo, Belo Horizonte, Brasilia, Fortaleza, Salvador, Porto Alegre, Recife, Manaos, Natal y Curitiba) è previsto l’afflusso di almeno 600mila turisti stranieri con circa 3 milioni e seicentomila presenze sui campi. I 12 stadi hanno complessivamente una capienza di 662mila persone. Secondo stime ogni persona che si recherà in Brasile per assistere ai mondiali spenderà fra i 16mila e i 41mila e duecento dollari (trasporti, hotel, ingresso agli stadi etc). I biglietti costeranno fra 290 e 600 $ a partita (cifra inarrivabile per le classi medio-basse e per la popolazione povera).<br />
E dai primi calcoli provvisori i costi per il rifacimento degli stadi e per le nuove infrastrutture sono più che triplicati! Da sottolineando inoltre che, per evitare un black out nel corso dei 14 giorni in cui si terrà l’evento, il Brasile ha dovuto sborsare 2,7 miliardi di dollari solo per migliorare il sistema elettrico.</p>
<p>&lt;&lt;Nel 2007 il Brasile presen</p>
<p>tò un documento alla FIFA nel quale si calcolava in 1,1 miliardi di $ l’investimento totale per costruire o ristrutturare 12 stadi di football e p</p>
<p>er la costruzione o la modernizzazione della sua infrastruttura di trasporti e di servizi, secondo le principali richieste della FIFA.&gt;&gt; (In realtà, nota dello scrivente, l’1,1 miliardi sarebbe stato l’investimento previsto per i soli stadi).</p>
<p>La FIFA infatti</p>
<p>impone le condizioni ai paesi organizzatori : efficiente rete dei trasporti (aereoporti, porti, metropolitane, sistemi ferroviari e stazioni di autobus), rete alberghiera, di energia e sistemi di telecomunicazioni, oltre a ospedali e apparati di sicurezza.</p>
<p>Sui costi reali però c’è un incr</p>
<p>edibile balletto delle cifre. Mentre il governo brasiliano, come si è visto, parla di 13,5 miliardi di $, le analisi della società di rev</p>
<p>isione Ernst &amp; Young Terco e della Fondazione Getulio Vargas, parlano di una spesa di 63 miliardi di $. Nel mezzo la valutazione dell’Abdib, Associazione brasiliana di infrastruttura e industria di base, che parla di 48 miliardi di $.[2] La sola ristrutturazione dei 12 stadi sembra essere costata 3.5 miliardi di $ ovvero più di tre volte tanto. Lo stadio di Manaus, capitale dell’Amazzonia, ha richiesto un investimento di 400 milioni di $. Le statistiche dicono che alle partite di normale campionato in questo stato assistono in media 500 persone! Un investimento per il futuro?</p>
<p>Come si vede la spe</p>
<p><img class="size-full wp-image-129 alignleft" style="margin: 10px;" alt="fifa2" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2014/06/fifa2.jpg" width="275" height="183" />sa prevista nel 2007 era enormemente sottostimata, senza considerare che alcuni dei lavori promessi non saranno pronti per l’evento come ad es. il treno a alta velocità fra Sao Paulo e Rio (che non sarà pronto neppure per le Olimpiadi del 2016 (giornale O estado de Sao Paulo).</p>
<p>Un caso che ha destato molto scalpore è stato quello della ristrutturazione del famoso stadio Maracanã di Rio de Janeiro il cui costo era previsto in 600 milioni di reais e che in realtà è costata oltre 900 milioni, dopo costi di ristrutturazione negli anni precedenti per 600 milioni. Ma stime recenti parlano per l’attuale ristrutturazione di 1,2 miliardi di reais. L’ultima ristrutturazione ha comportato stravolgimenti delle zone circostanti fra cui la distruyzione della Casa do Indio, luogo culturale tradizionale degli indios. Dopo questa ristrutturazione il governo dello Stato di Rio ha concesso la gestione per 35 anni a una società privata.(Al cambio odierno 1$ vale 2,2 reais).</p>
<p>Questo il quadro economico in cui si presenta la Copa.</p>
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		<title>In Chiapas i paramilitari uccidono Galeano</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/in-chiapas-i-paramilitari-uccidono-galeano/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2014 11:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mininotiziario America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.6/2014 del 20.05.2014 A CURA DI ALDO ZANCHETTA Rinviamo la II puntata del “divorzio” fra popolo brasiliano e football  perché una sollecita riflessione su un &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/in-chiapas-i-paramilitari-uccidono-galeano/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.6/2014 del 20.05.2014<br />
A CURA DI ALDO ZANCHETTA</p>
<p>Rinviamo la II puntata del “divorzio” fra popolo brasiliano e football  perché una sollecita riflessione su un tragico evento di questi giorni ci sembra necessaria.</p>
<p>Ci riferiamo a ciò che è accaduto in Chiapas, a La Realidad, dove paramilitari della CIOAC-Historica hanno ucciso in una imboscata il<i>votan </i>della comunità zapatista <strong>José Luis Solís López,</strong> “Galeano”.</p>
<p>La gravità del fatto ha indotto l’EZLN a sospendere tutti i prossimi importanti impegni nazionali e internazionali già programmati e la stessa<i>comandancia</i> ha ritenuto di spostarsi in questa località per seguire più da vicino gli eventi. La parola d’ordine è stata: “non vogliamo vendetta ma vogliamo giustizia.</p>
<p>L’emozione è stata forte anche in Italia dove molti, e in particolare alcuni partecipanti alla recente <i>escuolita</i>, avevano conosciuto e apprezzato questo intrepido lottatore.</p>
<p>Non si è trattato di uno scontro fra gruppi in conflitto fra loro per ragioni di interesse, come il governo ha sostenuto, utilizzando uno schema ormai classico di voler ridimensionare e strumentalizzare casi similari, come già avvenne per il massacro di Acteal.</p>
<p>Fra le molte analisi disponibili in rete su questo evento abbiamo scelto quella di Peter Rosset, uno specialista statunitense di questioni rurali, pubblicata su La Jornada del 10 maggio scorso. (<a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/10/opinion/020a1pol" target="_blank">http://www.jornada.unam.mx/<wbr />2014/05/10/opinion/020a1pol</a>)</p>
<p>Il suo articolo inizia con due domande: “Sono violenti gli indios” Sono violenti gli zapatisti?” E prosegue: “Esiste molta confusione sulla violenza in Chiapas. Intendo qui offrire una guida breve per la sua interpretazione. La controinsorgenza in Chiapas si basa, in parte, sull’implementazione delle politiche disegnate per frammentare le organizzazioni campesine, indigene e comunitarie, creando fazioni ogni giorno più piccole, tendenziose, opportuniste e manipolabili. Ciò si ottiene offrendo ai leader locali e regionali risorse per progetti produttivi e assistenziali, candidature, posti nell’amministrazione pubblica etc, aventi base nelle necessità oggettive delle loro basi e ai loro opportunismi, gelosie e rancori. Queste offerte sono condizionate esplicitamente o implicitamente alla loro presa di distanza dallo zapatismo. Il suo obbiettivo è isolare politicamente i ribelli.”</p>
<p>Qui sta la chiave dei conflitti che ogni tanto esplodono contro le comunità zapatiste e che talvolta, come in questo caso, assumono aspetti estremamente violenti. Si utilizzano a tal fine dispute locali spesso preesistenti che talora neppure hanno una relazione con lo zapatismo e che sono frequenti qui come altrove. Alcuni esempi: la regolarizzazione della proprietà della terra, lo sfruttamento di una cava di sabbia, contrasti religiosi o politici etc.</p>
<p>Prosegue Rosset: “L’azione dello Stato manipolatore può trasformare qualunque problema latente preesistente in una frattura aperta. Tuttavia sarebbe un errore vedere lo stato come un monolite. Al suo interno esistono tante fazioni che cercano di fomentare al massimo la violenza, come anche forze che cercano di stemperarla, per non spaventare investitori o turisti. Questo fa sì che da un lato si promuova la violenza antizapatista per mezzo di ‘premi’ (progetti, incarichi, candidature) e dall’altro si cerchi di ‘risolvere’ e calmare il conflitto. Questo fa s’ che un gruppo contadino possa ricevere risorse per dapprima colpire e dopo cessare di farlo per un certo tempo. Questi gruppi che aggrediscono le comunità in resistenza si alternano nel loro lavoro di aggressione.”</p>
<p>Queste ostilità contro gli zapatisti vengono spesso presentate dai media con una colorazione razzista e classista, come ‘conflitti locali’ fra gruppi contadini, dato che gli indios sono ovviamente violenti e che i poveracci spesso si scannano fra loro. Nel caso specifico il gruppo autore della violenza appartiene a una grande organizzazione contadina nazionale, che spesso non è neppure al corrente di ciò che accade in alcune sue componenti periferiche.</p>
<p>Dice Rosset: “La contro insorgenza in Chiapas utilizza i conflitti locali come parte centrale della propria strategia. I problemi locali preesistenti sono gli alberi, la politica contro insorgente è il bosco. Si devono vedere le due cose simultaneamente. L’importante è capire e non dimenticare che il bosco è costituito dall’insieme degli alberi.”</p>
<p>E c’è un elemento aggiuntivo che Rosset sottolinea: “Nei territori in disputa in Chiapas predominano due visioni. Una, quella zapatista, è quella della costruzione lenta dell’autonomia territoriale, indigena e campesina, dell’educazione, della salute e della giustizia autonome, dell’agroecologia e dell’autogoverno. E’ una visione che poco a poco sta divenendo realtà. L’altra è più meschina, di corta veduta, di avvicinamento al potere, che cerca vantaggi personali e immediati. Coloro che si identificano come quelli ‘in basso e a sinistra’ preferiscono la visione zapatista e chiedono che abbia la possibilità di consolidarsi sempre più come alternativa ed esempio. Per questo è necessario il rifiuto totale di ogni aggressione contro lo zapatismo.”</p>
<p>Per approfondire quanto accaduto a La Realidad suggeriamo di consultare il numero del settimanale telematico “desinformemonos” di lunedì 19 maggio (<a href="http://www.desinformemonos.org/" target="_blank">http://www.desinformemonos.<wbr />org</a>)<b> </b>e l’articolo di Gustavo Esteva, <i>Che fare? , </i>sul sito <a href="http://www.comune-info.net/" target="_blank">www.comune-info.net</a>, Segnalo anche, sempre su comune-info la lettera di Irene Ragazzini <i>Da un luogo di dolore e di rabbia</i> <i> </i>e da La Jornada del 19 l’articolo di Luis Navarro <i>La Cioac-h y sus paramilitares</i> (<cite><a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/20/.../019a1pol" target="_blank">www.jornada.unam.mx/2014/05/<wbr />20/&#8230;/019a1pol</a>).</cite></p>
<p>Contatti:</p>
<p><a href="http://www.kanankil.it/" target="_blank">www.kanankil.it</a> / <a href="mailto:aldozanchetta@gmail.com" target="_blank">aldozanchetta@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Divorzio tra Brasile e Football</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2014 11:08:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Mininotiziario America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.5/2014 dell’11.05.2014 A CURA DI ALDO ZANCHETTA  Fra poco meno di un mese in Brasile avrà inizio la Coppa del Mondo di calcio e sarà festa &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/il-divorzio-tra-brasile-e-football/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">MININOTIZIARIO AMERICA LATINA DAL BASSO, n.5/2014 dell’11.05.2014</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><i>A CURA DI ALDO ZANCHETTA </i></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Fra poco meno di un mese in Brasile avrà inizio la Coppa del Mondo di calcio e sarà festa grande. Per chi però? Qualcuno tenterà di guastare la festa?</p>
<p>La <i>Copa</i></p>
<p>Il Brasile sarà per un intero mese al centro dell’attenzione mondiale e può darsi che l’immagine di paese prepotentemente emergente dal punto di vista economico ne esca ammaccata. I più recenti sondaggi di opinione indicano che oltre il 52% dei brasiliani è ostile all’evento: incredibile per il paese dove il calcio ha sempre avuto un posto preminente nella vita dei suoi abitanti. E a quanto sembra questa disaffezione non sarà del tutto pacifica e potremo forse assistere a una immagine diversa del paese esaltato negli anni di Lula come luogo di un miracolo economico dove tutti hanno guadagnato: le banche, le grandi <i>corporations</i>, i cittadini.</p>
<p>Raul Zibechi, il giornalista uruguayano apprezzato per le sue analisi sociali, ha dedicato un libro importante a questo grande paese che è il perno della politica sudamericana e uno dei 4 componenti del <i>BRIC</i>, il “club” delle nuove potenze emergenti (o ri-emergenti) e cioè Brasile, Russia, India e Cina. Un libro da leggere, sul quale torneremo: <i>Brasil potencia.</i><i> Entre la integración regional y un nuevo imperialismo.</i><i> </i>Per chi segue le vicende latinoamericane avere il polso di quello che accade in questo paese è indispensabile. E l’argomento “grandi eventi” riguarda da vicino anche noi (Milano Expo, 2015). Dedicheremo alcuni puntate alle vicende in corso in Brasile, dal punto di vista politico, economico e sociale.<i></i></p>
<p>Torniamo, per iniziare questo percorso, alla <i>Copa</i>, cercando di capire come mai quella che doveva essere una grande festa di popolo si è trasformata in fonte di aspro conflitto sociale, conflitto latente per lungo tempo e esploso inizialmente per altri motivi, silenziato dai successi economici e dalla popolarità di un presidente, Lula, fino alle grandi manifestazioni del giugno 2013, causate dell’aumento del prezzo dei trasporti urbani e che hanno coinvolto 353 città del paese. Parzialmente attenuatesi per alcuni mesi altre manifestazioni, di genere diverso, sono riprese a dicembre scorso con il fenomeno dei <i>rolezinhos</i>, i giovani manifestanti per lo più afro-brasiliani, che si concentravano per manifestare nei luoghi del lusso, i grandi <i>shopping-center </i>di San Paolo, Rio e altre grandi città. Questi inattesi fenomeni di protesta faranno parte di una attenta analisi successiva mentre ora ci concentriamo sull’ormai imminente evento calcistico.</p>
<p>Grandi eventi e tangenti: abbinata d’obbligo</p>
<p>I recenti gravi episodi di corruzione a Milano per l’Expo del 2015 ci aiutano a capire meglio cosa rappresentano realmente a livello globale i cosiddetti “grandi eventi”, dalle Olimpiadi ai vari campionati mondiali dei vari sport e alle grandi manifestazioni internazionali: un grande <i>business,</i> innanzi tutto, grazie alle ingenti somme di denaro stanziate dai governi per le varie opere e giustificate dalla “grande opportunità economica per il paese”. E la corsa delle grandi imprese coinvolte, da chi deve costruire a chi deve gestire i servizi, trascina con se una compagna di viaggio ineliminabile, la corruzione. E più grande è la torta, più grande il desiderio di sedersi alla tavola. Scrive sul suo blog l’analista Aldo Gianulli: &lt;&lt;<i>Oggi sono più tranquillo. In effetti, che ci fosse un mega affare come l’Expo e non ci fossero già le prime mazzette, era cosa che un po’ mi inquietava: come dire che questo paese non è più lo stesso. Pensieri foschi mi attraversavano la mente: “C’è l’Expo e non rubano? E che lo hanno fatto a fare? I politici italiani e i connessi faccendieri non rubano: crisi dell’identità nazionale!”. E, invece, adesso i conti tornano ed è tutto regolare: se c’è un appalto c’è una tangente, è tutto perfettamente simmetrico.</i>&gt;&gt;</p>
<p>Per la Coppa del Mondo, e così per gli altri grandi eventi, la corruzione nasce nel momento stesso stessa della scelta del paese “fortunato”, e spesso inizia proprio dall’ansia dei governi di assicurarsi la sede nel proprio paese. Le “bustarelle”, sembra, iniziano già lì.</p>
<p>Il ruolo della F.I.F.A.</p>
<p>Vediamo il nostro caso e il suo peccato d’origine, facendoci guidare da un noto giornalista brasiliano, Éric Nepomuceno: &lt;&lt;Basta vedere il caso della Confederazione Brasiliana di Football, la C.B.F., una entità privata nella quale lo Stato non ha ingerenza, benché apporti un buon numero di milioni di dollari all’anno.&gt;&gt; Il suo attuale presidente, José Maria Marin, presiede anche il comitato organizzatore della Coppa. Un mascalzone di lungo corso, fin dall’epoca in cui, da politico, collaborava con la dittatura dei militari (1964/1985), facendo arrestare personaggi da lui indicati come “comunisti”. Fra questi il direttore giornalistico della emittente statale <i>Cultura</i>, Vladimiro Herzog, morto sotto tortura. Forse per questo la presidente Dilma, pure lei a suo tempo torturata, rifiuta di riceverlo. Marin è presidente della C.B.F. da due anni. Prima di lui fu presidente per 23 anni Ricardo Teixera, che arrivò anche alla vicepresidenza della F.I.F.A., la Federazione Internazionale del Football, altra centrale di malaffare. Qui si dilettò di tangenti (45 milioni di dollari quelle accertate). Estromesso, vive in Florida, ma non come ricco disoccupato. Uscito dalla porta anche della C.B.F. rientrò subito dalla finestra con un contratto di consulenza e un salario di ottantamila dollari al mese oltre a parte degli incassi delle partite amichevoli della nazionale brasiliana, che vengono da lui decise. Conduce vita “riservata” a Miami, con una Porsche e due Mercedes in garage e uno yacht Azimut da 67 piedi, del valore di 2 milioni di dollari, ancorata a lato dell’ampio giardino di casa. Naturalmente la F.I.F.A. lo onora ancora di importanti consulenze. Scriveva Nepomuceno, or è un anno, su La Jornada (<i>Brasil, Futbol</i> <i>y Corrupción</i>): &lt;&lt;Dal marzo del 20112 Teixeira non torna in Brasile. Non vuole correre il rischio di vedersi ritirato il passaporto e di dover rendere conto alla giustizia. Non è tornato neppure in Svizzera, dove i tribunali lo accusano di aver incassato altri 13 milioni di dollari di “mancia” da uno dei fornitori della stessa F.I.F.A. quando era vicepresidente. Si,si, è certo: vi è corruzione nel football di tutto il mondo. Però un qualche giorno si faranno i conti di quanto si é rubato e si ruba nel Mondiale dell’anno che viene. Che non esista dubbio alcuno: saremo campioni anche in questo.&gt;&gt; (I &#8211; continua)</p>
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