<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>dalbasso.net</title>
	<atom:link href="https://www.dalbasso.net/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.dalbasso.net</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 27 Jun 2021 13:13:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.8.41</generator>
	<item>
		<title>Costruendo Autonomie #1. Cooperativismo Post Capitalista</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/costruendo-autonomie-1-cooperativismo-post-capitalista/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/costruendo-autonomie-1-cooperativismo-post-capitalista/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jun 2021 12:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=442</guid>
		<description><![CDATA[E infine dal mare arrivò “La Montagna”.  Il vecchio veliero con a bordo la prima delegazione marittima zapatista è approdato nella città galiziana di Vigo,  aprendo ufficialmente il Capitolo Europa &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/costruendo-autonomie-1-cooperativismo-post-capitalista/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E infine dal mare arrivò “La Montagna”.  Il vecchio veliero con a bordo la prima delegazione marittima zapatista è approdato nella città galiziana di Vigo,  aprendo ufficialmente il <i>Capitolo Europa</i> del “Viaggio per la Vita”. Una traversata a ritroso dal Messico, colonizzato 500 anni fa, al vecchio stanco e malato continente Europeo.  Si concretizza  la prima tappa dell’iniziativa lanciata lo scorso ottobre dalle montagne del Chiapas di contagiare il mondo con il virus della resistenza e della ribellione, incontrando chi oggi si rifiuta di seguire il sistema nel suo rapido incedere verso il collasso. Ciò che accadrà nei prossimi mesi lo sapremo solo camminando, domandando  e soprattutto  partecipando, ma  quel che è certo è che,  considerata la dimensione della sfida e la congiuntura storica e sanitaria, la sfida non potrà lasciare indifferenti.</p>
<p>Invaderà l’ Europa, in maniera organizzata,  la  lotta che per 27 anni più di ogni altra, non senza contraddizioni, ha costruito e praticato autonomia. Si affiancherà ad essa,  in incontri già programmati, l’altra esperienza che in questi anni, con altrettante contraddizioni e nel contesto di una guerra dimenticata, ha praticato autonomia: il Confederalismo Democratico curdo nel Nord-est della Siria.</p>
<p>Come potremo noi interloquire sul tema dell’autonomia in un momento in cui nemmeno la privazione di libertà fondamentali  ha generato il bisogno di una riflessione critica collettiva? Al netto delle esperienze di autogestione e mutualismo,  quali pratiche sistemiche di autonomia potremo cogliere l’occasione di scambiare, esplorare ed approfondire?</p>
<p>Questa è la prima tappa di un viaggio esplorativo in questa direzione, nella Barcellona in una fredda primavera del 2021.  Le peculiarità storiche e sociali del contesto catalano sono note e non è intenzione di questo limitatissimo lavoro analizzarle o celebrarle,  ma semplicemente restituire  e condividere l’ecosistema sociale che a partire dal 15M, di cui quest’anno ricorre il decennale, ha generato quello  che si può definire il movimento cooperativista postcapitalista.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/-61bwVJGmBU" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Il viaggio inizia dietro la Sagrada Familia dove hanno sede la <a href="https://www.cos.coop/es/">COS</a>, Cooperativa di Salute integrativa e <a href="https://sostrecivic.coop/">Sostre Civic</a>, la cooperativa che promuove il modello di co-abitazione con diritto d’uso.</p>
<p>Laura non è un medico, faceva parte di una cooperativa che lavorava sui parti naturali e i parti in  casa. A quel nucleo originario hanno iniziato ad unirsi altre figure professionali operanti nel campo della salute che nel 2011 hanno dato vita alla prima cooperativa di salute integrativa della Spagna. “Lavoriamo in complementarità ed a volte in collaborazione con il sistema pubblico. Offriamo delle prestazioni che non sono coperte dal sistema sanitario e lo facciamo attraverso una visione olistica e integrale della cura, garantendo un prezzo accessibile e prevedendo anche un sistema di solidarietà per chi non ha mezzi economici”. “Le nuove sfide sono quelle di recuperare e  autogestire strutture sanitarie chiuse a causa dei tagli alla sanità e coinvolgere molto più attivamente tra i nostri soci i migranti che hanno bisogno di strumenti di attenzione e partecipazione specifici”.</p>
<p>La pandemia ha drammaticamente aumentato la richiesta di sostegno  psicologico  e la cooperativa si è attrezzata per dare risposte concrete così come si è impennato il bisogno di soluzioni abitative collettive. Su questo lavora da anni la cooperativa Sostre Civic, attraverso un modello che promuove il superamento del concetto di proprietà individuale sperimentando  un sistema misto di acquisto e affitto, rendendo la coabitazione molto più accessibile da un punto di vista economico e psicologico considerando che il dominio culturale del capitalismo si è insinuato nei gangli di ogni individuo anche di chi vuole abbatterlo.</p>
<p>“Siamo un cooperativa di progetti che conta più di mille soci. La cooperativa si occupa di chiedere il finanziamento per comprare o adattare gli immobili. I soci che vivono nei nostri progetti devono contribuire con il 20% del finanziamento. Un contributo che si recupera nel caso in cui si decida di andarsene. Poi mensilmente ognuno paga la sua quota per contribuire a restituire il prestito. Non si è proprietari individualmente ma collettivamente e questo sistema garantisce che la sottrazione del bene al mercato speculativo sia permanente”.  Ana e Sabrina stanno avviando un progetto di co-abitazione vicino a Olot, hanno optato di aderire a Sostre Civic invece di formare una loro cooperativa autonoma. “ Abbiamo fatto questa scelta perché in futuro come gruppo di persone potremmo cambiare idea, per esempio se la proprietà che abbiamo individuato dovesse acquistare valore potremmo decidere di venderla e ricavarci denaro. Attraverso Sostre Civic ciò non è possibile perché sono mille soci che devono prendere la decisione. E’ una garanzia che quel bene resterà nel circuito dell’economia solidale a prescindere dalle nostre scelte individuali”.</p>
<p>Ma a Bercellona il vero cuore pulsante del cooperativismo è il quartiere di Sants che trova nello spazio autogestito di Can Battlò il suo centro operativo.  Una mappa disegna una ragnatela di cinquantacinque diverse realtà cooperative nell’arco di pochi chilometri tutte in rete fra loro attraverso la formula dell’intercooperazione.  Fra questi l’Ateneo Cooperativo <a href="https://www.bcn.coop/">Coopolis </a>e il polo cooperativo “La Comunal”, ovvero uno spazio condiviso tra sette cooperative e un’associazione che comprende anche una libreria ed un ristorante.</p>
<p>Ivan attivista, militante da sempre  ed autore di diversi libri sul cooperativismo e sull’economia solidale racconta “ Ne <a href="https://lacomunal.coop/"><i>La Comunal</i></a> lavorano 80-90 persone sommando le diverse  comunità,  la libreria con il ristorante, il giornale con il centro di advocacy, ci basiamo sulla formula dell’intercooperazione  con la quale pensiamo di essere più capaci di costruire un fronte comune per contrastare  il capitalismo, per appoggiarci reciprocamente ed avere più forza. “La Comunal”  nasce perché esiste una tradizione di movimenti sociali nel quartiere e  di un tipo di cooperativismo che si è sviluppato negli ultimi anni e che qui si è riunito nell’ <a href="https://sants.coop/"><em>I</em><i>mpuls cooperatiu de sants</i></a> che raggruppa 35 cooperative che lottano per   una riappropriazione collettiva del quartiere”.  La traiettoria teorica e politica di Ivan è molto ampia e tocca anche il delicato rapporto con le istituzioni che negli ultimi anni hanno dato ampio appoggio, sulla base di interessi sociali e politici differenti, al movimento cooperativista catalano attraverso la creazione di un dipartimento “Economia Sociale e solidale” nel comune di Barcellona ed il finanziamento degli atenei cooperativi in ogni provincia promosso dalla Generalitat Catalana. Coopolis è uno di questi ed ha sede in Can Batllo. Un incubatore di nuovi progetti cooperativi che possono trovare una sede ed un appoggio nella loro fase iniziale. Enrico, italiano che vive  in Catalogna da molti anni, è presidente di <a href="https://coopdevs.org/">Coopdevs </a>una cooperativa che si dedica allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il mondo cooperativo che ha sede a Coopolis. E’ anche fondatore di <a href="https://katuma.org/">Katuma</a>,  l’istanza catalana del progetto internazionale Open Food Network. “Katuma è una piattaforma che consente ai consumatori di mandare gli ordini al proprio gruppo d’acquisto. Il gruppo tramite lo stesso strumento raggruppa gli ordini per produttore e  li invia. Il produttore sa quindi esattamente cosa è stato ordinato da chi.  Il sistema gestisce questi due processi, la raccolta delle richieste e la distribuzione.  Abbiamo iniziato in due o tre e lavoravamo su un prototipo che stavamo sviluppando noi, poi abbiamo scoperto l’esistenza della rete internazionale <a href="https://www.openfoodnetwork.org/">Open Food Network</a> già attiva da alcuni anni in paesi come l’Australia a l’Inghilterra. Abbiamo abbandonato il nostro prototipo perdendo in innovatività tecnologica ma guadagnando da un punto di vista di comunità internazionale”.</p>
<p>Un’esperienza  del tutto peculiare e radicale è quella della <a href="https://cooperativa.cat/">Cooperativa Integral Catalana</a>. Nata a partire dalla “truffa solidale” di Enric Duran, l’attivista che approfittando della bolla creditizia che ha condotto alla crisi finanziaria del 2008,  ho ottenuto mezzo milione di  prestiti senza restituirli e investendoli in progetti come la CIC ed è oggi attualmente latitante.  La Cooperativa oggi non più attiva come alcuni anni fa,  puntava alla creazione di nodi locali che scambiassero prodotti e servizi in maniera esterna al sistema fiscale  e monetario del sistema capitalista forzando agli estremi le strutture giuridiche esistenti e utilizzando monete alternative ed altri sistemi di scambio.</p>
<p>Seppur queste ed altre esperienze fanno parte delle <a href="https://xes.cat/es/">Rete dell’economia solidale che in Catalogna</a> conta più di 300 realtà, l’avanzamento prodotto in questi ultimi anni di pratica e di riflessione sembra essere  la transizione dal concetto di rete a quello di ecosistema. Ovvero la creazione di uno spazio economico esterno al capitalismo che individua in maniera collettiva i bisogni del territorio offrendo delle risposte   finalizzate alla sottrazione al capitale e alla riappropriazione progressiva di pezzetti della catena produttiva e riproduttiva.  Gli strumenti per operare sono la replicabilità delle buone pratiche ovvero l’esportazione di modelli funzionanti in altri territori che hanno bisogni simili e l’intercooperazione che oltre a far leva sulla collaborazione e lo scambio interno di prodotti e servizi, è un meccanismo che rileva  i bisogni degli stessi progetti cooperativi offrendo soluzioni organizzativamente ed economicamente condivise .</p>
<p>E da questo punto vista è indispensabile  l’accesso al credito garantito nell’ecosistema cooperativista catalano  dalla <a href="https://coop57.coop/">Coop 57</a> che raccoglie il risparmio e presta esclusivamente alle cooperative socie.</p>
<p>La sua funzione principale è il finanziamento di progetti di economia sociale e solidale attraverso l&#8217;intermediazione finanziaria. La cooperativa  raccogliere risparmi nell’ambito della  società civile e li convoglia in forma di prestiti verso gli attori  dell&#8217;economia sociale e solidale principalmente cooperative.</p>
<p>C’ è da augurarsi che  la “Gira Zapatista” non sia solo un’esperienza epica,  ma qualcosa che possa sprigionare l’energia per osare e produrre avanzamento nella costruzione di nuovi spazi di autonomia, di trasformazione e di pratica di democrazia reale.  Guardando lontano ma a volte neanche troppo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/costruendo-autonomie-1-cooperativismo-post-capitalista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Agitu: a un mese dalla sua morte manca terribilmente</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/agitu-e-passato-un-mese-dalla-sua-morte-e-manca-terribilmente/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/agitu-e-passato-un-mese-dalla-sua-morte-e-manca-terribilmente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 10:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=434</guid>
		<description><![CDATA[Scritto da Caterina Amicucci e Francesca Caprini per Intersezionale Attorno al laghetto che all’altezza di Brazzaniga forma il torrente Fersina – quello che scende giù per la Valle dei Mocheni, &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/agitu-e-passato-un-mese-dalla-sua-morte-e-manca-terribilmente/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Scritto da Caterina Amicucci e Francesca Caprini per <a href="https://www.intersezionale.com/2021/02/10/agitu-e-morta-perche-era-una-donna-che-non-aveva-paura/?fbclid=IwAR2bLSQIbtLoMpkEEmO4RSGhmciwMFqygI4rki3pghCobGhE_jdq7-0dcuo">Intersezionale</a></p>
<p>Attorno al laghetto che all’altezza di Brazzaniga forma il torrente Fersina – quello che scende giù per la Valle dei Mocheni, che infatti si chiama anche Fernstal, valle del Fersina – domenica 29 gennaio in tante e tanti hanno camminato ricordando Agitu ad un mese dalla sua uccisione.<br />
Era freddo, sono i giorni della merla ed è un gennaio che non molla; il cielo fermo, bianco, era l’unico possibile per questa passeggiata silenziosa ma anche coraggiosa, che la vallata che aveva accolto la pastora della Capra Felice ha voluto dedicare all’attivista etiope, la nostra amica, ammazzata la notte del 29 dicembre da un suo collaboratore.<br />
E’ passato un mese dalla morte di Agitu, e manca terribilmente. Mancano le sue idee capaci di trasformarsi in azioni coerenti. Manca il suo muoversi nel mondo che era una costante ispirazione per noi compagne ed amiche. Dalla sua morte si è scritto e detto molto. Si sono formati comitati e cordate di solidarietà. E’ sceso in campo il sindaco di Trento, quello di Frassilongo – la frazione dove Agitu aveva casa, e dove è stata trovata senza vita – l’ambasciata Etiope; ci sono stati i funerali di Stato, la raccolta di fondi, la solidarietà di altri pastori per le sue capre, molti articoli di giornale. In tanti hanno potuto conoscere la sua storia, che meritava però un finale diverso, e di essere raccontata in un altro modo.<br />
Agitu Ideo Gudeta era un’attivista che dopo gli studi in Italia aveva scelto di tornare in Etiopia per lottare accanto ai contadini e agli allevatori, nonostante la sua famiglia avesse trovato riparo negli Stati Uniti quando la situazione politica nel Paese si era deteriorata. Erano gli anni del governo di Meles Zenawi, considerato una solida democrazia con cui fare affari e per questo celebrato per gli indici di crescita economica – ottenuta a spese delle popolazioni locali, uccidendo e incarcerando oppositori ed attivisti.<br />
Agitu lavorava nella regione dell’Oromia e si batteva contro il landgrabbing, l’accaparramento della terra da parte delle multinazionali straniere. Negli ultimi quindici anni l’Etiopia ha ceduto agli investitori stranieri milioni di ettari di terra con contratti di 50 anni in cambio di esigui contributi economici. Ha perseguito un’aggressiva politica di sviluppo con mega impianti idroelettrici, come la diga Gilgel Gibe III sul fiume Omo e quella del Rinascimento sul Nilo blu. L’effetto combinato delle politiche di gestione di acqua e terra hanno prodotto profondi sconvolgimenti ambientali e sociali lasciando intere popolazioni senza i mezzi di sostentamento e trasformandole in manodopera a basso costo per gli investitori stranieri.<br />
Nel 2010 i compagni di Agitu vengono uccisi o arrestati. Lei riesce a fuggire a Nairobi, con una pistola nel cruscotto dell’auto pronta ad uccidersi se fosse stata catturata. Sapeva in quali condizioni si usciva dalle carceri etiopi.<br />
Arrivata in Trentino, dove aveva studiato, Agitu ha dato continuità al suo impegno in difesa della terra attraverso un progetto di allevamento sostenibile: produceva formaggio biologico dal latte di una razza di capra autoctona, partecipava attivamente alle iniziative ambientaliste con associazioni e attivisti locali. Ma non le era stato regalato nulla e non aveva trovato un paradiso incantato.<br />
Aveva subito minacce e un’aggressione da parte di un vicino di casa: “Tornatene a casa”, le diceva, con quel senso di possesso delle cose e delle persone maschlista e bigotto che appartiene a molti posti della terra, anche delle vallate trentine. Agitu con determinazione aveva denunciato – l’uomo era stato poi condannato a nove mesi di carcere – sfidando certe consuetudini immobili e feroci che tanto hanno a che vedere con la povertà d’animo, ma anche con le campagne di xenofobia e razzismo che stavano allora attraversando l’Italia e che anche il governo locale leghista – che aveva da poco vinto le elezioni in Trentino – alimentava e continua ad alimentare con parole ed azioni.<br />
Agitu era rimasta dove voleva vivere, per portare avanti i suoi progetti. La sua capacità di costruire relazioni, di interloquire, di seminare empatia, le era valsa un’ampia rete di conoscenze, collaborazioni, amicizie ed alcuni riconoscimenti istituzionali. La incontravi spesso, sia che fosse ai mercati del biologico o nelle sue botteghe cittadine – in centro a Trento, ma aveva appena aperto anche a Bolzano – sia in manifestazioni, dibattiti, conferenze; c’era all’OltrEconomia festival, dove più volte aveva partecipato ai tavoli sui femminismi e sulle economie solidali e alternative. C’era per spiegarti il langrabbing nella sua terra, per dimostrarti che lottando ce la si può fare, che combattere per la giustizia sociale è un dovere ed una responsabilità e che si poteva fare anche con l’allegria della vita e dell’amore per il prossimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Agitu era una donna nera, consapevole sia dei pregiudizi e delle difficoltà che comportava nel suo lavoro di allevatrice montana in Trentino, che del privilegio di esser potuta arrivare in Italia con un volo aereo. Un’azione semplice, preclusa alla maggior parte delle persone nella sua stessa situazione.<br />
Anche per questo Agitu offriva lavoro a giovani migranti sopravvissuti alle torture in Libia e alle stragi nel Mediterraneo. Li aiutava non solo a trovare una prospettiva, ma anche ad ottenere il permesso di soggiorno. Gli insegnava a leggere e scrivere, li aiutava a prendere la patente. E lo faceva spontaneamente e senza alcun tipo di supporto, come tutti quegli attivisti che quotidianamente in mare e sul territorio organizzano azioni di salvataggio e solidarietà con i migranti e si trasformano a loro volta in bersaglio della becera propaganda di forze politiche e di cittadini abbrutiti e incattiviti.<br />
Questa è stata la vita di Agitu, non una favola finita male da prima pagina di una rivista patinata. Le celebrazioni della comunità locale campione di accoglienza, così come i funerali di stato in Etiopia, sono un’operazione pacificatoria difficile da digerire per chi conosce la sua storia. E’ sufficiente scorrere il suo profilo Facebook per capire che opinione aveva Agitu dell’attuale governo Etiope presieduto da Abiy Ahmed ed insignito di un frettoloso premio Nobel per la Pace per gli accordi di pace con l’Eritrea. Il 6 novembre scorso Agitu scriveva, condannando i venti di guerra che soffiano da mesi nella regione del Tigrai: “Attualmente tutti gli oppositori politici sono in prigione, l’unico mezzo d’informazione è solo quello governativo, i giornalisti non governativi sono perseguitati dallo stesso governo. Le condizioni dei prigionieri politici non rispettano i diritti umani”.<br />
Agitu è morta perché era una donna che non aveva paura, restituirle la sua identità politica sulla quale costruiva con coerenza e visione la sua vita e le sue azioni, è il minimo che possiamo fare. Oltre a piangerne la scomparsa.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/agitu-e-passato-un-mese-dalla-sua-morte-e-manca-terribilmente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Seminiamo comunità</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/seminiamo-comunita/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/seminiamo-comunita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 09:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=429</guid>
		<description><![CDATA[La Community Supported Agriculture nasce in Giappone e si sviluppa negli Stati Uniti. È un modo di fare agricoltura insieme che propone la condivisione del rischio tra produttore e consumatore. &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/seminiamo-comunita/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<header>La Community Supported Agriculture nasce in Giappone e si sviluppa negli Stati Uniti. È un modo di fare agricoltura insieme che propone la condivisione del rischio tra produttore e consumatore. Da qualche anno sono nate esperienze anche in Italia. A Roma si chiama Semi di Comunità e in un solo anno ha già coinvolto più di centocinquanta persone. Non è solo una nuova esperienza di agricoltura biologica ma un progetto per rimettere al centro il principio che il cibo non è una merce, la partecipazione e la convivialità legata alla terra. Per il raccolto 2020 si cercano altri soci</p>
<p>Foto: archivio Semi di comunità<br />
Si chiama Semi di Comunità ed è il primo progetto di Community Supported Agriculture (CSA) di Roma, ma anche il più a sud del nostro paese. Non è un gruppo di acquisto solidale né un’azienda di agricoltura biologica. Nasce un anno fa dalle idee e dalla visione di un piccolo gruppo pioniere e già vanta 155 soci. Alle porte di Roma, nel parco di Veio, su un terreno in affitto di tre ettari lavorano tutti i giorni Riccardo e Saverio, impegnati in questi giorni in un intenso tour di presentazione del progetto in diversi spazi sociali della città. Raramente sono soli. Perché si tratta di una comunità, costituita in cooperativa, che fa vivere un progetto di autoproduzione del cibo a chilometro zero. Un cibo sano e di qualità, sul quale non si genera nessun profitto e che paga il giusto prezzo a chi lavora. I soci lavoratori sono la parte tecnico-agricola, ma le decisioni sulla programmazione delle colture, sul piano economico e su tutte le attività di gestione vengono prese collettivamente nell’assemblea e nei gruppi di lavoro.</p>
<p>La CSA è un modello mutualistico di produzione, distribuzione e consumo che consente al produttore e il consumatore di condividere il rischio prefinanziando il raccolto. I soci acquistano una quota del raccolto prima delle semine e in cambio ne ricevono ogni settimana una parte proporzionale. Nel caso del progetto “Semi di Comunità” i produttori sono gli stessi soci della cooperativa che con questo meccanismo può disporre delle risorse necessarie per pianificare al meglio la semina ed eventuali investimenti in attrezzi, macchinari e infrastrutture. Il piano economico comprende solo i costi vivi, incluso il lavoro, ma non è previsto profitto per nessuno.</p>
<p>Il modello di agricoltura sostenuta dalla comunità nasce in Giappone a cavallo tra gli anni sessanta e settanta ma è negli Stati Uniti una decina di anni dopo che diventa popolare contribuendo a salvare anche aziende agricole di piccole dimensioni messe in crisi dal modello dell’agroindustria e dal sistema dei sussidi. In Italia la CSA sbarca sei anni fa a Bologna con il progetto Arvaia e oggi conta una ventina di esperienze a livello nazionale. Arvaia ha dato un contribuito fondamentale all’avvio del progetto Semi di Comunità, che non vuole solo garantire cibo sano ai propri soci ma propone un progetto politico collettivo che si oppone ai meccanismi della grande distribuzione. Un progetto che rimette al centro della produzione agricola il principio secondo il quale il cibo non è una merce ma anche la partecipazione e la convivialità legata alla terra.</p>
<p>Il 2 febbraio, in vista della preparazione delle semine estive si chiuderà la raccolta delle quote 2020 con una vera e propria asta per generare un meccanismo di compensazione tra chi ha diverse possibilità economiche ed abbattere eventuali barriere alla partecipazione. Quest’anno si punta a centossessanta soci fruitori ma chiunque può partecipare al progetto come socio semplice con una quota di cento euro, un piccolo contributo per una grande idea resa possibile dall’impegno e l’entusiasmo dei sui promotori.</p>
</header>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/seminiamo-comunita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A Ceuta in marcia per la dignità</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/425/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/425/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 09:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=425</guid>
		<description><![CDATA[L’8 febbraio a Ceuta si svolgerà la “VII Marcia per la Dignità” in memoria dei migranti uccisi dalla Guardia Civil nel 2014 sulla spiaggia del Tarajal, nel tentativo di aggirare &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/425/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-size: 14px;">L’8 febbraio a Ceuta si svolgerà la “VII Marcia per la Dignità” in memoria dei migranti uccisi dalla Guardia Civil nel 2014 sulla spiaggia del Tarajal, nel tentativo di aggirare a nuoto il muro di filo spinato che separa l’Europa dal Marocco. A distanza di sei anni non solo il numero delle vittime, ufficialmente quindici, non è ancora stato accertato, ma nessuno ha pagato per quella strage. Anche l’ultimo tentativo  della giudice Maria Luz Lozano di processare i sedici poliziotti responsabili di aver sparato contro i migranti in acqua pallottole di gomma e lacrimogeni, è fallito lo scorso novembre.<br />
</span></h1>
<p>Nonostante l’esternalizzazione della frontiera europea con l’Africa prosegua, attraverso la costruzione di una terza recinzione in territorio marocchino, non si fermano i tentativi di ingresso. Domenica scorsa circa trecento persone hanno cercato di entrare nell’enclave spagnola. L’Associazione Elin, il principale punto di riferimento per il sostegno e la difesa dei diritti umani dei circa mille migranti costantemente trattenuti a Ceuta, ha denunciato <a href="http://%28https//www.asociacionelin.com/2020/01/19/no-mas-devoluciones-en-caliente/">due casi di respingimento immediato</a>, una pratica illegale in base al diritto internazionale e alla Convenzione di Ginevra. Nonostante l’attuale governo progressista si sia impegnato a fermare i respingimenti immediati al momento nulla sembra cambiato. Come è ancora al suo posto il filo spinato che provoca ferite a volte letali a chi tenta di superare la recinzione e che il capo del governo Pedro Sanchez aveva già promesso di far rimuovere.</p>
<p>Quest’anno gli organizzatori della marcia fanno appello a tutte le reti e le associazioni solidali a livello internazionale ad aderire e sostenere politicamente l’iniziativa per rafforzarla e darle visibilità.</p>
<p><a href="https://docs.google.com/forms/d/13QvHKW7Vwwtv2jezk-gzq4V_7Ml2fxX2BSC2NtU2SS0/viewform?edit_requested=true">Firmando l’appello</a> si verrà inclusi nella lista dei promotori della marcia. Ai firmatari si richiede un sostegno nella diffusione.</p>
<p>Per chi volesse saperne di più sul massacro del Tarajal è ora disponibile ondemand con i sottotioli in italiano il documentario “Samba un nombre Borrado” di Mariano Agudo prodotto da <a href="https://comune-info.net/intermediaproducciones.com/">Intermedia</a> una casa di produzione sivigliana di documentari sociali. È la storia del viaggio a ritroso di Mahmoud Traoré, dall’Andalusia al Senegal in cerca della storia di una delle vittime della strage del 2014. Traoré, oltre ad aver firmato la sceneggiatura de essere il protagonista del film è anche autore di un libro che racconto i suoi tre anni di viaggio per raggiungere l’Europa. Il titolo è <em>Partire. Un’odissea Clandestina</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/204333375" height="360" width="640" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><a href="https://vimeo.com/204333375">SAMBA, UN NOMBRE BORRADO</a> from <a href="https://vimeo.com/intermedia">Intermedia Producciones</a> on <a href="https://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/425/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La banda del Black Post</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/blackpost-linformazione-nero-su-bianco/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/blackpost-linformazione-nero-su-bianco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 12:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=414</guid>
		<description><![CDATA[La banda del Black Post Nell&#8217;ambito del Extradark Festival volume 4 organizzato da “L&#8217;Incisiva edizioni” creata dal centro sociale Spartaco nel quartiere romano del Quadraro é stato presentato il libro &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/blackpost-linformazione-nero-su-bianco/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La banda del Black Post</p>
<p>Nell&#8217;ambito del Extradark Festival volume 4 organizzato da “L&#8217;Incisiva edizioni” creata dal centro sociale Spartaco nel quartiere romano del Quadraro é stato presentato il libro “MIG generation – La banda del Black Post si racconta”. Una raccolta di racconti in prima persona che affrontano esperienze diverse di migrazione. C&#8217;é chi ha fatto la tragica rotta del deserto, passando per la Libia e rischiando la vita in mare, chi é arrivato per studiare con il programma Erasmus, chi ha frequentato la scuola italiana di Addis Abeba sentendo di aver solo cambiato quartiere una volta trasferitosi a Roma. Chi racconta della difficoltà di ritornare a casa per una visita preparata a lungo e ritrovarsi estranea nel paese e nella famiglia di origine, perchè in un altrove lontano si cambia. Storie diverse, come diverse sono le persone e le ragioni che le spingono a intraprendere il viaggo: a volte in fuga dalle guerre e dalla violenza, altre alla ricerca di riscatto e dignitá, altre ancor per amore dell&#8217;avventura, dello studio o di un altro essere umano. Proprio come noi, ai quali peró il nostro passaporto apre le porte alla necessitá o al desiderio di approdare altrove.</p>
<p>Ma cos&#8217; é esattamente la banda del black post? Black Post, l&#8217;informazione nero su bianco é una rivista online formata da una redazione di migranti di prima e seconda generazione. Dietro le quinte con estrema discrezione nel ruolo di direttore ed editor, Sandro Medici ex-giornalista ed ex-presidente dello stesso Municipio.</p>
<p>Black post ci offre l&#8217;opportunitá di ricevere un&#8217;informazione non mediata dai nostri pregiudizi, questioni morali o volontá di narrare il fenomeno migratorio secondo l&#8217;idea del mondo che ci interessa rappresentare. Su queste pagine i protagonisti ed i luoghi dell&#8217;esperienza migratoria si autorappresentano, senza veli compassionevoli, con una schiettezza che può anche risultare stridente al lettore assuefatto ai meccanismo del mainstream.</p>
<p>Si parla molto d&#8217;Africa perché luogo di origine di una componente importante della redazione e ció non puó che essere un bene considerata l&#8217;assenza pressoché totale del tema sui media nostrani. Si parla di razzismo e discriminazione posizionando chiaramente l&#8217;iniziativa al fianco “di quel vasto sentimento solidale che attraversa il paese, in contrasto con la preoccupante deriva social xenofoba”. Si tratta di un progetto innovativo che restituisce la parola a chi ogni giorno di piú viene considerato un materiale inerte di propaganda politica. Oltre agli articoli di approfondimento vi si trovano le storie dei protagonisti, come quelle raccolte nel libro ma anche una sezione dedicata ai pensieri e le poesie, come questa:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni volevo diventare astronauta o medico.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Salvare vite e conquistare la felicità.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni volevo conoscere i nostri valori,</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Le tradizioni, le culture degli antenati</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni volevo fondare una grande famiglia,</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Stare vicino ai miei amati genitori.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Questo sogno è rimasto un sogno.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Chi ha spezzato il mio sogno?</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Di chi è la colpa?</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono io che ho fatto un errore?</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Non penso.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono stato trasformato in una macchina da guerra.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>In luogo di salvare vite,</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Non faccio che distruggere la vita.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>In luogo di tenere in mano i libri</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Non faccio che maneggiare le armi.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Vado in giro con un’arma che non mi conosce ma</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Può essere causa della mia morte.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Ho ucciso a Monrovia</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Stuprato a Luanda</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Massacrato a Kigali</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Torturato a Baghdad</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Razziato a Damasco</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Bruciato Mogadiscio</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Saccheggiato Kabul</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Strangolato a Kidal</i></span></span></span><i></i></p>
<p><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>E molte altre cose orribili.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni, rifiuto di essere una marionetta !</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Voglio andare a scuola e imparare ad amare,</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Come un bambino normale.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Ieri, bambino-soldato o soldato-bambino</i></span></span></span><i></i></p>
<p><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Oggi io grido Alleluia !</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A Bamako contemplo questo sole di speranza</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Che riscalda il mio cuore lenito,</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Illumina L’anima con la dolcezza.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>A tredici anni mi rifiuto di essere bambino soldato.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Ridatemi i miei tredici anni perduti</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Nell’inferno degli adulti, accecati dal potere.</i></span></span></span><i><br />
</i><span style="color: #3d3e40;"><span style="font-family: 'Times New Roman', verdana;"><span style="font-size: medium;"><i>Io dico: pace.</i></span></span></span><i> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggiamo e diffondiamo Black Post.</p>
<p>Caterina Amicucci</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/blackpost-linformazione-nero-su-bianco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lungo le rotte della solidarietá</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/lungo-le-rotte-della-solidarieta/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/lungo-le-rotte-della-solidarieta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 11:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=409</guid>
		<description><![CDATA[scritto per il Report on Global Right 2019 Sembrano passati secoli da quando la foto di Aylan Curdi, il bambino siriano ritrovato senza vita su una spiaggia turca, si convertì &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/lungo-le-rotte-della-solidarieta/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>scritto per il Report on Global Right 2019</p>
<p>Sembrano passati secoli da quando la foto di Aylan Curdi, il bambino siriano ritrovato senza vita su una spiaggia turca, si convertì in un simbolo di vergogna per l&#8217;Europa intera tale da scatenare un&#8217; ondata solidarietà nei confronti di chi fuggiva dai conflitti in Medio Oriente. L&#8217;ultimo sussulto collettivo di umanità in questa Europa impaurita, incattivita ed in piena regressione. Da allora non solo ci si è progressivamente assuefatti alle quotidiane morti in mare, ma le forze politiche di estrema destra in diversi paesi europei, hanno soffiato con successo sul fuoco dell&#8217;intolleranza trasformando i migranti in nemici numero uno del “popolo” e la solidarietà in un crimine.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Solo quattro anni fa, quella spinta portò migliaia di volontari, attivisti e militanti nell&#8217;isola greca di Lesbo e lungo tutta la rotta balcanica. Un popolo variegato, di paesi, generazioni ed estrazioni politiche molto diverse: dagli anarchici Greci a movimenti religiosi di diverso ordine, dai difensori dei diritti umani ai bagnini catalani che proprio a Lesbo hanno dato vita all&#8217;organizzazione di salvataggio Proactiva Open Arms.</p>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;esperienza di cui probabilmente si è parlato troppo poco e che per alcuni mesi a cavallo tra il 2015 e il 2016 ha animato un movimento di solidarietà che ha avuto nell&#8217; eterogeneitá e nell&#8217;autorganizzazione le sue caratteristiche principali, nonché la capacità di arrivare dove le istituzioni governative e non governative non riuscivano. Erano i mesi del referendum sul piano di salvataggio imposto dalla Troika e la Grecia era in piena crisi politica de economica e politica; si trattava di un emergenza umanitaria in territorio Europeo che l&#8217;ACNUR non aveva il mandato di gestire; per le Organizzazioni non Governative, tradizionalmente impegnate in paesi extra-europei e in altri contesti, era un campo d&#8217;azione del tutto nuovo. Il primo salvataggio da parte di una ONG nel Mediterraneo centrale era infatti avvenuto solo un anno prima, il 30 agosto del 2014 da parte dell&#8217;organizzazione maltese Migrant Offshore Aid Station che avrebbe tratto in salvo oltre 1500 persone, in coordinamento con la missione italiana Mare Nostrum, solo nelle due settimane successive.</p>
<p align="JUSTIFY">Da allora si è assistito ad un&#8217;escalation di campagne di criminalizzazione delle ONG e di altre esperienza di solidarietà con i migranti, all&#8217;avvio di politiche disumane che hanno portato a negare i porti ai naufraghi sia in Italia che a Malta, all&#8217;approvazione dei decreti sicurezza del governo italiano e alle sanzioni penali e amministrative per chi effettua i salvataggi in mare. Non solo in Italia o in Ungheria, ma anche in Spagna dove il governo del socialista Pedro Sanchez aveva aperto le danze del suo nuovo esecutivo, all&#8217;alba della caduta del partito popolare travolto da uno scandalo di corruzione, accogliendo a Valencia la nave Aquarius costretta per giorni in balia delle onde. Lo stesso governo che lo scorso mese di luglio ha recapitato una lettera a Pro Activa Open Arms minacciandola, senza successo, con una multa di 900.000 euro in caso di ripresa delle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale<a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"> E&#8217; sulla scia dell&#8217;esperienza di Lesbo e e nel contesto politico di questi ultimi anni che è nato e si è svolto il progetto Solidarity Routes, “Le rotte della solidarietá”. A marzo del 2016 quando entrano in vigore gli accordi tra Unione Europea e la Turchia la rotta balcanica è ufficialmente chiusa. Gli attivisti che via avevano partecipato, tornano nei loro paesi ed in molti casi continuano il loro impegno a livello locale dando vita a nuove iniziative di solidarietà o unendosi a progetti già in corso molti dei quali sono espressione dal basso dell&#8217;iniziativa diretta dei cittadini senza la mediazione di grandi organizzazioni. Nuove forme di impegno che a causa della loro natura locale, le difficoltà sempre maggiori che pone il lavoro sul territorio e le poche risorse a disposizione non riescono ad avere un respiro internazionale. Solidarity Routes nasce con lo scopo di costruire reti e collaborazioni tra attivisti di diversi paesi impegnati in iniziative di solidarietà con le persone in movimento lungo le tre rotte principali del Mediterraneo: la rotta balcanica, la rotta del mediterraneo Centrale, la rotta dello stretto. Allo stesso tempo, nel corso di due anni, ha offerto la possibilità a più di 200 attivisti di conoscere e comprendere le dinamiche in altri luoghi di frontiera e transito, conoscere il contesto politico e il quadro legale di altri paesi e scambiare metodologie e buone pratiche di intervento facendo tappa a Lesbo, Salonicco, Zagabria, Pula, Siviglia, Ceuta, Roma e Palermo.</p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Ma soprattutto ha costruito un embrione di rete internazionale di cui si sente un forte bisogno e che sarebbe urgente e necessario ampliare e rafforzare. L&#8217;iniziativa è stata lanciata dall&#8217;Asociación Pro Derechos Humanos de Andalucía, una delle principali associazioni spagnole di diritti umani che tra le altre attività, monitora la rotta migratoria dello stretto di Gibilterra e del Mare Di Alborán pubblicando ogni anno il rapporto “Frontera Sur”<a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>. L&#8217;iniziativa, promossa in collaborazione con l&#8217; ONG italiana Un Ponter Per, l&#8217;associazione croata PANK e il centro greco di informazione e documentazione sul razzismo, la pace e la non-violenza ANTIGONE, ha coinvolto in due anni circa 65 gruppi formali e informali, collettivi e associazioni oltre a doversi attivisti indipendenti.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Non è possibile in questa sede offrire una panoramica completa<a href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a> di tutti i gruppi che hanno partecipato, ma utile menzionarne almeno alcuni per comprendere, a fronte di una situazione politica europea in progressiva degenerazione, quanto invece siano numerose e impegnate su più fronti, le iniziative promosse dal basso da attivisti e militanti che sfidano quotidianamente le politiche xenofobe e securitarie in progressiva ascesa in diversi paesi europei.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sul fronte italiano <i>Baobab Experience</i>, il collettivo romano che dal 2015 supporta i migranti transitanti nella zona della stazione Tiburtina di Roma e che in quattro anni ha subito 27 sgomberi da parte delle forze dell’ordine. La C<i>linica legale della facoltà di Giurisprudenza Roma 3 </i>dove studenti e professori insieme ad avvocati professionisti offrono ai migranti un servizio legale gratuito nelle aule dell’Universitá. <i>Mediterranea Saving Humans</i> la rete di associazione e collettivi che ha costruito la missione di monitoraggio e salvataggio nel Mediterraneo Centrale, il collettivo <i>Arci Porco Rosso</i> che a Palermo, gestisce nel quartiere di Ballaró uno sportello di ascolto finalizzato a supportare, informare e assistere i migranti a prescindere dal loro status giurdico.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p align="JUSTIFY">In Croazia<i> Are you syrious</i> l&#8217;iniziativa nata da un gruppo di cittadini di Zagabria nel 2015 per assistere i migranti transitanti e che da quattro anni produce e diffonde una newsletter quotidiana su ciò che accade lungo le diverse rotte migranti<a href="#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc"><sup>3</sup></a>. In Serbia, <i>Info Park </i>il centro per rifugiati e migranti autogestito da un gruppo di attivisti di Belgrado.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p align="JUSTIFY">A Ceuta l’<i>associazione Elin</i> che gestisce un centro diurno di attività sociali e culturali per i mille migranti, di cui 300 minori non accompagnati che transitano nell&#8217;enclave spagnola in territorio marocchino. <i>Proam aid</i>, l’organizzazione dei pompieri Sivigliani processati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed assolti lo scorso anno per uno dei tanti salvataggi operati nell&#8217;isola di Lesbo. E nell&#8217;isola greca <i>Lesbos Solidarity, </i>che a partire dall&#8217;esperienza di Pikpa, il campo autogestito dalla comunità locale e da volontari internazionali negli ultimi anni ha dato vita a diverse iniziative complementari:<i> Safe bags</i> il laboratorio di trasformazione dei giubbetti di salvataggio in borse, <i>Mosaik </i>il centro sociale nel centro della cittá di Mytiline che offre numerose attività didattiche agli oltre 6000 migranti ancora oggi bloccati sull’isola ed ai nuovi arrivati che da ben prima del 2015 raggiungono regolarmente Lesbo dalla Turchia. E <i>Mikro Dounias</i>, il piccolo asilo nel bosco dedicato a bambini locali e migranti autogestito dai un gruppo di genitori ed attivisti.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Sono solo alcuni tra i 65 gruppi e collettivi che hanno animato le attività, i dibattiti e le riflessioni sulle politiche migratorie europee e sulle pratiche dal basso attraverso le quali farvi fronte.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Dai dibattiti, le analisi e gli approfondimenti che hanno caratterizzato le diverse tappe del progetto è nato anche un manifesto politico che ha evidenziato cinque priorità sulle quali tentare di costruire strategie comuni di respiro europeo:</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"> 1) Fermare le morti in mare e la violenza lungo le rotte migranti, non solo lottando contro i dispositivi legislativi tesi ad ostacolare sistematicamente le attività di salvataggio in mare delle organizzazioni umanitarie, ma anche facendo pressione per interrompere gli accordi di esternalizzazione del controllo delle frontiere primi fra tutti quelli con la Libia, il Marocco, la Turchia.</p>
<ol>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Opporsi alla criminalizzazione della solidarietà ed alla restrizione, attraverso provvedimenti fortemente repressivi, dell&#8217;agibilità democratica e degli spazi politici della società civile.</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Contrastare il discorso d&#8217;odio e rafforzare una narrativa positiva di convivenza.</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Battersi per chiudere gli hotspot e per un diverso sistema diffuso di accoglienza, che possa rafforzare i processi di integrazione con le comunità locali.</p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Fermare le deportazioni e i respingimenti illegali, una pratica sempre più diffusa alle frontiere e molto spesso accompagnata da metodi violenti, che non solo i migranti del diritto a chiedere asilo ma li relega anche in una zona grigia consegnandoli direttamente alle reti di trafficanti, allo sfruttamento e in alcuni casi, come in Libia, alla schiavitù ed alla tratta umana.</p>
</li>
</ol>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Il testo completo del manifesto è disponibile sulla pagina <a href="http://www.solidarityroutes.eu/">www.solidarityroutes.eu</a>, che non è un semplice sito web ma un documentario multimediale prodotto dagli stessi attivisti durante le diverse tappe del progetto. Il web-doc si articola su quelli che sono stati i due assi principali dell&#8217;iniziativa: attraversare e conoscere le frontiere del Mediterraneo e documentare progetti di solidarietà in corso dando voce ai protagonisti e mettendo in rete le diverse esperienze.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Il viaggio di Solidarity Routes lungo le rotte migratorie del Mediterraneo ha confermato che in Europa una società solidale esiste e si adopera tutti i giorni per dare supporto alle persone in movimento, che gli obiettivi e le questioni centrali da affrontare sono chiare e collettivamente ben definite ma che il problema centrale resti attraverso quali forme organizzative e quali strumenti non solo arginare ma anche costruire un contrappeso politico e culturale all&#8217;ondata di razzismo, xenofobia e repressione che sta investendo il vecchio continente. E&#8217; fuori dubbio che questa ricerca sia estremamente urgente e non più rimandabile e soprattutto che essa debba avvenire nel solco di una pratica di attivismo e militanza internazionale senza la quale sarà difficile sortire alcun effetto.</p>
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym"></a></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/lungo-le-rotte-della-solidarieta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quello che ricordo di Genova</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/quello-che-ricordo-di-genova/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/quello-che-ricordo-di-genova/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 18:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=390</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Lorenzo Guadagnucci pubblicato l&#8217;altro giorno su  Altraeconomia e Comune-info mi ha spinto, in quella che per me resterá sempre  una giornata dedicata alla  memoria, a scavare in un &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/quello-che-ricordo-di-genova/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo di Lorenzo Guadagnucci pubblicato l&#8217;altro giorno su  <a href="https://altreconomia.it/g8-2001-ricordare-tutto/?fbclid=IwAR15HliggOxRjvx5iEwwBffZjhbYZL6YojSDJ1n7Qdgw_lZ1rGypGJ6mL9s">Altraeconomia </a>e <a href="https://comune-info.net/di-genova-ricordo-tutto/">Comune-info</a> mi ha spinto, in quella che per me resterá sempre  una giornata dedicata alla  memoria, a scavare in un vecchio hard disk. Quello che io ricordo di Genova è inestricabilmente legato alla narrazione collettiva che tra il 23 luglio ed il 2 agosto costruimmo pubblicando tutte le testimonianze arrivate su Agenzia, il bolletino  informativo del Servizio Civile Internazionale.  Un fiume di parole: i racconti, le testimonianze,  le emozioni,   lo sconcerto,  lo smarrimento,   la rabbia,   le paure di que giorni e di quelli immediatamente successivi. Un diario  al contempo individuale e collettivo, intimo e pubblico. Rileggerlo a distanza di 18 anni mi riporta esattamente in quel punto, dove non abbiamo mai smesso di essere e continueremo a stare: dalla parte giusta della storia.</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2019/07/agenzia132.htm">Agenzia n. 132 del 24 luglio 2001 </a>  <a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2019/07/agenzia133.htm">Agenzia n.133 de 2 agosto 2001</a></p>
<p>(Lo so, al posto delle lettere accentate ci sono dei punti interrogativi&#8230;.ma è pur sempre un html di 18 anni fa)</p>
<p><a href="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-286" alt="genova1" src="http://www.dalbasso.net/wp-content/uploads/2016/07/genova1-300x184.jpg" width="300" height="184" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/quello-che-ricordo-di-genova/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Senza se e senza ma,  Riace non finisce qui</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/senza-se-e-senza-ma-e-siamo-sicuri-che-riace-non-finisce-qui/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/senza-se-e-senza-ma-e-siamo-sicuri-che-riace-non-finisce-qui/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 20:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=384</guid>
		<description><![CDATA[scritto per notiziario Un Ponte Per&#8230; L’arresto di Mimmo Lucano, Sindaco di Riace,  e la sospensione dei progetti SPRAR nel piccolo borgo calabrese, sono gli ultimi eclatanti atti finalizzati mettere &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/senza-se-e-senza-ma-e-siamo-sicuri-che-riace-non-finisce-qui/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>scritto per notiziario <a href="http://https://www.unponteper.it/it/">Un Ponte Per&#8230;</a></p>
<p><span style="color: #222222;">L’arresto di Mimmo Lucano, Sindaco di Riace,  e la sospensione dei progetti SPRAR nel piccolo borgo calabrese, sono gli ultimi eclatanti atti finalizzati mettere fine ad un’esperienza di accoglienza e integrazione divenuta un modello riconosciuto e studiato a livello internazionale.</span></p>
<p><span style="color: #222222;">Lo sciopero della fame del Sindaco per protestare contro l’immotivato blocco dei fondi di progetti già realizzati e la raccolta popolare di solidarietà promossa dalla Rete dei Comuni Solidali, alla quale hanno aderito centinaia di cittadini/e e associazioni, avevano attirato durante l’estate l’attenzione di alcuni media e di diversi personaggi pubblici. Con l’arresto di Mimmo, la chiusura dei progetti, la minaccia (poi rettificata) di trasferimento dei migranti residenti a Riace, si compie un ulteriore passo avanti verso la delegittimazione pubblica di qualsiasi forma di solidarietà, e l’uso dell’apparato repressivo per mettere a tacere chi cerca di contrastare con i fatti la narrativa d’odio sulla quale l’attuale governo costruisce paura e consenso.</span></p>
<p><span style="color: #222222;">Il punto veramente innovativo del “modello Riace” sta infatti nell’aver colto quali siano le opportunità reciproche di cui persone migranti e comunità di accoglienza possono beneficiare cooperando in un territorio soggetto a spopolamento e fortemente controllato dalla criminalità organizzata. La colpa di Mimmo è aver messo in pratica questa intuizione, dimostrando che è possibile creare un meccanismo virtuoso di convivenza capace di rimettere in moto il tessuto sociale e l’economia locale. Ed averlo fatto utilizzando i famosi </span><span style="color: #222222;"><i>35 euro al giorno</i></span><span style="color: #222222;"> per l’accoglienza che, invece di essere affidati ad enti gestori o grossi fornitori, venivano utilizzati dal Comune per garantire servizi di base e sviluppare progetti di formazione e integrazione curando e recuperando al contempo il patrimonio storico e ambientale del piccolo paese della Locride. Parte integrante di questo modello sono i cosiddetti “bonus”, la moneta locale inventata da Lucano per rendere indipendenti le persone migranti negli acquisti dei beni di prima necessità: una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti e tutte, perché oltre a favorire l’autonomia e a dare dignità agli ospiti, evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, ovvero quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata. “In tanti diciamo di voler costruire un modello di accoglienza diverso: qui lo hanno fatto”: questo aveva dichiarato Ada Colau, sindaca di Barcellona, nel corso della sua visita a Riace nell’agosto scorso. Ed è proprio l’averlo fatto, guadagnando riconoscimenti e premi oltralpe, il problema del sindaco di Riace. Dimostrare, con pochi slogan ma molti fatti, che la rappresentazione del “nemico migrante” è solo uno strumento di propaganda. Che in un paese dove ogni anno le aree interne perdono tra l’1% e il 6%  di abitanti e 285 mila persone lasciano l’Italia (secondo i dati Istat, ma i flussi reali indicano  che il numero potrebbe essere anche doppio), parlare di “invasione” è procurato allarme. Per questo Riace fa tanta paura. Talmente tanta che la RAI ha censurato la messa in onda della fiction “Tutto il mondo è paese” con Beppe Fiorello, prodotta proprio da Rai Fiction,  con la scusa dell’inchiesta della Procura di Locri che ha portato al provvedimento di arresti domiciliari per Mimmo Lucano. Come se non fossimo tutti giorni costantemente bombardati da serie televisive su mafiosi, criminali, camorristi, ladri, serial killer, tutti già passati in giudicato.</span></p>
<p><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #222222;">L’arresto di Mimmo ha generato un’onda lunga di solidarietà che ha portato a Riace migliaia di persone sabato 6 ottobre. Molte sono state anche le iniziative territoriali in sostegno del Sindaco. Le accuse, se contestualizzate nel territorio in cui avvengono i fatti, fanno quasi sorridere: aver organizzato un matrimonio per consentire ad una donna nigeriana di non essere rimpatriata, ed aver affidato la gestione dei rifiuti alle due cooperative sociali del paese alle quali mancava l’iscrizione ad un albo regionale.  E’ evidente come gli arresti domiciliari siano sproporzionati sia in relazione ai reati contestati che agli elementi che normalmente regolano le misure cautelari. Si tratta di un avvertimento non solo al Sindaco di Riace, ma a tutti e tutte coloro che pretendono di continuare a praticare solidarietà attiva. C’è un cambiamento in atto rapido, profondo e pericoloso nel nostro paese. Si comincia ogni giorno di più ad associare la parola </span><span style="color: #222222;"><i>solidarietà</i></span><span style="color: #222222;"> a </span><span style="color: #222222;"><i>disobbedienza</i></span><span style="color: #222222;">: quando per essere solidali bisogna iniziare a disobbedire, significa che le cose si stanno mettendo molto male. E allora, non arretrare diventa ancora più importante e fondamentale continuare a sostenere l’esperienza di Riace con altri strumenti. Anche per questo, sulle finestre del nostro ufficio oggi ci sono cartelli che esprimono sostegno a lui e a tutta la comunità di Riace, ribadendo che la solidarietà non può essere arrestata. Per questo, con quella stessa frase stampata sulle nostre magliette abbiamo scelto di partecipare alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Molto più che uno slogan, ma una dichiarazione chiara della parte dalla quale abbiamo scelto di schierarci. </span></p>
<p><span style="color: #222222;">Conosciamo Mimmo da tanto tempo, siamo al suo fianco senza se e senza ma e siamo sicuri che Riace non finisce qui. Continueremo a sostenerla, a praticare solidarietà in ogni luogo e a disobbedire, ogni volta che sarà necessario.  </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/senza-se-e-senza-ma-e-siamo-sicuri-che-riace-non-finisce-qui/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il guifi: l&#8217;esperienza spagnola di indipendenza tecnologica</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 17:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=370</guid>
		<description><![CDATA[scritto per il Report on Global Right 2018 Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">scritto per il Report on Global Right 2018</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al suo stile di vita e alle sue tradizioni culturali. Abitudini e consuetudini che in parte la rendono meno permeabile all’individualismo estremo perseguito dal capitale. Seppur con una forza che va assottigliandosi, qui la comunità è ancora un concetto vivo, insito nella vita e nei rapporti sociali e la lentezza un valore spesso rivendicato. Da quaggiù i tumulti catalani ed i colpi di scena dei palazzi della capitale risuonano spesso come echi lontani. E’ un luogo insolito dal quale osservare come il fermento sociale e politico che non ha smesso, seppur in forme diverse, di attraversare il paese a partire delle accampate del movimento 15M si innesti nella peculiare identità della città.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una delle interessanti esperienze spagnole maturate negli ultimi anni nell’ambito del procomún ( “commons” in castigliano) arriva proprio dalla Catalogna e parla di indipendenza tecnologica. Si chiama Guifi.net ed è la più grande rete al mondo gestita dagli stessi utenti. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il progetto nasce nel 2004 nella comarca di Osona, non lontano da Barcellona, per risolvere le difficoltà di accesso ad Internet con banda larga nelle aree rurali, dove gli operatori tradizionali delle telecomunicazioni non avevano interesse né ad investire né ad offrire servizi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Utilizzando collegamenti radio con router wifi i cittadini iniziano volontariamente a sviluppare una propria infrastruttura di rete collegando punti geografici diversi (i cosiddetti nodi) : case, uffici, fattorie, edifici pubblici con l’obiettivo di rendere possibile l’accesso ad internet laddove necessario. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Qualche anno dopo nasce la fondazione Guifi.net per promuovere lo sviluppo di una rete aperta, libera e neutrale basta su modello di economia sociale e collaborativa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Oggi i nodi attivi sono circa 36.ooo nelle penisola iberica e non solo. L’idea fondamentale della rete Guifi è che chiunque con una semplice antenna può partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura che è quindi di proprietà della comunità di utenti. Ovvero la rete è di tutti e di nessuno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una volta in rete si può scegliere di mettere in comune servizi e dati, dalla connessione a internet ad una periferica, da un archivio ad un elenco di processi. Per esempio un condominio può decidere di collegarsi e condividere la connessione a internet, un archivio di dati, una stampante comune riducendo allo stesso tempo la spesa e l’impatto ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’impatto ambientale dell’era digitale è infatti spesso sottovalutato. Come scrive l’attivista Silvia Ribeiro in un suo recente articolo su un tema poco affrontato soprattutto nell’ambito ecologista: “ Uno degli aspetti più pesanti e allo stesso tempo “invisibili” dell’era digitale, è che </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli impatti materiali sull’ambiente, sulle risorse e sulla domanda di energia sono enormi</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>. </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Jim Thomas,</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">condirettore del </span><a href="http://www.etcgroup.org/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Gruppo ETC</span></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, lo esemplifica in tre settori</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>:</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> l’iceberg dell’infrastruttura digitale, la domanda di archiviazione dei dati e la vorace domanda energetica per l’uso delle piattaforme digitali”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Condividendo l’infrastruttura, l’uso dei campi elettromagnetici e i dispositivi di archiviazione l’impatto ambientale potrebbe essere drasticamente ridotto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La rete Guifi funziona come una maglia dove tutti gli utenti sono collegati fra loro. Il segnale sulle grandi distanze viene trasportato da antenne più potenti (super nodi) ai quali gli utenti si collegano con delle piccole ed economiche antenne (nodi). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dove la comunità è più sviluppata e la densità degli utenti raggiunge una certa massa critica è possibile accedere a una connessione con fibra ottica. Questi servizi sono resi da imprese locali che utilizzano l’infrastruttura comune e allo stesso tempo contribuiscono al suo sviluppo ed alla sua manutenzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia il primo super nodo è stato installato tre anni fa nel luogo simbolo della resistenza della città. La casa grande del Pumarejo, è un edificio storico situato nella parte nord del centro, una delle poche case “de corral” che si conservano intatte (la tipica casa sivigliano dove le le abitazioni affacciavano su un patio dedicato alle attività comuni). Un quartiere che ha una lunga storia di resistenza ma che è ormai investito dalla seconda ondata di gentrificazione. La prima espulse negli anni ’90 la popolazione storica di estrazione operaia per rimpiazzarla con giovani izquierdisti e progressisti di classe media, che a loro volta stanno abbandonando il quartiere a causa della turistificazione selvaggia che ha ridotto drasticamente il numero di appartamenti disponibili per i residenti ed ha reso il costo degli affitti insostenibile. Nel 2000 il tentativo di trasformare la casa del Pumarejo in un albergo di lusso viene respinto con una compatta reazione collettiva, che non solo impedisce la vendita dell’edificio ma riesce anche ad ottenerne la classificazione di monumento e l’acquisizione da parte dell’amministrazione locale. Da allora è in corso un braccio di ferro sulle necessarie opere di ristrutturazione. Le associazioni, i collettivi, gli attivisti che animano la casa del Pumarejo non cedono alla volontà dell’Ayuntamiento di volerne unilateralmente decidere la destinazione d’uso e pretendono un processo partecipato che riconosca l’uso sociale degli ultimi 20 anni e la forma di vita comunitaria tipica dei suoi abitanti, di cui oggi restano due anziane signore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ naturale quindi che i sei attivisti che hanno dato vita a SevillaGuifi trovino accoglienza nella casa del Pumarejo guadagnando anche il sostegno della Rete Moneta Sociale Puma. La rete ha creato una moneta locale che si utilizza per scambiare prodotti e servizi nel quartiere senza ricorrere alle banconote. E’ basato sul sistema anglosassone LETS (Locale exchange Trade System), un meccanismo attraverso il quale si acquisiscono crediti e debiti in funzione di cosa e quanto si scambia con gli altri membri della comunità. La rete garantisce poi a chi ne fa parte di poter accedere a prodotti di prima necessità attraverso una centrale di rifornimento organizzata settimanalmente in collaborazione con produttori locali. Tra le sue attività anche il “puma funding” una piccola linea di finanziamento per progetti virtuosi di economia locale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ in questo ecosistema sociale e con un prestito di 2000 Euro della moneta locale che tre anni fa viene installato il primo Super Nodo al Pumarejo. Siviglia entra nella rete la Guifi. Da allora la rete è cresciuta ed altri super nodi sono stati installati in città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma quali sono i fondamenti teorici del Guifi e quali le sue implicazioni pratiche?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Innanzitutto lo sviluppo di una rete libera da controlli e condizionamenti. Ogni utente possiede un pezzetto dell’infrastruttura e nessuno è in grado di spegnere l’interruttore o condizionarne il funzionamento. Questo aspetto ha importanti ricadute pratiche in un’ epoca in cui repressione e limitazione della libertà di espressione vengono ogni giorno messe a repentaglio dallo stato e dal mercato. Un esempio recente è il referendum autorganizzato per l’indipedenza della Catalogna del 1 ottobre 2017. I giorni precedenti la consultazione la Guardia Civil, su ordine della procura, ha obbligato tutti gli operatori delle telecomunicazioni a bloccare l’accesso alla pagina web “referendum.cat” che riportava informazioni ed istruzioni per la partecipazione dei cittadini al voto e ad altre decine di siti web che appoggiavano il processo. Quest’ordine non ha potuto colpire la rete Guifi non essendoci nessuno che controlla e distribuisce la comunicazione e non avendo nessuna relazione con organismi statali. Tutti gli utenti hanno infatti continuato ad avere accesso alle pagine bloccate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio di rete libera si affianca quello di neutralità. La rete è infatti indipendente dai suoi contenuti, non li condiziona e circolano liberamente. Gli utenti possono accedere e produrre contenuti indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie o condizioni sociali. Non esiste alcun filtro. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio questo tema è stato oggetto di dibattito” spiega Pablo Mallén Pascualvaca uno de fondatori di Sevilla Guifi “ma il punto è che chi vuole utilizzare la rete per veicolare contenuti contrari ai nostri principi etici può farlo con qualsiasi tecnologia, il nostro obiettivo è garantire uno strumento di resistenza alla società civile. E’ come il protocollo Onion Routing, che permette attraverso una serie di reindirizzamenti di rendere anonima la navigazione, ovviamente può essere utilizzato anche da organizzazioni criminali che però avrebbero in ogni caso tutti i mezzi per accedere a tecnologie analoghe. Il problema sono, ad esempio, tutti i giornalisti che lavorano in quei paesi dove si rischia la vita ogni giorno, spesso senza mezzi per comunicare o inviare informazioni all’esterno”. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Credo che un altro concetto importante del nostro progetto sia la resilienza” continua Pablo “se una parte della rete si danneggia o viene meno la rete continua a funzionare. Anche le connessioni ad operatori esterni dei super nodi hanno connessioni via radio di riserva”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A ben vedere il concetto di resilienza caratterizza il Guifi al di là degli aspetti tecnici e la modalità con la quale la rete ha raggiunto Siviglia ne è una dimostrazione concreta. La decentralizzazione della rete consente di fatto una rilocalizzazione dei servizi andando a sostegno di un modello di economia collaborativa e di filiera corta alternativa al monopolio delle multinazionali. Ciò è possibile grazie ad un’altra caratteristica importante del Guifi, ovvero la sua apertura. La rete mette a disposizione la conoscenza tecnica e l’accesso pubblico a tutte le persone interessate a favorire la crescita e lo sviluppo dell’infrastruttura evitando dipendenze tecnologiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’infrastruttura è di fatto il bene comune e la gestione collettiva il fattore che ne garantisce la libertà, la neutralità e la resilienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Chiunque può partecipare allo sviluppo o al miglioramento della rete a livello individuale, collettivo o di economia etica e di piccola scala. L’accordo tra gli utenti è sancito dal contratto di adesione e licenza RALN (Red de Telecomunicaciones Abierta, Libre y Neutral). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Allo scopo regolare il rapporto con soggetti economici la Fondazione Guifi.net ha stipulato una serie di accordi con imprese, professionisti e associazioni che agiscono come operatori di rete e fornitori di servizi. Gli operatori e i fornitori di Guifi.net collaborano a sviluppare e mantenere la rete come un bene collettivo aperto a tutti. Gli è consentito condurre un’attività economica per offrire agli utenti dei servizi di telecomunicazione a prezzi differenti utilizzando l’infrastruttura comune. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La fondazione incoraggia l’investimento nella rete e permette che questo generi un ritorno giusto sia a livello economico che sociale. Ciò avviene attraverso un sistema di compensazioni, ovvero un insieme di criteri per riconoscere i costi sostenuti in relazione allo sviluppo della rete ed i benefici ottenuti in proporzione all’utilizzo dell’infrastruttura. A tal fine lavorano diversi “tavoli di compensazione” nei quali partecipano tutti gli attori coinvolti sulla base di alcuni parametri quali il miglioramento, la manutenzione e l’efficacia della rete e la sua gestione come “banca” di risorse comuni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Le imprese che collaborano con il Guifi sono per la maggior parte cooperative, come per esempio Somos Conexión, sorella minore della più antica Som Energia la prima cooperativa di energia pulita della Spagna, che offre ai suoi soci servizi di telefonia fissa e internet contribuendo allo sviluppo della rete di fibra ottica. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dopo aver portato il Guifi in città stiamo cercando anche noi di costituire una cooperativa locale per contribuire allo sviluppo del progetto ed offrire servizi di telecomunicazione liberi ed indipendenti, basati su un modello di economia sociale. Ancora il numero degli utenti non è altissimo, ma stiamo continuando a crescere” conclude Pablo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia le buone pratiche sociali avanzano, al suo ritmo lento, grazie ad un tessuto sociale ancora vivo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Bibliografia</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Fodazione guifi: </span><a href="https://fundacio.guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://fundacio.guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Guifi.net: </span><a href="https://guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Casa Grande del Pumarejo: </span><a href="http://www.pumarejo.es/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.pumarejo.es/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Pumarejo: </span><a href="http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Silvia Ribeiro: </span><a href="https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Siviglia è una città piena di contraddizioni, radicate nel latifondismo spagnolo mai superato e nelle sue profonde disuguaglianze sociali, fermamente aggrappata al suo stile di vita e alle sue tradizioni culturali. Abitudini e consuetudini che in parte la rendono meno permeabile all’individualismo estremo perseguito dal capitale. Seppur con una forza che va assottigliandosi, qui la comunità è ancora un concetto vivo, insito nella vita e nei rapporti sociali e la lentezza un valore spesso rivendicato. Da quaggiù i tumulti catalani ed i colpi di scena dei palazzi della capitale risuonano spesso come echi lontani. E’ un luogo insolito dal quale osservare come il fermento sociale e politico che non ha smesso, seppur in forme diverse, di attraversare il paese a partire delle accampate del movimento 15M si innesti nella peculiare identità della città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una delle interessanti esperienze spagnole maturate negli ultimi anni nell’ambito del procomún ( “commons” in castigliano) arriva proprio dalla Catalogna e parla di indipendenza tecnologica. Si chiama Guifi.net ed è la più grande rete al mondo gestita dagli stessi utenti. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Il progetto nasce nel 2004 nella comarca di Osona, non lontano da Barcellona, per risolvere le difficoltà di accesso ad Internet con banda larga nelle aree rurali, dove gli operatori tradizionali delle telecomunicazioni non avevano interesse né ad investire né ad offrire servizi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Utilizzando collegamenti radio con router wifi i cittadini iniziano volontariamente a sviluppare una propria infrastruttura di rete collegando punti geografici diversi (i cosiddetti nodi) : case, uffici, fattorie, edifici pubblici con l’obiettivo di rendere possibile l’accesso ad internet laddove necessario. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Qualche anno dopo nasce la fondazione Guifi.net per promuovere lo sviluppo di una rete aperta, libera e neutrale basta su modello di economia sociale e collaborativa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Oggi i nodi attivi sono circa 36.ooo nelle penisola iberica e non solo. L’idea fondamentale della rete Guifi è che chiunque con una semplice antenna può partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura che è quindi di proprietà della comunità di utenti. Ovvero la rete è di tutti e di nessuno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Una volta in rete si può scegliere di mettere in comune servizi e dati, dalla connessione a internet ad una periferica, da un archivio ad un elenco di processi. Per esempio un condominio può decidere di collegarsi e condividere la connessione a internet, un archivio di dati, una stampante comune riducendo allo stesso tempo la spesa e l’impatto ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’impatto ambientale dell’era digitale è infatti spesso sottovalutato. Come scrive l’attivista Silvia Ribeiro in un suo recente articolo su un tema poco affrontato soprattutto nell’ambito ecologista: “ Uno degli aspetti più pesanti e allo stesso tempo “invisibili” dell’era digitale, è che </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli impatti materiali sull’ambiente, sulle risorse e sulla domanda di energia sono enormi</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>. </b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Jim Thomas,</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">condirettore del </span><a href="http://www.etcgroup.org/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Gruppo ETC</span></span></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, lo esemplifica in tre settori</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><b>:</b></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> l’iceberg dell’infrastruttura digitale, la domanda di archiviazione dei dati e la vorace domanda energetica per l’uso delle piattaforme digitali”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Condividendo l’infrastruttura, l’uso dei campi elettromagnetici e i dispositivi di archiviazione l’impatto ambientale potrebbe essere drasticamente ridotto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La rete Guifi funziona come una maglia dove tutti gli utenti sono collegati fra loro. Il segnale sulle grandi distanze viene trasportato da antenne più potenti (super nodi) ai quali gli utenti si collegano con delle piccole ed economiche antenne (nodi). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dove la comunità è più sviluppata e la densità degli utenti raggiunge una certa massa critica è possibile accedere a una connessione con fibra ottica. Questi servizi sono resi da imprese locali che utilizzano l’infrastruttura comune e allo stesso tempo contribuiscono al suo sviluppo ed alla sua manutenzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia il primo super nodo è stato installato tre anni fa nel luogo simbolo della resistenza della città. La casa grande del Pumarejo, è un edificio storico situato nella parte nord del centro, una delle poche case “de corral” che si conservano intatte (la tipica casa sivigliano dove le le abitazioni affacciavano su un patio dedicato alle attività comuni). Un quartiere che ha una lunga storia di resistenza ma che è ormai investito dalla seconda ondata di gentrificazione. La prima espulse negli anni ’90 la popolazione storica di estrazione operaia per rimpiazzarla con giovani izquierdisti e progressisti di classe media, che a loro volta stanno abbandonando il quartiere a causa della turistificazione selvaggia che ha ridotto drasticamente il numero di appartamenti disponibili per i residenti ed ha reso il costo degli affitti insostenibile. Nel 2000 il tentativo di trasformare la casa del Pumarejo in un albergo di lusso viene respinto con una compatta reazione collettiva, che non solo impedisce la vendita dell’edificio ma riesce anche ad ottenerne la classificazione di monumento e l’acquisizione da parte dell’amministrazione locale. Da allora è in corso un braccio di ferro sulle necessarie opere di ristrutturazione. Le associazioni, i collettivi, gli attivisti che animano la casa del Pumarejo non cedono alla volontà dell’Ayuntamiento di volerne unilateralmente decidere la destinazione d’uso e pretendono un processo partecipato che riconosca l’uso sociale degli ultimi 20 anni e la forma di vita comunitaria tipica dei suoi abitanti, di cui oggi restano due anziane signore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ naturale quindi che i sei attivisti che hanno dato vita a SevillaGuifi trovino accoglienza nella casa del Pumarejo guadagnando anche il sostegno della Rete Moneta Sociale Puma. La rete ha creato una moneta locale che si utilizza per scambiare prodotti e servizi nel quartiere senza ricorrere alle banconote. E’ basato sul sistema anglosassone LETS (Locale exchange Trade System), un meccanismo attraverso il quale si acquisiscono crediti e debiti in funzione di cosa e quanto si scambia con gli altri membri della comunità. La rete garantisce poi a chi ne fa parte di poter accedere a prodotti di prima necessità attraverso una centrale di rifornimento organizzata settimanalmente in collaborazione con produttori locali. Tra le sue attività anche il “puma funding” una piccola linea di finanziamento per progetti virtuosi di economia locale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">E’ in questo ecosistema sociale e con un prestito di 2000 Euro della moneta locale che tre anni fa viene installato il primo Super Nodo al Pumarejo. Siviglia entra nella rete la Guifi. Da allora la rete è cresciuta ed altri super nodi sono stati installati in città. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ma quali sono i fondamenti teorici del Guifi e quali le sue implicazioni pratiche?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Innanzitutto lo sviluppo di una rete libera da controlli e condizionamenti. Ogni utente possiede un pezzetto dell’infrastruttura e nessuno è in grado di spegnere l’interruttore o condizionarne il funzionamento. Questo aspetto ha importanti ricadute pratiche in un’ epoca in cui repressione e limitazione della libertà di espressione vengono ogni giorno messe a repentaglio dallo stato e dal mercato. Un esempio recente è il referendum autorganizzato per l’indipedenza della Catalogna del 1 ottobre 2017. I giorni precedenti la consultazione la Guardia Civil, su ordine della procura, ha obbligato tutti gli operatori delle telecomunicazioni a bloccare l’accesso alla pagina web “referendum.cat” che riportava informazioni ed istruzioni per la partecipazione dei cittadini al voto e ad altre decine di siti web che appoggiavano il processo. Quest’ordine non ha potuto colpire la rete Guifi non essendoci nessuno che controlla e distribuisce la comunicazione e non avendo nessuna relazione con organismi statali. Tutti gli utenti hanno infatti continuato ad avere accesso alle pagine bloccate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio di rete libera si affianca quello di neutralità. La rete è infatti indipendente dai suoi contenuti, non li condiziona e circolano liberamente. Gli utenti possono accedere e produrre contenuti indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie o condizioni sociali. Non esiste alcun filtro. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Al principio questo tema è stato oggetto di dibattito” spiega Pablo Mallén Pascualvaca uno de fondatori di Sevilla Guifi “ma il punto è che chi vuole utilizzare la rete per veicolare contenuti contrari ai nostri principi etici può farlo con qualsiasi tecnologia, il nostro obiettivo è garantire uno strumento di resistenza alla società civile. E’ come il protocollo Onion Routing, che permette attraverso una serie di reindirizzamenti di rendere anonima la navigazione, ovviamente può essere utilizzato anche da organizzazioni criminali che però avrebbero in ogni caso tutti i mezzi per accedere a tecnologie analoghe. Il problema sono, ad esempio, tutti i giornalisti che lavorano in quei paesi dove si rischia la vita ogni giorno, spesso senza mezzi per comunicare o inviare informazioni all’esterno”. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Credo che un altro concetto importante del nostro progetto sia la resilienza” continua Pablo “se una parte della rete si danneggia o viene meno la rete continua a funzionare. Anche le connessioni ad operatori esterni dei super nodi hanno connessioni via radio di riserva”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A ben vedere il concetto di resilienza caratterizza il Guifi al di là degli aspetti tecnici e la modalità con la quale la rete ha raggiunto Siviglia ne è una dimostrazione concreta. La decentralizzazione della rete consente di fatto una rilocalizzazione dei servizi andando a sostegno di un modello di economia collaborativa e di filiera corta alternativa al monopolio delle multinazionali. Ciò è possibile grazie ad un’altra caratteristica importante del Guifi, ovvero la sua apertura. La rete mette a disposizione la conoscenza tecnica e l’accesso pubblico a tutte le persone interessate a favorire la crescita e lo sviluppo dell’infrastruttura evitando dipendenze tecnologiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">L’infrastruttura è di fatto il bene comune e la gestione collettiva il fattore che ne garantisce la libertà, la neutralità e la resilienza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Chiunque può partecipare allo sviluppo o al miglioramento della rete a livello individuale, collettivo o di economia etica e di piccola scala. L’accordo tra gli utenti è sancito dal contratto di adesione e licenza RALN (Red de Telecomunicaciones Abierta, Libre y Neutral). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Allo scopo regolare il rapporto con soggetti economici la Fondazione Guifi.net ha stipulato una serie di accordi con imprese, professionisti e associazioni che agiscono come operatori di rete e fornitori di servizi. Gli operatori e i fornitori di Guifi.net collaborano a sviluppare e mantenere la rete come un bene collettivo aperto a tutti. Gli è consentito condurre un’attività economica per offrire agli utenti dei servizi di telecomunicazione a prezzi differenti utilizzando l’infrastruttura comune. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">La fondazione incoraggia l’investimento nella rete e permette che questo generi un ritorno giusto sia a livello economico che sociale. Ciò avviene attraverso un sistema di compensazioni, ovvero un insieme di criteri per riconoscere i costi sostenuti in relazione allo sviluppo della rete ed i benefici ottenuti in proporzione all’utilizzo dell’infrastruttura. A tal fine lavorano diversi “tavoli di compensazione” nei quali partecipano tutti gli attori coinvolti sulla base di alcuni parametri quali il miglioramento, la manutenzione e l’efficacia della rete e la sua gestione come “banca” di risorse comuni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Le imprese che collaborano con il Guifi sono per la maggior parte cooperative, come per esempio Somos Conexión, sorella minore della più antica Som Energia la prima cooperativa di energia pulita della Spagna, che offre ai suoi soci servizi di telefonia fissa e internet contribuendo allo sviluppo della rete di fibra ottica. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Dopo aver portato il Guifi in città stiamo cercando anche noi di costituire una cooperativa locale per contribuire allo sviluppo del progetto ed offrire servizi di telecomunicazione liberi ed indipendenti, basati su un modello di economia sociale. Ancora il numero degli utenti non è altissimo, ma stiamo continuando a crescere” conclude Pablo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">A Siviglia le buone pratiche sociali avanzano, al suo ritmo lento, grazie ad un tessuto sociale ancora vivo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Bibliografia</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Fodazione guifi: </span><a href="https://fundacio.guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://fundacio.guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Guifi.net: </span><a href="https://guifi.net/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://guifi.net/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Casa Grande del Pumarejo: </span><a href="http://www.pumarejo.es/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.pumarejo.es/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Pumarejo: </span><a href="http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">http://www.dalbasso.net/il-pumarejo-a-siviglia-resistenza-beni-comuni-e-moneta-sociale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Silvia Ribeiro: </span><a href="https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">https://comune-info.net/2018/05/limpatto-invisibile-dellera-digitale/</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY">Caterina Amicucci</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/il-guifi-lesperienza-spagnola-di-indipendenza-energetica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi ha paura di Riace?</title>
		<link>https://www.dalbasso.net/chi-ha-paura-di-riace/</link>
		<comments>https://www.dalbasso.net/chi-ha-paura-di-riace/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2018 19:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dalbasso.net/?p=380</guid>
		<description><![CDATA[scritto per comune-info In questi giorni il piccolo borgo calabrese di Riace, famoso in tutto il mondo per il suo modello virtuoso di accoglienza diffusa dei migranti, è un crocevia &#8230; <a class="readmore" href="https://www.dalbasso.net/chi-ha-paura-di-riace/">Continue Reading &#8594;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://https://comune-info.net/2018/08/perche-avete-paura-di-riace/">scritto per comune-info</a></p>
<p>In questi giorni il piccolo borgo calabrese di Riace, famoso in tutto il mondo per il suo modello virtuoso di accoglienza diffusa dei migranti, è un crocevia di attivisti, giornalisti, personalità e curiosi. Oltre a celebrare dal 2 al 5 agosto la manifestazione <a href="http://www.riaceinfestival.it/"><strong>Riaceinfestival</strong></a><strong>,</strong> il sindaco Domenico Lucano ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il blocco dei fondi SPRAR da parte della Prefettura e del Ministero degli interni. <strong>Da mesi al Comune non vengono pagati i saldi dei programmi già svolti e per il momento non è confermato il finanziamento del 2018 dal quale dipendono 150 migranti ed il lavoro di diversi operatori sociali.</strong> <strong>Versamenti che sono stati regolarmente effettuati ai paesi limitrofi della Locride che gestiscono altre strutture di accoglienza.</strong></p>
<p>In una conferenza stampa congiunta, <strong>il presidente della Regione Mario Oliverio e Domenico Lucano hanno denunciato l’esistenza di un chiaro  disegno politico per chiudere l’esperienza Riace</strong>. I problemi sono iniziati con un’ispezione inviata dalla prefettura che ha prodotto un infondato verbale che giudica inadeguate le condizioni di vita dei migranti.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/gaLBGj_jEMY" height="315" width="560" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Il verbale non solo è in contraddizione con la precedente ispezione della stessa prefettura che aveva lodato il modello Riace ma soprattutto con la realtà. <strong>Le porte del paese sono aperte a tutti ed è sufficiente trascorrervi poche ore per rendersi conto di come vivono i migranti e dell’aria che si respira in un luogo che solo pochi anni fa stava morendo di spopolamento</strong>. <strong>La sezione di Catanzaro di Magistratura Democratica ha prodotto una contro inchiesta, una sorta di video-verbale indipendente che sarà presto reso pubblico e che smonta interamente i rilievi di merito della prefettura</strong>. Fra questi vi è anche la contestazione dell’uso dei cosiddetti  “bonus”, la moneta locale inventata da Lucano per rendere indipendenti i migranti negli acquisti dei beni di prima necessità. <strong>Una pratica virtuosa che dovrebbe essere un modello per tutti, perché oltre a favorire l’autonomia degli ospiti evita la gestione centralizzata di grandi acquisti, ovvero quella parte della filiera economica dell’accoglienza dove si annidano corruzione, collusione e infiltrazioni della criminalità organizzata.</strong></p>
<p>“La nostra opinione è che le osservazioni critiche che a questo progetto vengono fatte siano di minimo rilievo. Sono osservazioni di carattere procedurale e formale, che esistono, ma che non hanno nulla a che vedere con la qualità del servizio”, spiega <strong>Gianfranco Schiavone vice presidente dell’ASGI</strong>, dopo aver studiato tutte le carte “Certo, una qualità del progetto che è andata diminuendo nell’ultimo anno e mezzo per carenza di fondi. <strong>Non si possono erogare servizi se non ci sono i soldi. Anche io ci vedo un disegno di chiusura che va avanti da tempo</strong>“.</p>
<p>Ma perché Riace fa tanta paura?</p>
<p>“Perché dimostra che è possibile. <strong>Hanno anche impedito la messa in onda sulla RAI del<a href="https://www.corrieredellacalabria.it/politica/item/141768-fiction-su-riace-sospesa-lucano-scelta-ingiustificata/"> film girato qui a Riace.</a></strong> Perché?”, si chiede il sindaco Lucano, che aggiunge: “<strong>La ragione è che 7-8 milioni di persone avrebbero visto che a Riace è possibile. E’ possibile in una delle zone più depresse d’Italia, dove l’accoglienza non si limita ad una dimensione etica ed umana ma diventa anche la soluzione al problema dello spopolamento</strong>”.</p>
<p>Non è probabilmente una casualità che i problemi di Riace e del suo sindaco siano iniziati quando l’attenzione mediatica nazionale e internazionale sul piccolo borgo ha iniziato a crescere. Riace è infatti  la testimonianza viva in grado di neutralizzare in maniera diretta e concreta la violenta propaganda d’odio governativa.</p>
<p><strong>La solidarietà al sindaco Lucano è arrivata da tutta Italia e la Rete dei Comuni Solidali ha avviato una raccolta popolare di solidarietà.</strong> “La Rete dei Comuni Solidali (RECOSOL), in accordo con le associazioni presenti durante il Riaceinfestival, avvia una raccolta popolare di solidarietà finalizzata a permettere al progetto di Riace di superare questa fase estremamente critica. Fase legata a ingiustificabili ritardi anche voluti da una politica ostile che vuole costringere alla chiusura un progetto di accoglienza divenuto noto in tutta Europa e che ha permesso di invertire il declino sociale, economico e demografico di una delle aree più difficili d’Italia, un’area caratterizzata da profonde infiltrazioni della criminalità organizzata. Riace rappresenta un modello di accoglienza e di legalità per tutti “, si legge nel comunicato della rete che lancia l’iniziativa.</p>
<p><strong>Presenti a Riace anche padre Alex Zanotelli, Luigi De Magistris e la sindaca di Barcellona Ada Colau, che ha scelto di fare dell’accoglienza e della lotta al discorso d’odio un punto cardine della politica metropolitana.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jqvdV5vRiG4" height="315" width="560" allowfullscreen="allowfullscreen" frameborder="0"></iframe></p>
<p><strong>Per partecipare alla raccolta fondi con una una donazione unica o periodica (la campagna rimarrà attiva fino a dicembre 2018):  RECOSOL, IBAN: IT92R0501801000000000179515, causale Riace.</strong></p>
<p>Caterina Amicucci</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.dalbasso.net/chi-ha-paura-di-riace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
