Agitu. Dall’Etiopia al Trentino in difesa della terra

articolo pubblicato su comune-info

La foto di Feysa Lilesa, il maratoneta etiope medaglia d’argento alle olimpiadi di Rio, ha fatto il giro del mondo. Con il gesto delle manette,  l’atleta voleva portare all’attenzione internazionale la repressione del governo nei confronti del suo popolo, gli Oromo. Solo poche settimane dopo la chiusura dei giochi, il due ottobre scorso nella regione di Oromia i militari hanno sparato sulla folla durante una manifestazione religiosa. Secondo l’OFC, il maggiore partito di rappresentanza di questo popolo, sono morte 700 persone ed altre 900 sono state ferite, soprattutto a causa della calca che si è scatenata dopo l’attacco dell’esercito alla folla.

feyisa-lilesa-768x512

Già a giugno, altre 400 persone erano state uccise durante una manifestazione. Da circa un anno la regione è scossa da dure proteste contro i piani di sviluppo del governo e l’assenza di libertà e giustizia da parte di quella che ormai è una brutale dittatura. Sono migliaia gli attivisti e gli oppositori politici imprigionati e torturati nelle carceri governative, oppure sequestrati e scomparsi. Nonostante questo, il regime della minoranza tigrina che governa il paese dagli anni ’90, gode del pieno sostegno di Europa e Stati Uniti per i quali l’Etiopia è un partner strategico nella fantomatica lotta al terrorismo. Da parte degli Stati Uniti l’appoggio si concretizza attraverso la cooperazione militare, con lo stesso esercito che reprime brutalmente qualsiasi forma di dissenso e attraverso i fondi dell’aiuto allo sviluppo. L’Etiopia riceve ogni anno circa 3 miliardi di aiuti, nel 2015 l’agenzia di cooperazione allo sviluppo americana USAID ha elargito al paese 435 milioni di dollari.

Il controllo della distribuzione degli aiuti è interamente nelle mani del governo.

Ma dietro agli aspetti geopolitici si nascondono le vere ragioni dell’appoggio occidentale e non solo al regime, ovvero il suo carattere iperliberista. Negli ultimi quindici anni il paese ha intrapreso una politica di cessione massiva del controllo delle risorse naturali ad investitori stranieri. Sono già diversi milioni gli ettari di terreno venduti o dati in concessione a grandi investitori stranieri per lo sviluppo di progetti agricoli di monocultura intensiva. Si tratta del Land Grabbing, ovvero del fenomeno di accaparramento di terra da parte di multinazionali e fondi di investimento privati e pubblici.

“Sono dovuta scappare dall’Etiopia perchè lavoravo insieme ai contadini e gli allevatori ai quali il governo voleva sottrarre la terra. Il nostro gruppo di lavoro si è opposto, alcuni dei miei compagni sono stati uccisi, altri sono scomparsi. Io mi sono salvata per caso, perchè quando i militari sono arrivati mi trovavo nella capitale ed una persona è riuscita ad avvertirmi. Sono salita in macchina e ho guidato tutta la notte fino a Nairobi. Da lì ho preso un aereo e sono venuta a Trento, dove diversi anni prima avevo studiato”, mi racconta Agitu Ideo in una malga della Valle dei Mocheni.


“Gli investimenti stranieri sulla terra non portano alcun beneficio alle popolazioni locali, quando i contadini non hanno più terra sono costretti ad andare a lavorare per le multinazionali a 85 centesimi al giorno. Chi protesta viene arrestato o ucciso. Le carceri sono piene dei nostri ragazzi, molti sono anche minorenni. E quando provano a rifugiarsi all’estero difficilmente gli viene riconosciuto il diritto d’asilo, perchè questo governo militare è considerato una democrazia anche se non è vero”.

Agitu si è rifugiata in Italia nel 2010, ha potuto viaggiare in aereo perchè il suo permesso di soggiorno per studi era ancora valido evitando di rischiare la vita nel deserto o in un barcone in mezzo al Mediterraneo. In Trentino ha iniziato un progetto di allevamento biologico, “La capra felice” basato sul recupero di razze autoctone e di terreni abbandonati. Oggi produce dodici tipi di formaggi di capra, biologici e buonissimi.

Un esempio di coraggio, impegno e coerenza.

La riuscita del mio progetto è importante anche per parlare in un altro modo di immigrazioneDobbiamo chiederci perché la gente emigra. L’Africa dovrebbe essere una potenza, invece è ridotta così a causa di un sistema economico ingiusto basato sul saccheggio delle risorse. Non sto male qui, non mi è stato regalato niente e sono riuscita a costruire la mia situazione economica, però il mio desiderio è tornare tra la mia gente, e continuare i progetti che ho dovuto abbandonare quando sono scappata”, conclude Agitu.

Anche l’Italia è in prima linea nel sostenere il governo etiope al fine di difendere gli interessi nazionali nel paese, non solo nel settore dell’agroindustria ma anche nell’altrettanto remunerativo business dell’idroelettrico. L’impresa Salini-Impregilo da anni è un leader nel settore ed è responsabile della distruzione dei fiumi, delle economie locali e dello spostamento forzato di intere popolazioni.

Caterina Amicucci

Lascia un Commento